Black Sabbath Pills – Gli anni 90

* Per chi volesse, può recuperare le precedenti puntate di Early Years e Anni 80*

Tanto gli anni 80 segnano passaggi fondamentali nella carriera dei Black Sabbath (sia verso l’alto, sia verso un buco nero di mancanza di interesse verso la band di Iommi), quanto gli anni 90 sono cruciali per la rinascita del nome Black Sabbath e per il tormentone più gettonato: le reunion. La reunion, nel caso di specie, non è quella della formazione originale (tanto agognata e mai completata), ma di formazioni transitorie. Questo andamento porterà alla produzione di dischi anche buoni, ma lascia spazio a molte critiche e prodotti non all’altezza della fama dei Nostri.

Black Sabbath – TYR (1990)

La formazione presente su Headless Cross rimane quasi la stessa anche per il disco successivo. L’unico avvicendamento è nella posizione del bassista con l’entrata di Neil Murray al posto di Laurence Cottle. La nuova line up si mette subito al lavoro e nel 1990 fa uscire TYR. Il nuovo disco cambia coordinate rispetto al precedente: basta con il tripudio di Satana nei testi, il concept su cui si basa questo LP è quello della mitologia norrena e, per la precisione, il dio TYR (a cui è dedicata una tripletta di canzoni nel lato B – The Battle Of Tyr, Odin’s Court e Valhalla). Il resto del CD si muove su coordinate doom ma dal piglio melodico (The Sabbath Stones, Heaven in Black) o parti veloci (Jerusalem). Meno catchy di Headless Cross, TYR riesce comunque a far vedere i Sabbath in buona formazione. Peccato non duri.

Black Sabbath – Dehumanizer (1991)

Non appagati di aver trovato la prima formazione quasi stabile da anni a questa parte, i Black Sabbath amano mettersi in difficoltà da soli e smantellano la line up di TYR per ricreare quella che aveva registrato Mob Rules. Dopo quasi 10 anni rientrano in formazione, come se niente fosse successo, Ronnie James Dio e Vinny Appice e, soprattutto, Geezer Butler (rientrato dopo l’abbandono a seguito dei continui cambi di formazione post-Born Again). Con due terzi dei Sabbath originali e la formazione di Mob Rules al completo, le aspettative verso Dehumanizer sono elevatissime. Molti dei fan, però, rimarranno interdetti dalla proposta del quartetto. Con nessun accenno alle tematiche fantasy e nessuna tonalità calda tipica del suono di Iommi, Dehumanizer si presenta freddo, tagliente e con un R.J.Dio votato alla narrazione di questione di pura attualità (il rapporto uomo – macchina/Pc) e nessuna concessione ai suoi classici mondi fantastici. Iommi snocciola riff durissimi e quadrati, come dovrebbe suonare una formazione dei ninties, e la sezione ritmica martella con costanza. Se Born Again è l’album più metal (sporco e cupo) prodotto dai Nostri, Dehumanizer è l’album metallico della discografica dei Sabbath. Questo nuovo disco ha il suo fascino, ma risente, più di Heaven and Hell, del passare del tempo.
L’ironia della sorte è che anche questa formazione non dura.

Black Sabbath – Cross Purposes (1994)

La data di smantellamento della formazione di Dehumanizer è il 1992. Quell’anno Ozzy, stanco di andare in tour e reduce da battaglie contro la dipendenza da alcool e droghe, decide di farsi da parte e chiede ai suoi compagni dei Sabbath di accompagnarlo per alcune date in Costa Mesa (California). I Sabbath sarebbero stati la band d’apertura allo show finale di Ozzy (con cui avrebbero suonato qualche brano). Iommi acconsente di partecipare al tour d’addio dell’amico, Dio non vuole fare da apripista per Ozzy. Risultato? Dio se ne va e fine dei giochi.
Con la formazione dimezzata (anche Vinny Appice se ne va dopo il tour), i Sabbath sono di nuovo solo il duo Iommi-Butler. Per la nuova formazione il chitarrista decide di richiamare Tony Martin e di assumere Bobby Rondinelli alla batteria. I quattro entrano in studio ed il risultato è Cross Purposes. Il disco è un mix delle innovazioni portate da Dehumanizer nel sound sabbathiano e di alcuni sguardi verso il passato (non molto lontano, cadiamo sempre negli eighties). Il Cd suona moderno, pulitissimo e mischia bene il riffing di Iommi con le melodie fornite da Tony Martin. Cross Purposes può essere inteso come un mix dei suoni metallici di Dehumanizer con la pulizia del suono, le melodie e una certa vena d’epicità di Headless Cross. La diversità rispetto ai precedenti lavori è una maggiore propensione al suono metal seppur di marca Iommi (anche nelle classiche ballad) e l’abbandono delle derive hard rock che avevano contraddistinto molti dischi dei middle eighties.

Black Sabbath – Forbidden (1995)

In linea con le turbolente vicende della storia dei Nostri, Forbidden è nato da un parto difficile. Geezer Butler esce di nuovo dalla formazione e Iommi ha l’idea di riunire la formazione di Tyr. Intendiamoci: non ha riunito la formazione originale (Iommi-Ward-Ozzy-Butler) o di Heaven And Hell… quella di Tyr!! Le premesse non possono che essere di un disastro annunciato… e non per i musicisti coinvolti, ma per la poca voglia di registrare che li contraddistingue. Forbidden viene registrato nello studio dei Body Count (la band di Ice-T, che contribuisce ai testi e ad un rap in The Illusion Of Power, la traccia d’apertura del disco) e presenta una delle track list più deboli in assoluto nella discografia dei Sabbath. I Nostri sembrano non aver voglia di suonarci su questo CD e fanno di tutto per farlo sentire. Linee vocali deboli, riff spenti o poco ficcanti, sezione ritmica che timbra il cartellino… niente che lasci il segno (nemmeno nella classica ballad). Iommi, al tempo, aveva difeso Forbidden, per poi pentirsene anni addietro. Un disco indifendibile e l’amara chiusura di una tranche d’attività quasi sempre impeccabile.

Black Sabbath – Reunion (1998)

Gli anni 90 sabbathiani sono all’insegna della reunion più disparata, anche se quella più attesa è proprio quella che porta alla registrazione, live, del disco Reunion. Per la prima volta dal Live Aid (e dai concerti in Costa Mesa, per il presunto addio alle scene di Ozzy), la formazione originale dei Black Sabbath si ritrova sul palco. Iommi – Butler – Osbourne – Ward di nuovo insieme ed i fan sognano. Invano. Questo primo assaggio della formazione originale porta solo a tour come Black Sabbath e nessun disco in studio. Perché è fondamentale Reunion? Il disco è iper-prodotto da Bob Marlette, i suoni sono grossi, pesanti e pulitissimi per essere un live e, dopo anni ed anni, si risentono i grandi classici contenuti nei primi sette dischi (Dirty Woman proviene da Technical Ecstasy) cantati dal buon Ozzy. Il Madman stecca volentieri (anche se meno che negli anni successivi), ma il suo carisma è palpabile anche via CD e la band asseconda il suo folle cantante con una base ritmica perfetta. Bill Ward, nonostante l’attacco cardiaco che aveva messo in discussione la sua partecipazione e la pre-allerta di Vinny Appicy, tiene bene e fornisce il tocco che tanto mancava ai pezzi dei Sabbath. Il duo Iommi – Butler fornisce un saggio accademico di cosa significa suonare doom.
Sentire Paranoid o Iron Man suonata da loro è un’esperienza, pur con tutta la bravura di chi ha aiutato Iommi a portare avanti il gruppo.
Le tracce bonus presenti sul CD sono Selling My Soul e Psycho Man. Brani discreti niente più, l’attenzione è tutta sul live.

[Zeus]

All’opera con i Satyricon

Ebbene sì. Il 1 maggio uscirà il nuovo CD/LP/DVD dei Satyricon. Siete già preoccupati? Il precedente Satyricon vi era bastato? Il nuovo “parto” in studio sarà niente di meno che “Live At The Opera“, un concerto registrato alla Den Norske Opera & Ballet di Oslo, che ha visto i Satyricon esibirsi aiutati dai coristi della Norwegian National Opera Chorus.
Il CD/LP/DVD uscirà per la Napalm Records.

Le precedenti commistioni fra metal/rock e opera classica hanno sempre fatto un buco nell’acqua (a parte, forse, i Deep Purple… ma in quel caso c’era John Lord a dirigere la cosa e i suoi studi classici hanno fatto la differenza), come si è potuto sentire nelle opere di Kiss, Metallica (il bolso S&M) o il pessimo Abrahadabra dei Dimmu Borgir.

Cliccando su Live At The Opera potete vedere l’articolo originale tratto da Blabbermouth, la preview della cover art e il brano Die By My Hand estratto dal DVD.

Foto presa dal web

 

[Zeus]

Black Sabbath Pills – Gli Anni 80

* Chi volesse recuperare la precedente puntata, può cliccare su EARLY YEARS*

Nelle precedenti recensioni mi sono occupato della prima parte della carriera dei Black Sabbath. Questi anni (dal 1970 al 1979) sono, a ragione, i più importanti per definire lo status leggendario della compagine inglese. Con l’abbandono/licenziamento di Ozzy Osbourne, il più carismatico dei molteplici vocalist avuti dai Sabbath, la band incomincia uno dei periodi più travagliati della sua lunga storia. Non anticipo niente e vado diretto alle recensioni.

Black Sabbath – Heaven And Hell (1980)

All’indomani dell’allontanamento di Ozzy dalla band, Iommi decide di non smantellare il gruppo e proseguire l’attività con un nuovo singer. Il chitarrista sceglie il carismatico Ronnie James Dio (di fama Elf e Rainbow) come sostituto e incide il successore del deludente Never Say Die! L’album che esce dalle session di registrazione è Heaven And Hell. Il disco è composto principalmente da Iommi e Dio (che si occupa anche delle lyrics, sostituendo Butler), lasciando il bassista e il batterista in un ruolo marginale. Le canzoni sono meno oscure e progressive delle recenti uscite, o del passato remoto della band, ma hanno un’aura di epicità così evidente che mai prima d’ora si era respirata nelle composizioni di Iommi&Co. Saranno i testi fantasy di Dio (Heaven And Hell, Neon Knights o anche Children Of The Sea, tanto per citarne alcuni) o le partiture più “lineari” di Iommi&Co., ma Heaven and Hell perde forse in oscurità e “malvagità” per diventare corposo, tonante e evocativo. In altri termini? I Black Sabbath più ispirati dell’era Dio.

Black Sabbath – Mob Rules (1981)

Il tour a supporto del primo disco con Dio miete però una “vittima”: Bill Ward. Il batterista lascia la band, e gli storici compagni Iommi e Butler, per affrontare il suo demone più grande: l’alcool. Vinny Appice, su suggerimento di Dio, entra a far parte dei Black Sabbath. Con la formazione al completo la band entra in studio e produce il corposo Mob Rules. L’album è ben suonato e prodotto, ma risente il confronto con Heaven And Hell e questo, inevitabilmente, segna il giudizio sul nuovo disco.
Non si può negare che Mob Rules contenga degli episodi ispirati (l’epica The Sign Of The Southern Cross, quel divertente esperimento country-metal di Country Girl) o accattivanti (The Mob Rules con la sua aggressione metal, le percussioni di Falling Off The Edge Of The World), ma nella tracklist incominciano a filtrare episodi meno ispirati. Da lontano sembra un disco enorme, ma avvicinandosi si vedono le prime crepe.

Black Sabbath – Live Evil (1982)

Il 1982 vede l’uscita del primo live della band: Live Evil. La formazione, Iommi-Dio-Butler-Appice, è quella di Mob Rules e si sente. I Black Sabbath sono ben rodati e l’alchimia fra la band è palpabile. I brani pescano da tutta la discografia, i Sabbath optano per dare maggiore spazio alle canzoni dell’era Dio ma non vengono tralasciati i grandi classici dell’era Ozzy. Dio è un performer eccezionale, magnetico e capace di imprimere ai brani un tocco personale senza scimmiottare le partiture del singer precedente. Questo aspetto è un bene e male allo stesso tempo: i brani hanno vita nuova e acquistano un’aura quasi gotica, ma non sono cantati da Ozzy. Su disco si sente “la fatica” di Dio nel riuscire a rendere giustizia a linee vocali sì più semplici (spesso seguono i riff), ma talmente associate alle folli performance del Madman da essere di difficile riproduzione per chiunque (al di fuori di Ozzy stesso). Quando la band parte con i brani di Heaven And Hell, però, si sente una torrenziale potenza che ti fa capire che loro sono ancora i primi della classe (vedasi la versione monster di Heaven And Hell)
Lascio per ultime due note: Live Evil è un disco tarocco, ampiamente rimaneggiato in studio, e questo fattore scatenerà una furidonda lite fra le parti che porterà alla separazione del duo Iommi-Butler da Dio-Appice (che andranno a formare i DIO).

Black Sabbath – Born Again (1983)

C’è una vecchia battuta che gira da non so quanto tempo e dice (più o meno): Tony Iommi suona talmente forte su Born Again che potete sentirlo anche sul primo disco dei Metallica. Battute a parte, Born Again è l’album più metal, potente e grezzo dei Nostri. Oltre ad essere quello con la formazione meno probabile di tutte: insieme a Iommi e Butler ed al redivivo Ward (rientrato nei Sabbath, ma solo in studio), c’è niente meno che Ian Gillan (in quel momento fuori dai Deep Purple). Born Again è un disco cattivo, quasi feroce, e con una tripletta iniziale come Trashed, Disturbing The Priest (schizoide) e la monolitica Zero The Hero a farla da padrone. Il “peggio”, però, arriva nella seconda parte del disco. La sola title track tiene alto l’onore della casa, mentre il resto dei brani è sì buono, ma non tanto da renderli indimenticabili.
Oltre ad avere una scaletta poco equilibrata, Born Again ha alcuni difetti di registrazione (i suoni sono molto cupi, con il basso ultra-presente e questo crea un po’ di confusione) e, pur apprezzabile in certi frangenti, finisce per essere schiacciato dalle personalità dei musicisti. Il disco sarà un unicum nella discografia. La band si scioglierà subito dopo il tour a supporto di Born Again, lasciando il solo Iommi al comando dei Black Sabbath.

Black Sabbath feat. Tony Iommi – Seventh Star (1986)

Fra il precedente Born Again e questo nuovo LP passano tre, tormentati, anni. Il solo Iommi rimane il fulcro dei Black Sabbath (accompagnato da Geoff Nicholls, reclutato a partire da Heaven And Hell), mentre gli altri musicisti si alternano per formazioni anche effimere. Fra periodi di inattività e cambi, i Black Sabbath sono una band viva solo sulla carta.
Questa fragilità nella lineup, e nessuna registrazione, sfiancano anche il testardo Iommi che, stufo della situazione dei Black Sabbath, decide di dedicarsi alla registrazione del suo primo disco solista. La casa discografica, però, non vuole un disco di Tony Iommi, vuole un disco dei Black Sabbath e non c’è modo di contraddirla. Volente o nolente il chitarrista deve accettare, ma fa uscire il disco come Black Sabbath feat. Tony Iommi. Il disco, chiamato Seventh Star, è un prodotto al 100% di Iommi (che ne scrive anche i testi, ispirati all’Egitto e alle problematiche che sta affrontando nel periodo) con Glenn Hughes (ex Deep Purple anche lui) a dargli una mano per quanto riguarda le vocals.
Seventh Star, però, non è un classico disco dei Black Sabbath: il tocco di Iommi è evidente, ma le canzoni virano spesso su un hard rock (in cui si sente l’influenza degli eighties) e non lasciano spazio né alle partiture doom dei primi dischi o del metal dell’era Dio. Non è il miglior disco dei Sabbath (e non era stato concepito come tale), ma alcune buone canzoni ci sono. La melodica No Stranger To Love, con il suo pacchiano andamento eighties, fa però alzare un sopracciglio.

Black Sabbath – The Eternal Idol (1987)

La creatività di Iommi è una fucina incandescente e, dopo aver visto cambiare nuovamente la line-up dei Sabbath, il chitarrista torna a scrivere materiale per i Black Sabbath con il cantante Ray Gillen. Questa formazione non regge, Gillan se ne va e viene reclutato lo sconosciuto Tony Martin ad occuparsi delle linee vocali. Il disco è praticamente già registrato, perciò Tony Martin non può far altro che ri-registrare le parti vocali senza cambiare niente (viene lasciato un omaggio a Gillen nella traccia Nightmare – la risata inziale è sua). The Eternal Idol esce nel 1987 e, con brani oscuri e gravidi di doom/hard rock, la band riesce finalmente a colpire nel segno. The Shining salta subito all’occhio per il suo ritornello potente e catchy, mentre il doom lo si trova nella title-track ed in Ancient Warrior. Il resto del disco viaggia su un hard rock vibrante e ben suonato, forse lontano anni luce dalle perle uscite nei primi seventies, ma neanche tronfio o senza ispirazione. Un disco di rinascita.

Black Sabbath – Headless Cross (1989)

La piaga più grande dei Black Sabbath degli eighties? La mancanza di una formazione stabile. Anche Headless Cross (uscito nel 1989) non ha la stessa formazione del disco precedente: la novità principale sta nell’entrata di Cozy Powell alla batteria. Tony Martin viene confermato come singer (e si occupa anche dei testi e mai come su Headless Cross c’è un uso spropositato del termine Diavolo/Demonio) e Iommi guida la truppa in un disco che puzza di eighties al 100%. Headless Cross non possiede l’oscurità di The Eternal Idol, questo a causa di una produzione scintillante e pulitissima (direi quasi hollywood-iana); la registrazione permette di far brillare tutti gli strumenti ma fa perdere il tocco “Sabbath” alle canzoni. Su Headless Cross ci sono canzoni quadrate e facilmente ricordabili grazie a ritornelli catchy (When Death Calls, Call Of The Wild, Black Moon), ma si possono trovare anche dei brani più possenti ed oscuri (Headless Cross, seppur troppo pulita per essere spaventosa). Se dobbiamo cercare una canzone da segnalare, andiamo alla fine del disco e troviamo Nightwing: canzone che richiama l’efficace arpeggio di Children Of The Sea e che poi si lancia un brano epico di oltre sei minuti (comprensivo anche di parti di chitarra acustica).

[Zeus]

Campagna anti-porcata / il nuovo disco dei The Agonist

Diciamolo chiaro e tondo: i The Agonist possono piacere a chi, di metal (o hard rock) non capisce una fava fritta. Io capisco tutto, e sono anche disponibile a girarmi dall’altra parte (e non additare la totale ipocrisia…) sul fatto che si sbavi dietro ad una band perché alla voce c’è una gnocca, ma ci dev’essere almeno una canzone degna di nota nel repertorio.
I The Agonist sono una pagliacciata. Li conoscete? Sicuro, sono la ex-band della nuova singer degli Arch Enemy, la signorina Alissa White-Gluz. Ma li avete mai sentiti prima della sovra-popolarità della suddetta White-Gluz con gli Arch Enemy? No?! Beh, ecco dove dovevano restare. Nell’anonimato.
La band canadese, furbona, ha provveduto a rimpiazzare il puffo blu con una ragazzina greca, il tutto per non far rimpiangere chi, davanti ad un video metal, non sente lo spirito divino del metallo pesante ma si sta amabilmente sparando un pippone da chilo.
Un mese fa la Century Media ha fatto uscire questo video qua:

Il solo vederlo mi ha fatto cascare le balle. Perdonatemi. Una band patinata che fa finta di essere scocciata di tutta l’attenzione di make-up artist e registi per ritrovare “credibilità” all’interno di un capannone. Vomito. Dove c’è la violenza, lo schifo, lo sporco, le sboccate clandestine!? Vogliamo quello.
Comunque sia, non volendo tirar fuori il fucile ed incominciare ad impallinare sta band (anche se è facile), torno sul pezzo e vi annuncio che per il loro primo CD con la nuova singer (tale Vicky Psarakis) sono stati fatti uscire non uno, ben tre video (Gates Of Horn And Ivory; My Witness, Your Victim; A Gentle Disease). Il primo lo vede qua sopra e vi prego di non odiarmi.
A Gentle Disease è la nuova canzone prescelta. Io non commento più, lascio a voi.

A chi interessasse, vi segnalo che la scaletta del nuovo Cd, intitolato Eye Of Providence, è la seguente:

01. Gates Of Horn And Ivory
02. My Witness, Your Victim
03. Danse Macabre
04. I Endeavor
05. Faceless Messenger
06. Perpetual Notion
07. A Necessary Evil
08. Architects Hallucinate
09. Disconnect Me
10. The Perfect Embodiment
11. A Gentle Disease
12. Follow The Crossed Line
13. As Above, So Below

[Zeus]

Dove cavalcano i Dragonforce – il primo DVD ufficiale

Alla fine anche i Dragonforce hanno deciso di affidare il proprio contributo alla storia al supporto DVD. Il 10 luglio uscirà il primo DVD della band: In The Line Of Fire.
La performance è stata filmata durante il concerto tenuto dai Dragonforce al Loud Park Festival alla Saitama Super Arena di Tokio. La terra del Sol Levante si rivela ancora meta fertile per registrare dischi e Cd.
La scaletta di In The Line Of Fire sarà un mix di pezzi tratti dall’ultimo disco “Maximum Overload” e vecchi classici (maggiori informazioni cliccando QUA).

01. Fury Of The Storm
02. Three Hammers
03. Black Winter Night
04. Tomorrow’s Kings
05. Seasons
06. Symphony Of The Night
07. Cry Thunder
08. Ring Of Fire
09. Through The Fire And The Flames
10. Valley Of The Damned

Vi lascio anche con un estratto dall’ultimo disco… immagino ci sia chi apprezza questo tipo di metal. Io non sono fra questi, ma chi sono io per giudicare:


[Zeus]

Ho ancora bisogno di un po’ di Therapy?

‘Sti nord irlandesi non accennano a fermarsi. Da anni ed anni Cairns e soci fanno uscire dischi su dischi e ancora non accennano a smetterla. E per fortuna diciamo noi. Nonostante la potenza del metal che percorre le vene dei redattori di TheMurderInn, qualche volta ci sta anche un po’ della sana cura Therapy? 
Così il 23 marzo aspettiamo la pubblicazione del quattordicesimo (!!!) disco della band e ne siamo anche felici.
Il nuovo Cd si intitolerà DISQUIET ed uscirà per la Amazing Record Co.
A quanto filtra dalla nostra fonte più o meno attendibile (sì, sempre la stessa: Blabbermouth), Disquiet sarà composto di 11 tracce (clicca per la news completa).
Per chi non fosse completamente senza soldi come noi qua in redazione, il “lavoro” del recensore/blogger/webzine-aro è ricco di soddisfazioni intellettuali, ma di soldi… ‘na fava, potrà vedersi la band in azione dalla fine di marzo quando incomincerà il tour a supporto dell’ultimo disco.

Ecco la copertina:

 

[Zeus]

Gary Holt sul nuovo disco degli Slayer

Gary Holt ha dichiarato: il nuovo disco degli Slayer (il primo senza Hanneman – RIP) sarà “fenomenale“, un vero “mostro“.
I fans “se la faranno addosso” quando lo sentiranno.

Noi vi abbiamo avvisato. Non resta che aspettare l’uscita.

Potete leggere il resto delle dichiarazioni a questo LINK.

Nell’attesa riscaldatevi con la title-track del precedente disco “World Painted World“.

[Zeus]

Nel segno di Odino – il nuovo Unleashed ad Aprile

I deathster svedesi Unleashed faranno uscire il loro dodicesimo album “Dawn Of The Nine” il 24 Aprile tramite Nuclear Blast.
A quanto riporta Blabbermouth, l’album sarà la prosecuzione della storia narrata nel precedente Odalheim.
La track list di “Dawn Of The Nine” è la seguente:

01. A New Day Will Rise
02. They Came To Die
03. Defenders Of Midgard
04. Where Is Your God Now?
05. The Bolt Thrower
06. Let The Hammer Fly
07. Where Churches Once Burned
08. Land Of The Thousand Lakes
09. Dawn Of The Nine
10. Welcome The Son Of Thor!

L’artwork è stato disegnato da Pär Olofsson (Immortal, Demonaz, Exodus).

Anthrax – primi dettagli sul prossimi disco

Secondo quanto detto da Blabbermouth, che oltre a regalarci modo di sorridere ogni giorno grazie ad articoli quantomeno dubbi riesce a sparar fuori delle belle metal news, gli Anthrax hanno buttato giù su pista chitarre, basso e batteria per ben sei tracce del nuovo disco in studio.
Le nuove canzoni, di cui si vengono a sapere alcuni titoli come The Battle Chose UsYou Gotta Believe The Evil Twin, sono solo una prima parte di uno sforzo compositivo composto da 18 tracce. Una volta finita questa prima tranche, la band si concentrerà sulla registrazione delle seguenti 15 canzoni.

Il successore dell’acclamato Worship Music verrà pubblicato, indicativamente, in estate via Megaforce.

Per leggere tutto l’articolo, basta cliccare QUA.

Intanto potete riascoltare una traccia da Worship Music:

[Zeus]

Nuove conferme al Summer Breeze 2015

Altre 4 nuove conferme per il Summer Breeze 2015, l’evento che si terrà dal 13 al 15 agosto presso Dinkelsbuehl in Germania. Ulteriori informazioni potete trovarle cliccando su www.summer-breeze.de.
I nuovi nomi, Black Stone Cherry, Eisregen, Betraying The Martyrs e Majesty, si vanno ad aggiungere a un bill ricco di grandi artisti.

AGALLOCH
ALESTORM
AMORPHIS
ANTROPOMORPHIA
ANY GIVEN DAY
AUTUMNAL
AVATARIUM
BATTLE BEAST
BE’LAKOR
BELOW
BELPHEGOR
BETONTOD
BETRAYING THE MARTYRS
BLACK STONE CHERRY
BLOODBATH

BLUTENGEL
BREAKDOWN OF SANITY
CANNIBAL CORPSE
CARACH ANGREN
CARNIFEX
CHAPEL OF DISEASE
COMBICHRIST
CORVUS CORAX
CRADLE OF FILTH
C R O W N
DARK FORTRESS
DARK TRANQUILLITY
DEAD LORD
DEATH ANGEL
DEATH TO ALL
DEMONICAL
DESERTED FEAR
DESTRUCTION
DEVILMENT
DIABLO BLVD
DIE APOKALYPTISCHEN REITER
DORNENREICH
DREAMSHADE
DRESCHER
DUST BOLT
EISREGEN

EMIL BULLS
ENSIFERUM
FALLOCH
FINSTERFORST
FIRE RED EMPRESS

GHOST BRIGADE
GLORYHAMMER
HAMATOM
HARK
HAUDEGEN
HEIDEVOLK
HOUR OF PENANCE
ISOLE
JOHN COFFEY
KATAKLYSM
KISSIN’ DYNAMITE
KNORKATOR
KREATOR
LANTLOS
LIFELESS
MAJESTY

MARDUK
MEGAHERZ
MILKING THE GOATMACHINE
MORGOTH
NACHTGESCHREI
NAILED TO OBSCURITY

NE OBLIVISCARIS
NEAERA
NECROTTED
NERVOSA
NIGHTWISH
OBEY THE BRAVE
OST+FRONT
PANZER
PARADISE LOST
POWERWOLF
PRIPJAT

PYOGENESIS
RECTAL SMEGMA
RELIQUIAE
REVEL IN FLESH

ROGASH
SALTATIO MORTIS
SCHIRENC PLAYS PUNGENT STENCH
SEPULTURA
SERUM 114
SEVERE TORTURE
SICK OF IT ALL
SISTER SIN
SODOM
SONIC SYNDICATE
STEVE ’N’ SEAGULLS

SUICIDAL ANGELS
TANKARD
TEMPLE OF BAAL

THE DUSKFALL
THE GOGETS

THE GREEN RIVER BURIAL
THE SIRENS
TO THE RATS AND WOLVES

TRIVIUM
TROLDHAUGEN
TROLLFEST
VENOM
VITJA