Black Sabbath Pills – Nel nuovo millennio # 2

Tony Iommi non è una persona che ama restarsene a casa a giocare a bridge e guardare le ultime repliche di Matlock. Così come il nostro supremo Riffmaster, anche gli altri del Black Sabbath non si tirano certo indietro quando si tratta di entrare in studio o salire su un palco. Ozzy ha la sua band, Geezer è al fianco di Iommi e, dopo la morte di Dio, si prende un periodo sabbatico (scusate il gioco di parole). Bill Ward? Il batterista si diletta a parlare in radio e continua la registrazione dei suoi dischi. Quello che i fan vogliono sapere è, però, solo una cosa: quando si riuniscono i veri, unici, Black Sabbath per un disco in studio? La fame di reunion viene saziata dall’annuncio, teatrale, fatto il giorno 11.11.11 dalla band: i Black Sabbath originali registreranno un nuovo disco.
Lacrime di gioia e commozione scendono sul viso di molti adepti del Sabba Nero.
Queste lacrime si tramutano ben presto in rancore e disillusione quando, poco tempo dopo l’annuncio in pompa magna della reunion dei quattro, ecco che Bill Ward se ne esce dalla band per problemi contrattuali/di salute/di relazione/di qualsiasi cosa… tanto si stanno accanendo uno contro l’altro anche adesso (e siamo nel 2015). Il fatto è che la reunion non ci sarà e invece che il buon Ward, alla batteria ci sarà un turnista di lusso: Brad Wilk dei Rage Against The Machine (almeno in studio; dal vivo ci sarà Tommy Clufetos, già batterista della band di Ozzy solista). Il produttore del disco? Niente meno che Rick Rubin.
Le premesse oscillano fra il promettente e il “vediamo cosa succede”. Il dubbio, per quanto nessuno dubiti sulla capacità di Iommi di sfoderare un riff perfetto, sta nell’alchimia (è dal 1979 che non suonano insieme in studio) e sulla tenuta fisica di Tony. Giusto in tempo per il disco, al baffuto della sei corde viene diagnosticato un tumore.
L’Iron Man dei Sabbath, come da nome, non demorde e registra il disco fra una sessione e l’altra per curare il tumore. Quando si hanno le palle quadrate, ecco il risultato.

13 (2013)

Il nuovo disco in studio dei Sabbath viene chiamato 13. Numero a suo modo indicativo (il primo disco è uscito il 13 febbraio, per esempio): il nuovo disco dei Black Sabbath è un album “strabico”, guarda tanto al presente della band quanto al passato del gruppo. Questa attitudine è palese da scelte di sonorità e intercalari del buon Ozzy. Scelta saggia? Sì, visto che vogliono rispettare il passato del gruppo e c’è una sorta di “timore” di tradire le enormi aspettative che tutti hanno su questo nuovo parto della band. Riagganciarsi al passato è un’ancora, un porto sicuro, in un’opera che potrebbe rivelarsi un boomerang clamoroso. Già al primo ascolto si può dire una cosa: 13 è un buon disco. La band suona quello che sa fare meglio: un doom dalle forti tinte blues, ma pregno di metallo. Oscuro sì, ma non soffocante come certi brani di The Devil You Know (tanto per fare un paragone, azzardato, con l’ultimo disco in studio con canzoni originali). I richiami preannunciati si sentono e sono momenti che aumentano il tasso di malinconia, la funzionalità nel brano è evidente come anche quella emotiva sull’ascoltatore: come fai a non farti venire un coccolone quando senti certi rimandi al glorioso passato?! La modernità c’è: i suoni sono caldi, ma non sono suoni anni ’70, cosa a cui mira il 90% dei gruppi che clona i Sabbath. Ozzy canta in tonalità più basse rispetto a quelle a cui siamo abituati; la scelta è stata ragionata e, a dirla tutta, è anche sensata: Ozzy non arriva a certe note e perciò meglio strutturare un disco che sia cantabile sia in studio che dal vivo. Tanto di cappello per l’onestà.
Il faro a cui guardano i tre navigati musicisti è quello classico: i primi tre dischi della band (c’è persino l’armonica su Damaged Soul, vedete voi) e pochi fronzoli. Solo puro rock/hard rock, per la gioia assoluta di Ozzy.

4 pensieri su “Black Sabbath Pills – Nel nuovo millennio # 2

    1. Ecco, infatti. Il giovanilismo nella musica è deprimente.
      Quasi quanto registrare un disco nel 2015 con il sound del 1960 (vedi musica indie… che io odio… ma vabbeh). Ci può stare un po’, ma poi suona solo male.
      [Zeus]

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  1. Pingback: Faith No More – Sol Invictus (Ipecac Recordings – 2015) | The Murder Inn

  2. Pingback: L’ultima cena prima dell’ultima cena: Black Sabbath – Reunion (1998) – The Murder Inn

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