Black Sabbath Pills – Gli anni 90

* Per chi volesse, può recuperare le precedenti puntate di Early Years e Anni 80*

Tanto gli anni 80 segnano passaggi fondamentali nella carriera dei Black Sabbath (sia verso l’alto, sia verso un buco nero di mancanza di interesse verso la band di Iommi), quanto gli anni 90 sono cruciali per la rinascita del nome Black Sabbath e per il tormentone più gettonato: le reunion. La reunion, nel caso di specie, non è quella della formazione originale (tanto agognata e mai completata), ma di formazioni transitorie. Questo andamento porterà alla produzione di dischi anche buoni, ma lascia spazio a molte critiche e prodotti non all’altezza della fama dei Nostri.

Black Sabbath – TYR (1990)

La formazione presente su Headless Cross rimane quasi la stessa anche per il disco successivo. L’unico avvicendamento è nella posizione del bassista con l’entrata di Neil Murray al posto di Laurence Cottle. La nuova line up si mette subito al lavoro e nel 1990 fa uscire TYR. Il nuovo disco cambia coordinate rispetto al precedente: basta con il tripudio di Satana nei testi, il concept su cui si basa questo LP è quello della mitologia norrena e, per la precisione, il dio TYR (a cui è dedicata una tripletta di canzoni nel lato B – The Battle Of Tyr, Odin’s Court e Valhalla). Il resto del CD si muove su coordinate doom ma dal piglio melodico (The Sabbath Stones, Heaven in Black) o parti veloci (Jerusalem). Meno catchy di Headless Cross, TYR riesce comunque a far vedere i Sabbath in buona formazione. Peccato non duri.

Black Sabbath – Dehumanizer (1991)

Non appagati di aver trovato la prima formazione quasi stabile da anni a questa parte, i Black Sabbath amano mettersi in difficoltà da soli e smantellano la line up di TYR per ricreare quella che aveva registrato Mob Rules. Dopo quasi 10 anni rientrano in formazione, come se niente fosse successo, Ronnie James Dio e Vinny Appice e, soprattutto, Geezer Butler (rientrato dopo l’abbandono a seguito dei continui cambi di formazione post-Born Again). Con due terzi dei Sabbath originali e la formazione di Mob Rules al completo, le aspettative verso Dehumanizer sono elevatissime. Molti dei fan, però, rimarranno interdetti dalla proposta del quartetto. Con nessun accenno alle tematiche fantasy e nessuna tonalità calda tipica del suono di Iommi, Dehumanizer si presenta freddo, tagliente e con un R.J.Dio votato alla narrazione di questione di pura attualità (il rapporto uomo – macchina/Pc) e nessuna concessione ai suoi classici mondi fantastici. Iommi snocciola riff durissimi e quadrati, come dovrebbe suonare una formazione dei ninties, e la sezione ritmica martella con costanza. Se Born Again è l’album più metal (sporco e cupo) prodotto dai Nostri, Dehumanizer è l’album metallico della discografica dei Sabbath. Questo nuovo disco ha il suo fascino, ma risente, più di Heaven and Hell, del passare del tempo.
L’ironia della sorte è che anche questa formazione non dura.

Black Sabbath – Cross Purposes (1994)

La data di smantellamento della formazione di Dehumanizer è il 1992. Quell’anno Ozzy, stanco di andare in tour e reduce da battaglie contro la dipendenza da alcool e droghe, decide di farsi da parte e chiede ai suoi compagni dei Sabbath di accompagnarlo per alcune date in Costa Mesa (California). I Sabbath sarebbero stati la band d’apertura allo show finale di Ozzy (con cui avrebbero suonato qualche brano). Iommi acconsente di partecipare al tour d’addio dell’amico, Dio non vuole fare da apripista per Ozzy. Risultato? Dio se ne va e fine dei giochi.
Con la formazione dimezzata (anche Vinny Appice se ne va dopo il tour), i Sabbath sono di nuovo solo il duo Iommi-Butler. Per la nuova formazione il chitarrista decide di richiamare Tony Martin e di assumere Bobby Rondinelli alla batteria. I quattro entrano in studio ed il risultato è Cross Purposes. Il disco è un mix delle innovazioni portate da Dehumanizer nel sound sabbathiano e di alcuni sguardi verso il passato (non molto lontano, cadiamo sempre negli eighties). Il Cd suona moderno, pulitissimo e mischia bene il riffing di Iommi con le melodie fornite da Tony Martin. Cross Purposes può essere inteso come un mix dei suoni metallici di Dehumanizer con la pulizia del suono, le melodie e una certa vena d’epicità di Headless Cross. La diversità rispetto ai precedenti lavori è una maggiore propensione al suono metal seppur di marca Iommi (anche nelle classiche ballad) e l’abbandono delle derive hard rock che avevano contraddistinto molti dischi dei middle eighties.

Black Sabbath – Forbidden (1995)

In linea con le turbolente vicende della storia dei Nostri, Forbidden è nato da un parto difficile. Geezer Butler esce di nuovo dalla formazione e Iommi ha l’idea di riunire la formazione di Tyr. Intendiamoci: non ha riunito la formazione originale (Iommi-Ward-Ozzy-Butler) o di Heaven And Hell… quella di Tyr!! Le premesse non possono che essere di un disastro annunciato… e non per i musicisti coinvolti, ma per la poca voglia di registrare che li contraddistingue. Forbidden viene registrato nello studio dei Body Count (la band di Ice-T, che contribuisce ai testi e ad un rap in The Illusion Of Power, la traccia d’apertura del disco) e presenta una delle track list più deboli in assoluto nella discografia dei Sabbath. I Nostri sembrano non aver voglia di suonarci su questo CD e fanno di tutto per farlo sentire. Linee vocali deboli, riff spenti o poco ficcanti, sezione ritmica che timbra il cartellino… niente che lasci il segno (nemmeno nella classica ballad). Iommi, al tempo, aveva difeso Forbidden, per poi pentirsene anni addietro. Un disco indifendibile e l’amara chiusura di una tranche d’attività quasi sempre impeccabile.

Black Sabbath – Reunion (1998)

Gli anni 90 sabbathiani sono all’insegna della reunion più disparata, anche se quella più attesa è proprio quella che porta alla registrazione, live, del disco Reunion. Per la prima volta dal Live Aid (e dai concerti in Costa Mesa, per il presunto addio alle scene di Ozzy), la formazione originale dei Black Sabbath si ritrova sul palco. Iommi – Butler – Osbourne – Ward di nuovo insieme ed i fan sognano. Invano. Questo primo assaggio della formazione originale porta solo a tour come Black Sabbath e nessun disco in studio. Perché è fondamentale Reunion? Il disco è iper-prodotto da Bob Marlette, i suoni sono grossi, pesanti e pulitissimi per essere un live e, dopo anni ed anni, si risentono i grandi classici contenuti nei primi sette dischi (Dirty Woman proviene da Technical Ecstasy) cantati dal buon Ozzy. Il Madman stecca volentieri (anche se meno che negli anni successivi), ma il suo carisma è palpabile anche via CD e la band asseconda il suo folle cantante con una base ritmica perfetta. Bill Ward, nonostante l’attacco cardiaco che aveva messo in discussione la sua partecipazione e la pre-allerta di Vinny Appicy, tiene bene e fornisce il tocco che tanto mancava ai pezzi dei Sabbath. Il duo Iommi – Butler fornisce un saggio accademico di cosa significa suonare doom.
Sentire Paranoid o Iron Man suonata da loro è un’esperienza, pur con tutta la bravura di chi ha aiutato Iommi a portare avanti il gruppo.
Le tracce bonus presenti sul CD sono Selling My Soul e Psycho Man. Brani discreti niente più, l’attenzione è tutta sul live.

[Zeus]

5 pensieri su “Black Sabbath Pills – Gli anni 90

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