ALPEN FLAIR Open air – Sabato 20/06 – Natz/Schabs (BZ)

Capita ogno tanto di ritrovarsi la giornata libera, quindi che si fa?
Si convince la moglie a partire ed a recarsi ad un Open air!

L’Alpen Flair è un Open air che ruota intorno alla band alto­atesina Frei.Wild, che a noi italiani dice poco, ma che in Germania e Austria sono delle autentiche star. Il festival è dedicato soprattutto agli amanti della musica deutsch­rock, miscuglio tra hard rock e punk rock cantato in tedesco, però la presenza di Sabaton, Helloween e Onkel Tom rende l’evento ghiotto alle mie metalliche orecchie, quindi, si parte!
Entro al concerto nel tardo pomeriggio, l’evento è in corso ormai da tre giorni e, nella giornata di sabato, è dal primo pomeriggio che si esibiscono le band. La prima cosa che mi salta all’occhio è l’organizzazione! Stand ovunque, camping organizzati nei pressi della location concerti, bagni diffusi e facilmente accessibili ( e siamo in 20 mila, capito Gods of Metal et simili!?!), stand per il cibo e birra facilmente accessibili, prezzi umani.
La security controlla ogni singola entrata (si può uscire e rientrare quando si vuole grazie al braccialetto!), il palco è medio grande, ma si riesce a vedere tutto grazie alla struttura ad „anfiteatro“ della location e ad un maxischermo laterale e l’audio è O­T­T­IM­O.
Alla mia entrata stanno suonando gli Eisbrecher, gruppo tanz­metal con cantato in tedesco mooolto simile ai Rammstein. Il pubblico apprezza tantissimo e canta ogni loro pezzo, per cui loro si esaltano e spingono come dannati.
Due parole sul pubblico: il 90 % è li per i Frei.Wild, quindi il supporto ai gruppi di deutsch­rock o simili è totale! Finiti gli Eisbrecher, il tempo per due birrette e entrano sul palco i Sabaton.
Il loro Power Metal epico­-guerraiolo sorretto da tastiera fa cantare i loro fan, in più la loro attitudine da „cazzari“ fa strappare più di un sorriso. Il leader si esibisce infatti in un sacco di scenette comiche, si fa umiliare dal chitarrista in una gara di assoli, improvvisa uno spogliarello, sfida il pubblico a costringerlo a bere birra tutta di un fiato ecc.
Musicalmente non sono la mia tazza di tè e la tastiera preregistrata, che porta il riff portante, fa sembrare il tutto poco „live“. I fan, però, apprazzano e cantano tutto il tempo. Finalmente viene il momento che aspettavo, i giovani vanno nelle retrovie e noi „vecchi“ ci portiamo davanti. Si spengono le luci, parte l’intro „happy happy Helloween“,  entrano i musicisti e si parte subito con „Eagle fly free“ e „doctor Stein“. Deris è in forma strepitosa e tiene i pezzi di Kiske senza problemi, i musicisti sono in palla e il batterista, che ha una batteria con 3200 tamburi, picchia come un fabbro con la rabbia. Il pubblico però è zitto e non canta o partecipa poco.
Saremo in 4 gatti a esaltarci, infatti ci scambiamo subito sguardi di stupore. Alla band, però, non sembra dar fastidio. Dopo aver suonato 2 pezzi del nuovo disco, giusto perchè devono, partono con brani da tutta la loro discografia: la band è sempre più in palla e Deris riesce anche a prendersi il pubblico, che chiaramente non li conosce. Quindi è un susseguirsi di successi, da straight out of Hell a if I could Fly, da the Power ad Halloween. Ma non posso non citare brani come I Can, Are you Metal, Sole Survivor e tante altre quasi senza intervalli, anzi molti pezzi in forma di medley, per finire con una versione ridotta di keeper of the seven keys.
Uscita e rientro con bis: future world e I want out.
Finito il concerto mi ritrovo a scambiare 2 chiacchiere con alcuni altri fan degli Helloween, eravamo cosi pochi che ci riconoscevamo a naso. Concerto strepitoso. Devo abbandonare la venue del concerto, in quanto scende la notte portandosi un freddo polare e io ho la felpa in macchina, ma grazie al braccialetto e l’organizzione delle uscite/entrate non è un problema (e siamo in 20 mila, capito Gods of Metal et simili!?!): riesco a rientrare con i Frei.wild che hanno appena iniziato. Mi ripeto, qui la gente è tutta per loro. Son venuti dall’Austria e dalla Germania con i pulman, c’è ogni tipo di vestiario con i loro logo, c’è un sacco di gente con i loro tatuaggi e sono in 20mila. Il concerto è una specie di karaoke, la folla canta ogni singola nota. Personalmente non è il mio genere, si va da un punk rock a canzoni stile Vasco Rossi suonate con un po più di distorsore, tutte con ritornelli anatemici. Ne approfito per mangiare, cibo ottimo, al giusto prezzo e senza fila (e siamo in 20 mila, capito Gods of Metal et simili!?!) e per osservare la marea di folla che canta all’unisono. Finito il concerto, partono i fuochi d’artificio e i più giovani si riversano nelle 2 sale adibite a discoteca (e siamo in 20 mila, capito Gods of Metal et simili!?!) e la maggior parte della folla se ne torna a casa.
Finito? No! Tocca al buon Tom Angelripper scaldare (letteralmente, la temperatura è scesa a livelli invernali) gli ultimi rimasti. Quindi ecco tutte le peggio canzoni da osteria tedesca ipervitaminizzate in forma thrash più alcuni inediti (una canzone dedicata alla Ruhrpott, una a Lemmy e una a Bon Scott, più di un paio a varie forme di alcohol) proposte dagli Onkel Tom. I sopravvissuti ballano e cantano, la band sembra divertirsi anche se non è di certo il concerto più tecnico e preciso che abbia mai visto, ma sono le 2 passate e si tratta degli Onkel Tom è cosi che dev’essere.
Riassumendo: l’Alpen Flair va visto, anche solo per rendersi conto di come va organizzato un concerto; nessun problema tecnico, nessun problema logistico, band tutte in orario, nessuna coda e una location spettacolare, più una festa che un festival!!!

[Skan]

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