Rotting Christ Story

Thy Mighty Contract – PART 1

1.1. Leprosy of Death

 Nominiamo la Grecia e, questioni politico-societarie a parte, le prime cose che vengono alla mente   sono la mitologia ed i filosofi. Ma musicalmente?
La scena metal greca ha pochi nomi grossi che rimbalzano alle orecchie degli appassionati: SepticFlesh, Firewind (grazie, soprattutto, alle gesta del loro guitar-hero Gus G alla corte del Principe delle Tenebre Ozzy Osbourne), Thou Art Lord e pochissimi altri, tra cui i giovani Suicidal Angels.
Logicamente esclusi da questa lista, sono i Rotting Christ, forse più degli altri esponenti del black metal made-in-Grecia (e del metal estremo del Paese in generale) nel panorama europeo e internazionale (seppur con più cautela).
I Rotting Christ come formazione nascono nelle nebbie del tempo, quegli invincibili anni ’80 che hanno creato un sentimento comune per chiunque ascolti il Metal e forgiato alcuni fra i generi più importanti delle successive due-tre decadi (e tutt’ora son visti con reverenza assoluta): il thrash metal in primis ed il black/death metal come necessaria conseguenza e deriva estrema dello stesso thrash metal.
Le prime avvisaglie della band nel panorama musicale sono i seminali suoni provenienti dai demo rilasciati nel 1988 (Decline’s Return e Leprosy of Death). Curiosamente non ci troviamo di fronte a quanto ci si aspetta guardando la successiva carriera dei Nostri. I primi due demo (e, per essere sinceri, anche il successivo split con i Sound Pollution) sono grezzi esempi di grindcore. Niente a che vedere con le evoluzioni black e gothic che avverranno con il passare del tempo.


1.2 Satanas Tedeum & Passage To Arcturo

I primi segnali verso una svolta stilistica si incominciano a delineare proprio nel demo Satanas Tedeum (1989), in cui la matrice del grindcore degli esordi viene a stemperarsi all’interno di un involucro dal sapore proto-black metal (in cui i seminali Celtic Frost e Bathory possonc essere tranquillamente essere visti come numi tutelari) ed il risultato sono cinque tracce in cui si mescolano ingenuità del principiante, una reale forza naiive, brutalità ed onestà nella proposta. In Satanas Tedeum ci sono i Rotting Christ che cercano una loro via e provano a trovarla alternando veloci aggressioni sonore e rallentando in asfissianti mid-tempo.
Lo split con i Monumentum (in cui i Rotting Christ partecipano con quella Feast of The Grand Whore presente sul loro demo Satanas Tedeum) fa da apripista al loro Ep, nonchè un significativo cambio di concezione del Rotting Christ-sound.
La data è il 1991 e quella che fino a quel momento era rimasta una lineup a tre (Necromayhem alla chitarra/voce – Necrosavron alla batteria -Mutilator al basso) diventa a quattro (con Morbid alle tastiere) ed anche il genere prende una più marcata piega verso il black metal sound di matrice scandinava (seppur rimangano dei rimasugli death). Il ronzio della chitarra dei primi demo viene sostituito con il classico suono a motosega, le atmosfere si fanno oscure ed il supporto di Morbid alle tastiere fa dell’atmosfera, per la prima volta, una componente critica nell’economia del sound. Passage To Arcturo (primo album sotto etichetta – la Unisound) è il disco della svolta nella carriera della band ed è da questo punto che i Rotting Christ hanno incominciato a prendere coscienza delle potenzialità e dell’espressività del loro suono e dell’alchimia che si stava formando.
Nei due-tre anni successivi la band da alle stampe un altro demo (Ade’s Wind – 1992) e due singoli (Dawn Of The Iconoclast del 1992 e ΑΠΟΚΑΘΗΛΩΣΙΣ del 1993, con quest’ultimo poi inserito come bonus track all’interno del successivo Thy Mighty Contract).

Il gruppo incomincia ad essere apprezzato anche oltre confine, tanto che il mastermind dei Mayhem (Euronymous) si interessa alla band e vuole distribuire un loro disco attraverso la sua etichetta, la Deathlike Silence Productions o, quantomeno, fare uno split con un altro artista del suo roster: Burzum. La successiva morte di Euronymous per mano dello stesso Varg Vikernes ha reso in nulla di fatto questa opportunità, portando la band a firmare prima per la Unisound e poi approdare alla Osmose Productions.


1.3 Thy Mighty Contract

I Rotting Christ incominciano a “far sul serio” proprio in occasione del 1993, anno in cui viene lanciato sul mercato, tramite Osmose Productions, Thy Mighty Contract e viene inaugurato una serie di concerti sotto il nome di “Fuck Christ Tour” in compagnia degli Immortal e dei Blasphemy (i quali sono anche intenti nella promozione del loro nuovo disco).
Thy Mighty Contract vede un radicalizzarsi dei cambiamenti già in atto nelle precedenti uscite discografiche. Il black metal (con sprazzi di melodia, l’uso di tastiere atmosferiche) diventa il sound dei Rotting Christ e questo comporta un cambiamento sia nelle sonorità degli strumenti (più precesi e meno propensi all’estrema distorsione ronzante) e della voce (sempre più spesso adagiata su un roco screaming più che su un growl come nei primi lavori).
Thy Mighty Contract è esempio lampante delle qualità che possiede la band e dei possibili sviluppi in un sound che è corposo, oscuro ma non sordo ad aperture melodiche che saranno il trademark dei Rotting Christ nel loro futuro.
Il Fuck Christ Tour vede i greci imbarcarsi nel loro primo vero e proprio tour europeo. L’inesperienza unita alla foga, alla lucida follia del pubblico (non rare volte la gente si è tagliata le vene ed è finita all’ospedale in ambulanza) e all’entusiasmo delle band rende il Fuck Christ Tour quasi mitico nella memoria della gente; opinione leggermente diversa è stata espressa da Jim Mutilator nel corso di alcune interviste rilasciate nel 1996 [That tour was a Waterloo for us. The worst thing we could have done then. I had just finished the army and we took two session musicians on guitars and keys who got nothing to do with the band. We had no live experience; we didn’t have anything in common with the other two bands… It was a bad experience but “what doesn’t kill you makes you strong” – cit. da Bands.Metalland.it].
Finito il Fuck Christ Tour, la band si imbarca in altre date live nel proprio Paese, andando a suonare con Ancient Rites e Deviser ad Atene e aprendo per i Samael sempre nello stesso anno. Le critiche, fino a questo momento, sono entusiaste e i Rotting Christ vengono omaggiati dall’edizione greca di Metal Hammer per lo show tenutosi con gli svizzeri Samael.

L’innegabile ascesa della band greca, però, viene ben presto associata più che al suo valore agli eventi che si stanno consumando nel Nord Europa: la presunta “black metal mafia”, l’Inner Circle e gli omicidi/incendi che circondano il movimento black metal in Norvegia. I Rotting Christ vengono chiamati in causa e additati di essere parte dell’Inner Circle dalla rinomata rivista metal Kerrang!.
In una intervista dell’epoca Jim Mutilator nega in maniera categoria questa appartenenza, la stessa dichiarazione viene ribadita anche da Sakis in un’intervista del 1997 ad una rivista greca.
Agli eventi del 1993 si aggiunge anche un sempre più teso rapporto con l’etichetta discografica di allora: la Osmose. Dopo averli fortemente voluti nel proprio roster, i rapporti declinano tanto da far si che la Osmose rifiuti di promuovere i dischi di Sakis&Co. Lo scambio di parole è veemente con le due parti che si accusano reciprocamente di mancanza di professionalità e puntando il dito sul fatto che l’etichetta non asseconda le necessità della band. Il risultato è semplice, il rapporto si scioglie ed il gruppo decide di firmare per la Unisound, che ha garantito le migliori condizioni al momento.

1.4. Non Serviam

Corre l’anno 1994 ed i Rotting Christ sono nuovamente con un disco da promuovere ed è il fortunato (per le vendite) Lp Non Serviam. Il sound dell’album si discosta da quello più raw del precedente Thy Mighty Contract e stazione su sonorità più “piene” e incominciano ad intravvedersi dei segnali distintivi della composizione del futuro. L’album è registrato presso il Storm Studio (lo studio privato della band) e questo sarà un fattore essenziale per la qualità della registrazione del disco. Le melodie filtrano in maniera maggiore all’interno dei mid-tempo caratteristici della band, forgiando atmosfere pregne e drammatiche. La title-track diventerà uno dei brani must dei tour a seguire.
Non Serviam, sfortunatamente, non viene promosso a dovere al di fuori della Grecia, lasciando parecchie persone all’oscuro della nuova uscita discografica. La band non si scoraggia e grazie all’operato di Sakis riesce a procurarsi un paio di date in Messico nell’aprile del 1995. Il concerto rimane impresso su video (bootleg) e si vede la devozione del pubblico messicano per la band.
Nonostate un ottimo disco da presentare e l’aver lasciato alle spalle il rapporto tormentato con la Osmose, i Rotting Christ si trovano nuovamente in difficoltà visto l’abbandono l’anno precedente del tastierista Morbid/Magus Wampyr Daoloth (non più affine alle sonorità che si stanno delineando) e nuovi problemi con l’etichetta Unisound.
Le difficoltà portano il gruppo a creare un promo di 6 tracce, consegnato agli uffici di diverse etichette discografiche fra cui Nuclear Blast Records e Century Media. Le proposte provengono anche da etichette underground, ma la scelta della band cade sulla Century Media che offre un contratto di 6 dischi.

 

1.5. Triarchy Of The Lost Lovers

Il risultato della nuova partenership è Triarchy Of The Lost Lovers, registrato per la prima volta al di fuori della terra natìa e con Themis Sauron alla batteria, invece che una drum machine.
Triarchy Of The Lost Lovers esce nel 1996. Le registrazioni vengono affidate ad Andy Classes degli Holy Moses. Il disco si discosta sempre più dalle sonorità black metal degli esordi, con sonorità spesse e un ardore epico che incomincia a serpeggiare sempre di più. Il vero elemento di scarto, però, si riscontra nel mood dark che sovrasta questo disco, con passaggi ampi e rimembranti le derive gothiche tanto care ai Paradise Lost del primo periodo (anche se queste influenze verranno espresse maggiormente nei successivi due dischi in studio). Il trittico Sakis, Themis, Jim Mutilator forgia un disco di spessore, riuscendo a smussare degli spigoli senza perderne in aggressività.
La promozione di Triarchy… viene affidata ad un tour europeo di due mesi in compagnia dei Moonspell e dei Samael, ma è il solo Sakis a rappresentare i Rotting Christ visto che Themis e Jim Mutilator non possono lasciare il Paese a causa di problemi personali.
La lineup del tour vede la presenza di Kostas (ex dei Corruptor) alla seconda chitarra; l’incontro con Kostas si rivela fortunato ed il chitarrista diviene membro dei Rotting Christ per gli anni a venire (fino al 2004). Dopo quasi dieci anni di permanenza, Jim Mutilator decide di dedicarsi alle attività personali ed esce dal gruppo, lasciando la band alla ricerca di chi inserire al suo posto (trovato nella persona di Andreas Lagios, attualmente in lineup).

1.6. A Dead Poem

Dopo un’altra serie di concerti, la band entra finalmente in studio per dare vita al seguito di TOTLL e vede un’ulteriore cambiamento. La band registra nuovamente lontano dalla Grecia ed affida le tastiere e la produzione a Xy dei Samael. A Dead Poem, così viene intitolato il nuovo disco, esce nel 1997 e la registrazione affidata ad uno dei membri di un delle ben note realtà underground della Svizzera (i Samael) non sarà il solo ed unico fattore di sorpresa. Il disco presenta una cover art molto pacata e, soprattutto, sparisce il vecchio logo per far posto ad uno più gotico (cambiamento dettato dalla volontà di assencondare il nuovo sound proposto).
Se TOTLL possedeva ancora quegli spigoli capaci di far rimembrare le vecchie radici black metal dei Rotting Christ, A Dead Poem delinea un sound molto compatto, con chitarre potenti e rotonde, un impressionante influsso gotico e malinconico ed il pedale della melodia rimane pigiato per gran parte del disco, fondendosi con il riffing heavy in maniera sopraffina. A Dead Poem, ad onor del vero, continua la tradizione della band e non è uno scarto così grande quanto si voglia credere, i germi di questo cambiamento stavano crescendo da tempo ed il mutamento era nell’aria, bisognava solo ascoltare. Triarchy Of The Lost Lovers ne aveva portato una più rabbiosa versione, mentre A Dead Poem ripulisce il tutto e lo rispedisce al mittente con potenza ed un songwriting di primo livello e questo viene ribadito dal fatto che le prime due track (A Sorrowful Farewell e Among Two Storms) diventano dei “piccoli” hit anche all’esterno della Grecia. Il potenziale commerciale dell’album è indubbio e viene immediatamente sfruttato tramite un’estensivo tour a supporto che prevede una serie di concerti in Europa (con Old Man’s Child e Sacramentum come supporto) prima di ritornare in Grecia.
Highlight della stagione, forse più per il significato politico/sociale, sono i concerti suonati dalla band in Turchia (avvenuto nel 1997 – Sakis, in un’intervista di quell’anno, afferma di essere conscio di aver corso qualche rischio ad aver suonato in quel Paese, ma lo stesso rischio lo aveva corso in Stati come Messico e Israele). Dopo le date in Turchia, la band riparte in Europa con i Tiamat, per poi rientrare in Grecia per un trionfale concerto al Rodon Club di Atene (mai prima di allora una band greca era stata headliner della serata).

1.7. Sleep Of The Angels

L’elevato ritmo disco-tour-disco non accenna a diminuire e finiti gli impegni promozionali, e “perso” il tastierista Panayotis e fatto entrare nei ranghi George (ultimo tastierista nella band, ruolo occupato poi dallo stesso Sakis in sede di registrazione), la band si rimette in modalità di scrittura e fa uscire un nuovo disco per la Century Media.
La produzione viene nuovamente lasciata a Xy nei Woodhouse Studios (settembre 1998), con Sakis che si occupa della pre-produzione e dei testi (ma spicca uno lasciato alla penna di Mutilator – You My Flesh). Come in A Dead Poem, dove Ribeiro dei Moonspell forniva backing vocals in Among Two Storms, anche il nuovo disco (Sleep Of The Angels) vede il contributo di Waldermar Sorychta alla chitarra solista e di Eddy Kante come backing vocals in Der Perfekte Traum.
Sleep Of The Angels vede la luce nel marzo del 1999.
Il disco riprende le sonorità del precedente album, trasportando i Rotting Christ all’interno di una dimensione più votata alla commistione fra metal più classico, gothic (non sono rari i rimandi ideali ad act affermati come Paradise Lost e similari band d’Albione) ed il precedente black metal, anche se quest’ultima risulta più componente atmosferica e d’impatto.
Sleep Of The Angels chiude il trittico di album più influenzato dalla matrice gothic.
Dal disco viene estratto un EP contenente l’unica canzone non inglese del quintetto greco (Der Perfekte Traum), Moonlight (bonus track per l’edizione USA e non reperibile in altro luogo e cinque canzoni live provenieti dal tour del 1996 con Samael e Moonspell.
Nonostante l’indubbia ottima fattura di Sleep Of The Angels, i fans dei greci si dividono fra quelli che sono rimasti soddisfatti dal nuovo corso della band e quelli che rimpiangono i vecchi fasti di Thy Mighty Contract e affini, affermando che il percorso evolutivo della band si fosse spinto troppo oltre allontandosi dalle radici che avevano contraddistinto il loro sound (anche se echi dei “vecchi Rotting Christ” si odono in tracce come, ad esempio, The World Made End).
L’appeal commerciale dell’album, però, consente alla band di effettuare il suo primo tour mondiale. La prima tranche vede una serie di concerti nel continente europeo con prestigiosi act come Deicide, Ancient Rites, Aeternus ed i polacchi Behemoth, a cui segue la conquista del territorio americano a partire dal Nord America per finire con il Sud America, andando a suonare in territori come Colombia e Brasile.
Finita la parte americana del tour, Sakis & Co. ritornano in Europa e finiscono il tour con date in Grecia (fra cui una al Rodon Club di Atene) ed il primo video in assoluto: After Dark I Feel.
Con il tour a supporto di Sleep OF The Angels ormai concluso, la band incomincia a far filtrare notizie relative al successivo disco, affermando che ci sarà uno spostamento verso sonorità più black ed un più marginale apporto della componente gothic metal, presenza importantissima negli ultimi dischi. lo scarto, però, non è così enorme come si potrebbe pensare (come, d’altra parte, in nessuno dei precedenti dischi dei Rotting Christ): le sfumature rimangono ed il sound è pieno e corposo, pur presentando degli spigoli smussati di album come A Dead Poem o SPOTA.

[To Be Continued…]

[la versione originale la potete trovare su THEMURDERINN]

Annunci

Down IV – part II

 Secondo appuntamento con i Down di Phil Anselmo. Il precedente EP aveva lasciato l’amaro in bocca per certe soluzioni che sapevano di “allungare la minestra e continuare a far uscire musica” (a parte qualche canzone realmente figa dentro), questo secondo lavoro deve assolutamente trascinarsi fuori da una spirale di autocompiacimento in cui la band sta cadendo.
La band di New Orleans fa uscire subito un singolo dell’EP: We Knew Him Well. Il brano, pur non potendo rivaleggiare con quanto prodotto fra il 1995 ed il 2001, riesce ad essere meglio delle recenti prove in studio (stesso discorso si può dire della energica Sufferer’s Years).
Il lavoro fatto da Keenan e Landgraf (il nuovo acquisto al posto di Kirk Windstein, il quale, però, è una macchina da riff di tutt’altra caratura rispetto al pur buono Bobby Landgraf) spazia su tonalità debitrici del Sabba Nero e dei suoi discepoli (vedasi, per esempio, la traccia Conjure che, forse, è l’omaggio più calligrafico a Iommi&Co). Il tiro viene aggiustato inserendo iniezioni southern e macerando tutto nella “versione Down” dello stoner.
Phil Anselmo ha ormai perso lo smalto vocale e gioca tutto di carisma e tonalità torturate, puntando su arrochimenti della voce e scale discendenti, anche perché, per salire, non c’è fiato. Il risultato funziona di mestiere ma non si sa quanto potrà andare avanti, ed i suoi compari dovranno confrontarsi con questo impoverimento vocale del (fu) talentuoso singer.
L’EP si chiude con la lunga Bacchanalia. La canzone è mastodontica, quasi nove minuti di riff grassi, Black Sabbath e testate surriscaldate ma rimane la sensazione che qualche taglio nella versione da studio non avrebbe cambiato troppo il brano. Il finale della canzone, due minuti di parte acustica, rimanda mentalmente a Symptom Of The Universe per il cambio repentino di atmosfera (peccato non alla portata generazionale del brano…).

VOTO: 6,5/10

Line up:
Phil Anselmo – voce
Jimmy Bower – batteria
Pepper Keenan – chitarra
Bobby Landgraf – chitarra
Pat Bruders – basso

Tracklist:
Steeple
We Knew Him Well
Hogshead/Dogshead
Conjure
Sufferer’s Years
Bacchanalia

Deicide – In The Minds Of Evil

L’ho già detto altre volte, arrivo a recensire i dischi quando cazzo ne ho voglia. Non prima, non dopo. Sono perfettamente a tempo.
Stesso discorso con questo “nuovo” disco dei Deicide: In The Minds Of Evil. Avevamo lasciato la band con To Hell With God e la sua vena che insaporiva il death floridiano nel thrash e lo farciva con la parte melodica fornita da Santolla; la ritroviamo senza Santolla (entrato negli Obituary e non senza polemiche…) e con Kevin Quirion al suo posto (già nei Deicide in diverse occasioni) ed una attitudine meno thrasheggiante.
Di dischi Top dei Deicide non se ne vede l’ombra da epoche storiche, ma ormai mi sono abituato a questa mancanza. Il suo metadone più efficace è sempre lo stesso: aspetto un nuovo disco di Benton&Co che grattuggia amenità varie, lo classifico come nuovo episodio di sopravvivenza della “band” e lo lascio grattare come un cinghiale nello stereo per quanto basta. Sono un inguaribile romantico quando mi ci metto.
Direte voi: che comportamento irresponsabile verso una band storica! Lo so. Ma vorrei sottolineare che la pazienza non aumenta come le barre energetiche dei videogame. Al massimo cala. Mantenerla costante è una grande caratteristica per una band che, di stronzate, ne ha pubblicate nel corso degli ultimi anni.
Asheim rimette al centro del discorso il nostro grande amico Capro e la band decide di fare una produzione grezza quanto basta. Mossa efficace? Senza dubbio. Di dischi pulitini e carini ce ne sono anche troppi in questo mondo, qualcuno che puzza di sterco di Capro ci vuole. Anzi, mi ci vuole. E pazienza se i Deicide sono anni che boccheggiano nel tentativo di sparare fuori cartucce di fiero death metal dei vecchi tempi.
Vorrei mettervi dell’avviso dei momenti peggiori: il riff di Godkill è talmente abusato che vi farà fare una compilation di bestemmie e anche Kill The Light Of Christ non è che vi risparmi dallo snocciolare il vostro particolare rosario.

Finisco dicendo una cosa banale, non sarà un capolavoro, ma compratelo. Anche solo per mettervi a posto la coscienza dall’aver acquistato a scatola chiusa quell’orribile pila di merda di vacca dell’ultimo disco dei Morbid Angel.

LINEUP:
Glenn Benton – basso, voce
Kevin Quirion – chitarra
Jack Owen – chitarra
Steve Asheim – batteria

TRACKLIST:
In The Minds of Evil
Thou Begone
Godkill
Beyond Salvation
Misery Of One
Between The Flesh And The Void
Even The Gods Can Bleed
Trample The Cross
Fallen To Silence
Kill The Light Of Christ
End The Wrath Of God