Il Nome della Fossa: Tony Iommi con J.T. Lammers – Iron Man (Arcana – 2011)

Ci sono ottimi musicisti. Ce ne sono anche di grandiosi, lo ammetto. Ma quanti riescono ad essere genitori di un intero movimento musicale? Pochi e selezionati. Frank Anthony (Tony) Iommi è uno di questi pochi e selezionati casi nel panorama musicale. Musicista, leader e compositore principale di una delle band più influenti degli ultimi 45 anni, i mai troppo riveriti e menzionati Black Sabbath, Tony Iommi è riuscito a creare un genere musicale grazie al suono cupo, ribassato e slow della sua chitarra. Il genere che ha creato è l’heavy rock, i Sabbath non si sono mai definiti metal o heavy metal, ma tutto il mondo ha visto nel riff di Black Sabbath – la canzone- il vagito del metal e di tutto quell’immaginario legato al genere che noi amiamo tanto.
Iron Man è la biografia scritta da Tony Iommi con J.T.Lammers e ci racconta la storia dell’uomo e del musicista. Ci racconta dei primi passi Tony nella Birmingham dell’epoca, del suo lavoro in fabbrica e l’incidente che gli costò l’amputazione delle falangi della mano destra e poi le sue esperienze musicali pre-Sabbath.
L’incidente è il punto di svolta della biografia. Prima sono i ricordi di un giovane ragazzo, turbolento e appassionato della musica, poi è la genesi del musicista che noi conosciamo. Le esperienze con le band blues, jazz e rock (Mithology su tutti).
Quello che viene fuori è il ritratto di una persona con un obiettivo. Tony Iommi vuole creare qualcosa e tutta la sua esperienza di musicista è rivolta a quello scopo: creare un sound che si adatti a quello che ha in mente.
Il libro, ben scritto e impregnato di ironia mai fastidiosa, fa vedere sia la parte buona di Tony che quella più travagliata. Gli abusi di sostanze stupefacenti non erano una prerogativa del solo Ozzy, come l’attaccamento alla bottiglia non era un demone di Bill Ward; anche Iommi abusava in maniera pesante di cocaina e non disdegnava un bicchiere – o due- e qualche occasionale rissa. La sostanziale differenza risperto a Ward o Ozzy è l’obiettivo, la missione, di Iommi: portare avanti i Black Sabbath. Anche quando la situazione si fa difficile, come nei periodi bui dei mid-eighties.
Il libro racconta i cambi di line-up, il rapporto travagliato con Ronnie James Dio e la successiva amicizia professionale e umana con il Folletto e non disdegna qualche frecciata sarcastica contro Tony Martin. Il cantante più utilizzato dai Sabbath dopo Ozzy non ne esce sempre bene dai ricordi del Riffmaker. The Cat, questo il soprannome di Martin, ha un trattamento double-face che ne mette in luce pregi e difetti, fornendoci uno spaccato di vita Sabbathiana che non viene mai trattata troppo dall’ampia bibliografia relativa alla band.
Questo forse è il pregio migliore di questo libro, raccontare i Black Sabbath dopo l’uscita di Ozzy. Tutti i libri si fermano sui primi, fondamentali, anni di attività. Pochi, se non pochissimi, indagano sul periodo successivo: sui cambi di line-up, i problemi nel far uscire i dischi, i concerti e il rapporto saldo con Geezer Butler, il partner più duraturo dell’inossidabile Iron Man.

In definitiva: Tony Iommi – Iron Man è un libro da consigliare?
Assolutamente sì. Un libro da custodire gelosamente e, forse, da integrare con I Am Ozzy – l’autobiografia di Ozzy Osbourne.

[Zeus]

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