GHOST ” MELIORA ” (Loma vista recordings – release 21.08.2015)

Terzo full lenght per la band Svedese, che dopo Infestissuman del 2013 (tralasciando l’ep di cover, If you have Ghost), si presentano con MELIORA, uscito il 21 agosto di quest’anno.Dopo aver finalmente risolto i problemi legali, che li ha obbligati ad adoperare per un breve tempo l’appendice B.C. dopo il nome Ghost, ritornano finalmente al più accattivante e credibile nome originale. Altra novità è il passaggio di consegne tra il vecchio frontman Papa Emeritus II e quello nuovo, Papa Emeritus III. Nuovo nome, nuovo make up, ma molto probabilmente la stessa persona alla guida dei Nameless Ghouls, già pronti ad un imminente tour mondiale per promuovere il nuovo lavoro.

Al primo ascolto MELIORA si presenta di qualità audio superiore al precedente, tutto è mixato alla perfezione e molto ben prodotto. La prima song, Spirit, dopo un intro di tastiera ecclesiastico anni 70, parte con un buon riff potente, che si trasforma però subito nel classico stile  Ghost, con la caratteristica cantilena da cerimonia di Papa Emeritus. Si migliora decisamente con la canzone seguente, From the miracle to the pit, con quel ritmo un po’ sullo stile Black Sabbath, che ti ipnotizza fino allo spiazzante ritornello alla Blue Oyster Cult molto più melodico, che da un carattere tutto particolare alla canzone. Segue Cirice, forse la song con il riff più metal di tutto l’album, ma sempre caratterizzata dalla voce da omelia del nero pontefice. Spoksonat, un minuto di banale strimpellamento con la chitarra acustica, che porta alla song che più mi ha colpito, He is…un bel arpeggio di chitarra iniziale e la soave voce di Papa Emeritus, che ci spiega come la Bestia conosciuta con molti nomi è il bagliore nella notte senza cui non può vedere e la forza che lo fa esistere. Tralasciando a chi si riferisce, musicalmente sarebbe la canzone perfetta per la messa domenicale dopo la comunione.Un contrasto veramente azzeccato.Il tutto si movimenta con la sarcastica Mummy dust (modo di dire per indicare una cosa non importante, roba vecchia ecc…)

In god you trust…my mummy dust!

Si va avanti con Majesty, pura Ghost Style, senza infamia e senza lode.La brevissima strumentale quanto fuori luogo Devil’s church, ci guida verso la penultima canzone di questo album, Absolution, molto movimentata, con cambi di tempo, distorti e puliti, solito ritornello melodico e un giro di tastiere quasi prog.Con Deus in Absentia si conclude l’ultima fatica dei Ghost.Magnifico e geniale il ritornello, con Papa Emeritus III, che con tutta la sua gloria infernale ci canta “Il mondo è in fiamme e noi siamo qui a far baldoria per sempre”.
Un album interessante, sicuramente non Metal… I Ghost c’entrano poco o niente con il Metal, se non per testi e make-up del gruppo, che senza dubbio ha aiutato a renderli famosi e portarli dove sono ora. Sta di certo che senza maschere e mistero, non sarebbero mai emersi, anzi, probabilmente non sarebbero mai usciti dai concerti nel bar sotto casa il giovedì sera.

Voto: 7.5

Line up:

Voce:     Papa Emeritus III
Chitarra: Nameless Ghoul
Chitarra: Nameless Ghoul
Basso:    Nameless Ghoul
Batteria: Nameless Ghoul
Tastiere: Nameless Ghoul

Tracklist:

1.    “Spirit”
2.    “From the Pinnacle to the Pit”
3.    “Cirice”
4.    “Spöksonat”
5.    “He Is”
6.    “Mummy Dust”
7.    “Majesty”
8.    “Devil Church”
9.    “Absolution”
10.  “Deus in Absentia”

[Manuel]

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Metaldays 2015 _ Tolmino(Slovenia) – Giorno 5

Con la tristezza nel cuore eccoci all’ultima giornata del Metaldays.
E dalle facce si denota che domani sarà abbastanza tragico il rientro! Per fortuna oggi ci attende una giornata memorabile con tantissime band di culto del nostro grandioso amato genere musicale.
La giornata in sala stampa inizia come al solito prestissimo,tra report da pubblicare, band da seguire, e fotografie quest’anno abbiamo voluto strafare con tutta una serie di interviste bomba curate da me e dalla nostra new entry Grace!
Abbiamo cose succose da farvi leggere!

Ma passiamo alla giornata di oggi.
primissima band che seguo dall’area stampa sono i MANNTRA. fautori di un, così detto, “Balcanic Rock” che a me sembra più un Industrial simile a quello dei Rammstein! Li trovo molto coinvolgenti nonostante sono solo le 15.30 e il caldo regna sovrano. Una cosa che trovo un pò stonata è la lingua.Il cantato in croato, non so lo trovo molto discordante.. ma forse sarà perché non non abituata a sentire quel tipo di pronuncia! Tutto summato una band molto interessante!

E’ tempo della prima tappa sul Second Stage, sul palco ora gli italianissimi CHRONIC HATE con i quali abbiamo avuto anche un interessantissima intervista che leggerete presto! Ma torniamo al Metaldays. Purtroppo per questa esibizione sono orfani del loro batterista Marco,sostituito dalla batterista più Strong d’ italia, ovvero Elisa “Helly”Montin (Prescription Happiness)! Nella loro mezz’ora a disposizione hanno dato prova della loro imponenza musicale. Negli anni per loroè stato un continuo crescendo e tutta la fatica fatta finalmente li ha portati su uno dei palchi più importanti ,per le band emergenti,d’Europa. Un muro di suono sovrasta tutta l’area del second stage e il pubblico comincia ad affluire numeroso. La potenza e violenza della voce di Andrea è supportata in ogni singolo passaggio strumentale dalle chitarre di Daniele e Nicola e dal basso di Marco,passando ovviamente dall’inarrestabile batteria di Helly! Una grandiosa esibizione che ha messo sicuramente in risalto le loro qualità musicali e sicuramente li ha fatti conoscere a un pubblico molto più ampio rispetto alla”ristrettezza” del pubblico italico!

E’ tempo di tornare sul Mainstage… al mio arrivo mi trovo un po spiazzata,sul palco trovo i DR LIVING DEAD… mascherati. Come spesso accade conosco la band musicalmente ma di cui non mi curo mai di scoprirne i tratti somatici,percui era invenitabile che non riuscissi a riconoscerli fino al momento in cui hanno iniziato a suonare! Pubblico che comincia a rimpolpare l’area sotto il palco. Devo dire che a me sta band dal gusto puramente retrò del mio amato Thrash Metal USA, piace davvero tanto. Nella loro scaletta presenti pezzi come “Hard Target”,”Gremlin’s Night”,”Civilized to Death”,”TEAMxDEADx” e altri hanno dato una sferzata di sano divertimento e il primo superpogo della giornata! Ma una domanda porge spontanea…  come hanno fatto a non morore dal caldo con addosso le maschere di plasticone malefico? Se non fossero cosi bravi meriterebbero un premio solo per questo! Per chi ancora non li conoscesse ..non fateveli scappare! Il grande THRASH della Bayarea made in Scandinavia. Grandiosi!

Rimango nella zona del main stage per una delle bands che nonostante ci provi constantemente,non riesco a farmi piacere…almeno su cd. Vediamo se in chiave “stage” riusciranno a farmi cambiare idea. Direttamente da San Diego in California (mi piacciono ‘ste uscite alla Magalli …xD) arrivano sul palco i CARNIFEX. La loro scaletta si compone di quello che,a mio avviso, è una sorta di “the best of” con i pezzi che per la maggiore hanno avuto successo tramite i vari canali della band in Youtube. Con “In Coalesce With Filth and Faith”, “Die Without Hope”, “Hell Chose Me”,”Dark Days” e qualche altro pezzo mi fanno capire che dal vivo sono un ottima band ,per gli appassionati di questa variante del Death Metal, ma che purtroppo più di 3 canzoni non reggo li trovo sempre molto monotoni e tra una canzone e l’altra non c’è grande varietà sonora. Ma sta di fatto che comunque sono degli ottimi musicisti e che sanno tenere bene un palco e far divertire chi gli sta difronte. E questa è la cosa essenziale a prescindere che al reporter piaccia o meno il genere!

Credo che il Metaldays di questa edizione sia quello che ha avuto più band della Nuclear Blast di sempre… il che vuol dire avere l’80% di possibilità in più di tirar su un festival con i “controgioielli”.

Giusto per non sbagliare dopo i Carnifex arrivano sul palco i SUICIDE SILENCE che, abbandonato il lutto per la dipartita di Mitch Licker nel 2012, finalmente ritornano sulle scene grazie a un grandioso Eddie Hermida e trova una nuova dimensione sonora e finalmente può riprendersi una gran bella fetta di fans che li davano per sciolti!
La loro esibizione era tra le più attese qui al Metaldays e lo si denota dal subito dalla massiva presenza dei loro fans, da quelli che sperano in un flop live della band a quelli che invece hanno apprezzato l’evoluzione sonora fatta. Fatto sta che sul palco del Metaldays si comportano in maniera ottimale… senza fronzoli e imbellettamenti scaricano sul pubblico un ondata di violenza pura condita da una sana dose di divertimento. La band sul palco non perde un colpo e fa una carellata memorabile della loro discografia,partendo da pezzi come “Unanswered”, “No Pity for a Coward”, “Fuck Everything”, “Sacred Words” giusto per citarne un paio. Di sicuro al momento è una delle band più coinvolgenti di questa edizione!

E’ tempo correre nel second stage per una band che DEVO vedere per forza,visto che fa parte di quelle che non son mai riuscita a vedere per un problema o l’altro…gli INFESTUS! Attivi dal 2003 non so perchè non hanno mai avuto il rilievo nella scena mondiale che si meritano. Arrivano al Metaldays tramite”ripescaggio”, se vogliamo chiamarlo cosi,in pratica chiamati a sostituire gli Obscura. E la cosa non poteva andarmi meglio! Son davvero curiosa di sentirli dal vivo sopratutto per sentire se trasmettono lo stesso Pathos che sento dai loro lavori. Nonostante li definiscano Black Metal io non li classifico specificatamente cosi,mi sembra troppo riduttivo per il loro sound cosi ricco di atmosfere.
In un palco completamente celato dall’oscurità fanno il loro ingresso accolti da un ovazione generale..a quanto pare non ero l’unica ad aspettare in trepidazione il loro show. Sul palco sono davvero grandiosi nel poco tempo a loro disposizione hanno davvero dato prova della loro grande caratura e spero che dal Metaldays in poi abbiano il posto che si meritano nella scena mondiale..o perlomeno che gli vengano riconosciuti i meriti che indubbiamente hanno sopratutto dopo un lavoro in studio come “The Reflecting Void”! la scaletta che ci propongono è fatta ovviamente da prezzi del nuovo album ma anche con una sorta di scelta logica negli altri lavori in studio che hanno fatto negli anni.
Il loro live inizia con l’immancabile intro che ogni buona band BM deve avere seguita a ruota da”A dying dream”,”Down Spiral Depersonification”,”Torn Observer”, “Spiegel der Seele”, “Interlude”, “Willinglessly Anticipating”, “Death”, “Der Blick Hinaus”, “Descend Direction” e”Void”… con la “morte nel cuore devo abbandonarli per volare nel main stage…

Da qui in poi è un susseguirsi di emozioni e di tante “rotture di collo”.
L’headbanging si sa che è quello che ci porterà tutti da vecchietti a un artrite nella zona cervicale.. ma con una band come quella che sta salendo ora sul palco che si può fare se non del sano e liberatorio headbangin selvaggio?

La band che dal Canada ha conquistato le Classifiche Metal mondiali e che da 20 anni ormai infuoca le arene che li ospitano.. sicuramente avrete già capito di chi sto parlando.. Ma per chi avesse qualche problema a riconoscerli nella mia descrizione, finalmente salgono sul palco i KATAKLYSM capitanati dal “gladiatore” del Metal Maurizio Iacono. Poco più di un ora di tempo per loro in cui fanno partire il devasto tra il pubblico, mandando in piena crisi i ragazzi della security quando Iacono invita tutti a fare crowdsurfing, di sicuro il pubblico non se l’è fatto ripetere due volte ed è iniziato un vero e proprio fiume umano che arrivava davanti alle transenne,mettendo davvero a dura prova i ragazzi che dovevano prenderli al volo onde evitare danni. Grazie a questo “scherzetto” noi fotografi abbiamo lasciato prima l area del photopit e diciamo che le imprecazioni si sprecavano. Ma tutto sommato abbiamo portato a casa il risultato. la loro esibizione è stata davvero grandiosa,chi li conosce sa la potenza che scaturisce dal loro suono e dalla presenza scenica di Iacono che ha pochi eguali,se poi mettiamo anche una scaletta da far accapponare la pelle il gioco è fatto.”To Reign Again”, “If I Was God”, “Like an Animal”, “Thy Serpents Tongue”, “At the Edge of the World”, “Elevate”, “The Ambassador of Pain” ecc non poteva non essere la conferma della grandiosità di questa band!

Dopo i Kataklysm in cui mi son guadagnata il riposo del guerriero vedendomelo tutto si cambia completamente clima. L’area stampa è affollata tra chi scarica foto o chi, come me, comincia a buttare giù le tracce che poi diventeranno quello che state leggendo in questo momento.

Come dicevo si cambia clima sul palco ora uno degli headliners di questa edizione: per me un pelo sopravvalutati, ma come sempre son gusti miei personali. E’ il momento del FOLK degli svizzeri ELUVEITIE. Non so perchè ma parlando con un po di “popolazione maschile” tutti fremono per gli Eluveitie… o meglio per le componenti femminili della band, sta di fatto che delle persone con cui ho scambiato parole sulla loro imminente esibizione la risposta virava subito verso le donzelle e non verso la musica.
Cosa che mi da molto su cui ragionare.

Dunque per darvi un idea di com’è stato il loro spettacolo farò cosi:
“Origins (Intro)”, “King”, “Nil, “Neverland”, “Uis Elveti”, “AnDro”, “Thousandfold”, “Omnos(metal version)”, “A Rose for Epona”(in acoustico) ,”The Call of the Mountains”, “From Darkness”, “Kingdom Come Undone”, “Quoth the Raven”, “Tegernakô”, “Havoc”, “Inis Mona” e l’epilogo… fine del loro show. Questo è per farvi capire la loro esibizione… zero contatto con il pubblico se non frasi… “Hey Metaldays I can’t Hear you” o banalità cosi che si contavano sulle dita di una mano. Musicalmente non c’è molto da dire… se non che son bravi anche se a tratti noiosi… ma come performance a 360° son davvero pessimo… glaciali forse è il termine giusto!

Andare verso il second stage è praticamente impossibile visto l’ammasso di gente che si incanala nel metalmarket, che è, tra l’altro, l’unica via di accesso al second stage anche per noi reporter e fotografi in attesa degli “Dei” di questa giornata per cui me ne torno in aera stampa e vado avanti con il lavoro!

Tra una cosa e un’altra mezzanotte e mezza arriva in un secondo e ci rendiamo conto che siamo alle ultime battute del Metaldays… ma ancora non è tempo di fare lacrimucce… sul palco arriva una delle band più discusse dalla cristianità polacca e non solo.., i BEHEMOTH.
Già vedere il palco con l ‘allestimento del tour di “The Satanist” fa accapponare la pelle, poi noi del photopit realizziamo che sarà anche un impresa fotografarli visto le immense strutture che hanno di fronte… Un’ora e mezza a loro disposizione e già so che volerà.
Palco completamete buio con l intro in sottofondo e dopo un po si accendono due fuochi, tenuti sopra la testa da Nergal ed è davvero il delirio, la scaletta è davvero impareggiabile e annovera pezzi come : “Blow Your Trumpets”, “Gabriel”, l’immancabile “Conquer All”, “Decade of Therion” per passare a pezzi più “pacificatori” come “Ora Pro Nobis Lucifer”, “Christians to the Lions” o “Messe Noire”. Ovviamente hanno fatto i capisaldi della loro discografia “Alas”,”Lord Is Upon Me” e”Slaves Shall Serve”  per citare i più noti e lasciano per ultima… “O Father O Satan O Sun!”. Non ci sono molte parole per descrivere il loro show. Puliti, essenziali, questa band è capace di ipnotizzare le folle solo con la presenza scenica e il carisma di Nergal che con solo le espressioni e i gesti è di un magnetismo che ha dello strabiliante. L’area del main stage è piena fino alla fine e anche sulla collinetta laterale si vede poco posto libero. I Behemoth ..sicuramente la degna conclusione all’edizione 2015 del Metaldays!

Detto questo vorrei spendere due parole sul Metaldays che non riguardano prettamente la musica di cui ho già parlato in qesti 5 giorni di report. Da 13 anni ormai bazzico Tolmin, prima con il Metalcamp e poi con il Metaldays che è nato dalle sue ceneri. In questi ultimi 3 anni ho assistito a una crescita davvero pazzesca del festival per quel che riguarda la vivibilità a la qualità che qualsiasi festival DEVE offrire al proprio pubblico.

Posso definirlo senza grossi problemi un FESTIVAL A MISURA DI FAMIGLIA… quest’anno c’è stato il boom nel pubblico di giovanissimi metalheads accompagnati dai genitori ..per cui se volete un posto fantastico per le vacanze in famiglia Metaldays è il posto per voi!

LOCATION:
Beh che dire di Tolmin ..è una perla. Mai nessuna location supererà questo bellissimo paese a poco meno di un ora dal confine Italiano…tra in una valle con montagne che la incorniciano e le limpide e ghiacciate acqua dell’Isonzo con le due spiaggette del festival Tolmin è sicuramente “il paradiso oltre l’inferno”!!

IGIENE:  
Al Metaldays l’igiene è curata, con tantissimi bagni chimici sia aree campeggio che zone stages, pulite e igienizzate quotidianamente, docce fredde e con l’acqua calda (per quanto essa non sia mai abbastanza) e punti di raccolta e smistamento rifiuti. In caso di forti temporali asciugano le pozze d’acqua in giro per le varie aree del festival… cercando di minimizzare i disagi.

SERVIZI VARI PUBBLICO:
Tantissimi punti informazioni, ricariche delle paycard, ricariche ai telefonini o apparecchiature elettriche sempre sorvegliate e la postazione stabile di primo soccorso e aiuto per disabili con o senza accompagnatore

CIBO:
Grande varietà di cibo e qualitativamente molto elevata, alla postazioni pizza, a quelle per veg, o intolleranti al glutine, per carnivori ecc… ce n’è per tutti i gusti insomma; senza contare la vicinanza al paese che permette spesa alimentare per chi vuole risparmiare un pochino…

Cosi si spengono i riflettori sul Metaldays di quest’annoe già non vedo l’ora che sia l’anno prossimo che riserva già nomi di tutto rispetto… difatti son già confermati per l’edizione 2016:

SEPTICFLESH,EINHERJER,VARG,INSOMNIUM,KRISIUM,SERENITY E KREATOR …con prevendite già online a prezzo strepitoso!
Direi che avete un motivo in più per esserci e sopratutto tempo per organizzarvi!

THE END

[Draconian_Hell]

Liftfiba – Majano (Udine – 2015)

LITFIBA “Tour Della Tetralogia Degli Elementi” Campo Sportivo, Majano (UD), 31//07/2015

Serata indimenticabile per vecchi e nuovi fan dei Litfiba questa di Majano. In questi mesi la band toscana sta portando in giro per l’Italia il tour celebrativo della Tetralogia Degli Elementi, ovvero i quattro album usciti tra il 1990 ed il 1997 che hanno come tematica principale i quattro elementi e che hanno fatto loro raggiungere il successo nazionale. Una data sicuramente da non perdere e che regalerà bei momenti a chi come il sottoscritto aveva meno di vent’anni in quel periodo ma anche ai fan più giovani. A differenza del precedente tour della Trilogia Del Potere 1983-1989 (a cui ha preso parte anche lo storico bassista Gianni Maroccolo), questo si focalizza prevalentemente sul periodo del loro successo commerciale e quindi il pubblico presente è molto vario e va dalle famiglie con bambini ai metallari, sicuramente accorsi a sostenere lo strepitoso batterista Luca Martelli. La formazione di questo tour comprende i due membri storici Ghigo e Piero, il già citato Luca Martelli alla batteria, Franco Li Causi al basso e Federico Sagona alle tastiere.

Lo show sta per iniziare e l’adrenalina comincia a scorrere; appena i quattro entrano sul palco, soprattutto all’apparire di Ghigo e Piero, un boato esplode e si inizia sulle note di ‘Resisti’. Fin da subito si percepisce che Piero e Ghigo hanno ancora molto da dire e il feeling creato con il pubblico è strepitoso. All’urlo di “Terremoootooo!” il sottoscritto non sta più nella pelle e quel riff memorabile che segna l’inizio di ‘Dimmi il Nome’ penetra nell’anima. Sicuramente esistono chitarristi molto più tecnici ma  i riff di Ghigo restano memorabili e fanno ancora venire la pelle d’oca a distanza di molti anni. In questa serata di ricordi, non manca infatti il momento di ricordare un chitarrista recentemente scomparso e che ha lasciato un grande segno nella musica italiana ma soprattutto partenopea.  Subito dopo ‘Sotto Il Vulcano’ viene intonata ‘Jé so pazzo’ dedicata a Pino Daniele e il pubblico canta assieme a Piero applaudendo commosso. La scaletta proposta è sicuramente preparata a tavolino anche per le altre date estive ma l’emozione che suscita nei presenti non si può descrivere. Pezzi come ‘Fata Morgana’, ‘El Diablo’ e ‘Proibito’ hanno accompagnato molti bei momenti e per il sottoscritto segnano i primi passi con la chitarra. La serata scorre veloce e purtroppo si arriva alle ultime canzoni; qui a Majano chiudono lo show ‘Soldi’ e ‘Lacio Drom’, allungata tra improvvisazioni per permettere la presentazione dei vari musicisti. Che dire? Una serata a cui sarebbe stato un vero peccato non partecipare; una scaletta ben equilibrata anche se personalmente avrei incluso altri pezzi ma non si può accontentare tutti; una band che merita di essere vista e che sul palco sa ancora fare il suo lavoro con grinta e con entusiasmo.

SETLIST

1. Resisti
2. Dimmi Il Nome
3. Africa
4. Dinosauro
5. Sotto Il Vulcano/Jé So Pazzo (Pino Daniele)
6. Lo Spettacolo
7. Bambino
8. El Diablo
9. Proibito
10. Linea D’Ombra
11. La Musica Fa
12. Tammuria
13. Sparami
14. Ora D’Aria
15. Siamo Umani
16. Fata Morgana
17. Ragazzo
18. Spirito
19. Regina Di Cuori
20. Gioconda
21. Ritmo #2
22. Soldi
23 Lacio Drom

[Girli]

PENTAGRAM – Curious Volume

PENTAGRAM – Curious Volume (Peaceville Records/Audioglobe)

Un titolo alquanto curioso come curioso sarà l’ascolto di questa ultima fatica discografica degli Heavy/Doomster americani Pentagram. Il carismatico Bobby Liebling e soci partoriscono la loro ennesima creatura e lo fanno con undici tracce che includono tutte le caratteristiche a cui la band ci ha abituato. Una band con quarantacinque anni di carriera alle spalle che purtroppo da alla luce il primo album solamente quindici anni dopo essersi formata; una band travagliata da numerosi cambi di formazione e che vede nella persona di Bobby Liebling l’unico membro fisso ma che, grazie alla costanza di quest’ultimo, calca ancora i palchi di tutto il mondo e regala ai suoi fans le atmosfere cupe degli esordi senza però chiudersi all’utilizzo di sonorità moderne. I Pentagram sono la sola band che può condividere con i Black Sabbath  il titolo di “Padri del Doom Metal” ma a differenza dei colleghi inglesi, un po’ per l’instabilità delle line-up e un po’ per la sfortuna, sono rimasti nell’underground pur essendo considerati una cult band per il genere successivamente nato e per l’influenza che il loro sound ha avuto su tutte quelle band Stoner Rock nate nei primi anni novanta, che si sente molto forte ad esempio nelle sonorità dei Kyuss. La registrazione di questo ultimo lavoro è stata eseguita dal produttore svedese Mattias Nilsson in Virginia ma registrazioni aggiuntive sono state effettuate nel Tennessee da Travis Wyrick, produttore del precedente Last Rites, mentre l’artwork è stato curato da Richard Schouten. Siamo davanti ad un prodotto che racchiude il sound oscuro della band e che a mio avviso non vuole spaziare nell’innovazione ma punta a far risaltare quello che è il suo marchio di fabbrica ovvero il Rock anni settanta, la ruvidezza del Blues, una nota di Rock Psichedelico ma soprattutto che spinge l’acceleratore su quel Heavy Metal di matrice settanta-ottanta, accompagnato da tematiche e da un’immagine che strizzano l’occhio al mondo dell’occulto. Questo sono i Pentagram e questo si percepisce nelle undici tracce che compongono questo Curious Volume. Facendo una breve analisi dei pezzi per me più significativi, ‘Lay Down And Die’ attinge dalle sonorità Southern Rock, ‘The Tempter Push’ ha un riffing puramente seventies che ricorda molto i Deep Purple, ‘Dead Bury Dead’ strizza l’occhio a suoni più moderni e ‘Devil’s Playground ha un sound che definirei “space groove” in quanto la voce di Bobby sembra giungere da altre dimensioni . Sicuramente degna di nota ‘Close The Casket’, song tipicamente Pentagram sia nel titolo che nello stile. Un album da non perder per gli appassionati della band ma che probabilmente non entusiasmerà chi non l’ha mai seguita. Buono il lavoro di produzione ed il missaggio; pezzi dal sapore seventies ma arricchiti da un sound d’impatto e ben dosato.

Voto 7/10

Line-up: Bobby Liebling – Vocals
Victor Griffin – Guitars
Greg Turley – Bass
“Minnesota” Pete Campbell – Drums

Tracklist:

1) LayDown And Die
2) The Tempter Push
3) Dead Bury Dead
4) Earth Flight
5) Walk Alone
6) Curious Volume
7) Misunderstood
8) Close The Casket
9) Sufferin’
10) The Devil’s Playground
11) Because I Made It

Website: www.pentagramusa.com

[Girli]

Kaltenbach Open Air 2015 – Giorno 2

Secondo giorno di festival….e come iniziano i veri metallari la propria giornata? Invocando Satana? Sgozzando le vergini (non se ne trovano)? Correndo nudi per la foresta lanciando lancinanti grida di dolore e disperazione? No, cari miei. I veri metallari iniziano con una solida colazione, tanto da mettere a repentaglio le scorte dell’Hotel.
Possiamo discutere su tutto, ma non sull’abbuffarsi alla colazione. E così è stato. Le scorte sono diminuite velocemente sotto la mascella di metallo dei tre condottieri di TMI.
Il passo successivo è stato, nell’ordine, branda – svacco – svacco – sauna – svacco – pranzo (panini figlioli cari, panini come se piovesse) – svacco.
Finito l’ultimo momento di relax, la nostra giornata inizia ed è dedicata tutta ad inneggiare alla musica cara al Grande Capro.
Arriviamo sul luogo del festival che si sentono le ultime note dei Void Creation. Non so cosa dire su di loro, stavo ancora cercando di capire dove fossi.
Rapido (!!!) cambio palco e souncheck/linecheck ed ecco che partono i Doomas. La giornata si presenta più “europea” rispetto alla maggiore regionalità di giovedì (in cui c’erano più band austriache), ma ammetto che mi son perso le prime quattro band della giornata e perciò potrei cannare nel giudizio illuminato che ho appena dato. Tant’è.
I Doomas ci mettono impegno e riescono ad attrarre un po’ di gente davanti al palco. Cosa da non sottovalutare per un gruppo posto a metà bill e che suona alle 16.30.

NOTA BENE: rispetto a molti festival italiani a cui ho partecipato, la presenza sotto il palco è assicurata anche per le band non di punta. L’odiosa abitudine di essere presenti solo per l’headliner ce la siamo lasciata alle spalle quando abbiamo scavalcato il confine.

Dopo i Doomas, sale sul palco una delle band che più mi ha impressionato nella giornata: i Tortharry. Band ceca attiva dal 1991 (il primo album, ho visto in rete, è del 1994) e fiera portatrice del gene violento del brutal death metal. I Tortharry sono un power-trio ma riescono ad annichilire le band che ho visto fino ad ora (comprese molte del giorno precedente). Suono potente e preciso, violenza senza esclusione di colpi e tanta attitudine: ecco la formula Tortharry. Il pubblico reagisce bene e, ammetto, mi prendono bene anche a me. Sarà una considerazione banale, ma nei Paesi dell’Est (a cui aggiungo, su giusta osservazione del mio socio di TMI – Simone-, anche i sudamericani) il metal è violento, grezzo, brutale e molto in-your-face. Cosa che mi piace.

Rapido cambio palco (!!) ed ecco che salgono i connazionali Hideous Divinity. Il cambio fra il furore brutal dei Tortharry e la tecnica degli Hideous Divinity è netto e ci lascia spiazzati. La band di Roma sale sul palco e ci mette impegno, ma dopo la violenza dei cechi, i romani sembrano quasi leggeri. Una considerazione particolare per una band che, all’ascolto, non nasconde molti rimandi a Nile e altro death metal tecnico americano. Il pubblico reagisce bene, questo sì, e dopo un iniziale diffidenza incomincia ad avvicinarsi al palco e supportare il quintetto italiano. Molti brani provengono dal secondo album della band: Cobra Verde.

Per questioni di lavoro (TMI chiama, noi rispondiamo) non sono riuscito a sentirmi i Benighted.

Finito il lavoro di abili guerrieri del metallo pesante, ci spostiamo nuovamente sotto il palco visto che inizia una tripletta di band che meritano assoluta attenzione.

I primi a salire sul palco sono i Valkyrja. Sulla fiducia dico che il cambio palco è stato breve (!!!).
Sono curioso di sentirli questi svedesi, la prima volta non mi avevano smosso più di tanto, ma penso che fosse per questione di tempo (erano supporto dei Marduk, cosa che ritrovo anche oggi), e perciò voglio vedere se posso cambiare giudizio. La folla sotto il palco è aumentata in maniera considerevole e anche la risposta del pubblico. Vista l’ora (siamo intorno alle 20.30/20.40) è scesa anche la sera e salito un primo alito di vento freddo, cosa che ci terrà compagnia per tutto il resto del concerto. Ma noi invochiamo il Grande Capro insieme ai blackster svedesi e siamo stoici nel sopportare le invettive del tempo.
I Valkyrja fanno uno show più che buono, supportati da un sound quasi perfetto (lode ai tecnici!). Un black metal dai vaghi sapori melodici e non sordo a contaminazioni con il death melodico, cosa che li associa, a più riprese, ai connazionali (e defunti) Dissection. Il mio è da intendersi come un complimento sentito, visto che la band di Jon Nödtveidt ha un posto speciale nei miei ascolti. Altro punto a loro favore è la presenza scenica: la band svedese è la prima ad indossare il face-painting in questo festival e il cambio di rotta dalle band brutal e death (o thrash) è netto.

Visto che è un po’ che non lo ripeto: i suoni a questo festival sono stupendi. Si sente benissimo ed è una piacevole variazione rispetto al pastone sonoro a cui siamo abituati! Complimenti ai tecnici del suono.

Cambio palco (veloce!!!) ed ecco che arrivano i Krisiun. I tre identici brasiliani (cazzo, ho appena scoperto che i tre sono fratelli… grazie Encyclopedia Metallum) salgono sul palco in versione power-trio e incominciano a bombardare il pubblico con il loro death metal brutale e senza compromessi. Bravi bassista/cantante e chitarrista, ma il vero mostro è il batterista (Max Kolesne). Quest’ultimo ha martellato la batteria senza esclusione di colpi per tutto il set, non si è fermato praticamente mai e ha picchiato come un fabbro e in velocità. Una cosa assurda. Il set mi è piaciuto, aggressivo e violento come ci si poteva aspettare, ma è stato quasi più interessante vedere i Chilometri (cit. Skan) che il batterista ha fatto durante l’ora di tempo che avevano a disposizione. A parte i convenevoli, i tre brasiliani si guadagnano il rispetto sul palco e scaldando il pubblico per l’arrivo dei prossimi pesi massimi.

Rapido cambio palco (!) e poi le luci si abbassano. Incomincia la classica soundtrack di distruzione e guerra e poi salgono sul palco gli svedesi Marduk, headliner di giornata.
Ormai ho visto diverse volte la band svedese (non ultima quella in cui hanno riproposto nella sua interezza sia Panzer Division Marduk che Those Of The Unlight) e ho una certa predilezione per lo scream di Mortuus. Lo so, non fa trve kvlt apprezzare il successore di Legion, ma non ci posso far niente. Comunque sia, i Marduk salgono sul palco e incominciano a invocare guerra e demonio senza soluzione di continuità. Il suono, per le prime due canzoni, è un po’ confuso ma i tecnici rimettono a posto tutto ed il black metal ferale degli svedesi incomincia ad infettare il pubblico. La band trasmette odio e Mortuus interagisce molto con il pubblico (le ultime volte era molto più silenzioso e sulle sue), ma non è esente da alcuni errori (Slay The Nazarene e Warschau – il singer svacca alcune lyrics). La prestazione è ottima e copre quasi tutta la discografia dei Nostri: dalle perle del primo periodo (The Black…) fino ad arrivare ai molti estratti dell’ultimo Frontschwein.
Riescono anche a tirar fuori dal cilindro una canzone da un album deboluccio come World Funeral (Cloven Hoof) e anche un estratto da Rom 5:12 (Wombs Of Perishableness – il black metal reinventa sia il latino sia l’inglese).

Sulle note dell’outro, i tre di TMI si dirigono verso l’Hotel. Ci perdiamo l’esibizione (Late Night Show) degli Scarecrow NWA, ma il fresco pungente e la polpetta stanno colpendo duro.

E ricordatevi: chi di polpetta infierisce, di polpetta digerisce.

[Zeus]

Ps: per godervi (!!?) al meglio le foto, cliccateci sopra… non sono professionali, non sono fatte in maniera decente e non hanno niente di particolare. Ma le abbiamo fatte noi, perciò smettetela di tirarvela e cliccate. 

Kaltenbach Open Air 2015 – Giorno 1

La truppa di TheMurderInn, per la prima volta, si dirige verso le lande austriache per partecipare al Kaltenbach Open Air. L’occasione è gustosa perché unisce ferie, metal e una gita fuori da questa cazzo di città che ha ampiamente rotto i coglioni.
La scelta del festival è stata oculata: non troppo grande, vivibile, con ottime band e in un periodo perfetto. Detto, fatto. Eccoci in partenza.
So che dovrei parlare subito del concerto, ma così non è.
Prima di partire con il metal, faccio un servizio promozionale per un baracchino dei Würstel poco dopo Lienz. In un piazzale anonimo c’è questo baracchino gestito da una signora e una bella figliola e qua si può assaggiare una delle pietanze che tormenterà i sogni di noi cavalieri del Metallo Pesante: il BOSNA. Questo martello degli dei è un panino con würstel, cipolla ben rosolata e curry. Perciò, o Voi che ascoltate il metallo, se riuscite a trovarlo, fermatevi e godetevi il panorama della bella figliola e il Bosna. Ne vale la pena.

Partiamo con il metallo pesante adesso.

Scaricati i bagagli in Hotel, ci dirigiamo verso la location del festival. Ci incuriosisce il fatto che gli organizzatori hanno pensato bene di tirare su il palco e mettere insieme un festival metal con 35 band sulle piste da sci della zona di Spital Am Semmering. In uno spiazzo nascosto fra gli alberi, ecco che sorge il palco (uno solo, ma l’organizzazione perfetta non ha fatto sentire la necessità di un secondo Stage per evitare i ritardi).
Location perfetta, visto che l’oscurità stava già calando e con essa anche la temperatura. Il fresco, quasi freddo, ci ha accompagnato per tutte le serate del festival.
Per questioni di viaggio e cibo vario, ci siamo persi le prime band, ma siamo in tempo per vedere i Sucking Leech terminare il loro set. Non esprimo nessun giudizio su questi ragazzi, non ho sentito abbastanza della loro proposta per pronunciarmi. Con il cambio palco (velocissimo e di una precisione svizzera per tutto il corso del festival) parte ufficialmente il nostro Kaltenbach Open Air.
Sul palco salgono gli Erebos e, pur non conoscendoli affatto, rimaniamo colpiti dalla bontà della loro proposta. Doppia voce, una buona attitudine sul palco e un groove che permette ai brani di non affossarsi sotto i colpi del metallo pesante. La doppia voce è un fattore aggiunto, visto che le linee vocali (growl/scream) si mescolano in maniera piacevole, producendo aggressione e dinamismo.
Veloce cambio palco ed ecco salire quelli che, a quanto abbiamo capito, sono un po’ gli idoli locali di Spital Am Semmering: i Mortal Strike.
La proposta della band austriaca è un thrash d’assalto. Il logo piace e vediamo che il pubblico, abbastanza numeroso per essere un giovedì sera, apprezza parecchio la proposta. Si vede che la band è di casa ed è palpabile il gusto cheMortal Strike [by Zeus] provano nel suonare e nel spazzolare i capelli dei metalhead presenti con bordate di thrash. Ad onor di cronaca, i brani proposti (sei) sono a carburazione lenta e sono gli ultimi due pezzi (Here Comes The Tank e For The Loud And The Aggressive) che spaccano al 100%.
Finito il set dei Mortal Strike, ecco che parte la prima band straniera del festival: i CROWN. Il buon Skan mi delucida sulle buone recensioni ricevute da questa compagine francese e perciò attendo lo show con una certa impazienza.
L’attesa, brevissima (lo ripeto perché è rarissimo vedere un lavoro dietro il palco così efficiente), è ripagata con un’esibizione straniante, pesante e molto trippy. Benedetti da un suono perfetto (altra caratteristica di questo festival, e che ripeterò spessissimo, è la perfezione dei suoni: tutte le band si sentivano benissimo e avevano una potenza assurda anche i gruppi di spalla), i CROWN sparano note dilatate che mischiano elettronica, certo post metal di marca Neurosis/Isis, deviazioni alla Killing Joke e un’attitudine quasi black (come nichilismo). I primi brani sono eccellenti e mi hanno portato in un’altra dimensione: non saprei dire se migliore o peggiore dell’attuale, ma sicuramente una figata. La band ha 40 minuti a disposizione e li utilizza tutti in maniera egregia. Unico appunto, ma penso sia una considerazione personale (o discussa con i due compari del Metallo Pesante, non ricordo ora): i brani ci sono, spaccano ma, in certi momenti, non esplodono come dovrebbero. Mi spiego, il brano cresce, cresce, cresce fino ad arrivare alla climax e poi ti aspetti il BOOM, la parte violenta, e invece non arriva. La scelta è loro, solo che non sempre l’evitare il bombardamento sonoro è una scelta comprensibile.
Rapido cambio palco (ma la volete capire quanto è importante questa cosa!?) ecco che sale un’altra band austriaca: i Darkfall. Oltre al Kaltenbach, che festeggia il 10 anno di attività proprio nel 2015, anche i Darkfall festeggiano i 20 anni di metal. Per l’occasione gli austriaci hanno promesso uno show spettacolare. E così è stato.
Dopo il bombardamento sonoro dei CROWN ci siamo spostati a rinfrescare l’ugola e togliere pressione ai timpani, perciò seguiamo lo show dei death/thrasher da distante. I Darkfall non si risparmiano e, oltre alle fiamme scenografiche, invitano su palco un mangia-fuoco (che si esibisce anche con un’asta infiammata) e due combattenti normanni per una dimostrazione live nel bel mezzo del concerto. Utili queste cose? No, assolutamente. Ma così dev’essere una festa: divertimento puro. E i Darkfall si sono divertiti e così anche il pubblico.
Gli austriaci sono l’ultima band prima degli headliner della serata: gli americani Agalloch.Agalloch - [by Skan]
La giornata di giovedì, per comprensibili motivi, è molto più corta rispetto ai due giorni successivi, ma questo non significa meno qualità… solo meno metallo pesante nel singolo giorno.
Ho sentito bene solo pochi album degli Agalloch (The Mantle, che mi piace molto, Ashes Against The Grain e Of Stone, Wind And Pillor), perciò la curiosità di sentirli in una location perfetta come questa (con alberi, oscurità, pochi rumori esterni oltre alla vita da festival), è alta.
Curiosità non ripagata. La prestazione della band americana è una noia assoluta. Le canzoni, dal vivo, non partono mai. Sono micce bagnate che, dopo intro e arpeggi lunghissimi, non arrivano da nessuna parte… anzi, mi correggo, arrivano a spaccarmi/ci le palle.
La noia ci assale e, invece che rimanere davanti al palco ad inneggiare al Dio Metallo, ci andiamo a sedere e mangiare un panino con la polpetta (una delle tante specialità fritte del festival). Delusione… gli Agalloch, non la polpetta.

Sulle note degli Agalloch, che si stemperano in lontananza dietro di noi, abbandoniamo la posizione e andiamo a mettere le nostre vecchie ossa nel letto.
Mentre mi affaccio al balcone dell’Hotel sento i Rectal Rooter darci dentro come conigli. Forse forse hanno fatto uno show migliore degli Agalloch. Ma è la delusione che parla.

[Zeus]

Metaldays 2015 _ Tolmino(Slovenia) – Giorno 4

La quarta giornata del Metaldays ha inizio e già nell’aria si assapora una sorta di nostalgia pre-chiusura.
Il tempo è sempre super clemente con temperature che in ogni singola giornata arrivano a superare i 38 gradi con punte addirittura dei 40… ma qui abbiamo il Soca(Isonzo) con le sue cristalline e gelide acque a mantenerci freschi..o meglio ..a mantenerli. Dalla terza giornata del metaldays l’affluenza al festival e sempre più alta, anche grazie agli avventori giornalieri.

La giornata di oggi si apre con i NUCLEAR CHAOS una Death/Thrash band messicana che approda al main stage,dopo l’edizione dello scorso anno che li ha visti nel second stage. I Nuclear Chaos sono una band davvero fenomenale, grande presenza scenica e sopratutto grandi trascinatori con la loro musica. Salgono sul palco nonostante la temperatura sia a livelli altissimi e lanciano sul pubblico una mezz’ora di potenza e puro “chaos”, il talento di questa band è innegabile e lo dimostra il fatto che nel giro di 3 anni dalla loro formazione siano arrivati a degli ottimi risultati,che li potranno anche a calcare il palco anche al Wacken. Sicuramente una band da seguire e supportare.
Devo ammettere che appena avevo visto che erano la prima band in apertura già prevedevo l’affluenza di poca gente.Questa è una sorta di maledizione del Main stage, ogni anno, tutte le bands che si trovano in apertura al palco principale del festival hanno sempre,tutte,la sfortuna di dover suonare con il vuoto davanti a loro. Ovviamente per una questione di temperature e non di bravura delle bands di apertura. Purtroppo anche per i Nuclear Chaos non c’è stata eccezzione,con 40 gradi al sole davanti al palco ho contato pochi fedelissimi,che però hanno fatto un bel pò di movimento.
I Nuclear Chaos lasciano il posto “rovente” agli svedesi ALTAIR. Band sicuramente interessante e molto molto promettente.Thrash classico che fa divertire e saltare i propri fans,nonostante la canicola. Secondo me è un peccato vedere queste bands di livello qualitativo medio alto esibirsi davanti a poco pubblico.E purtroppo anche per loro la cosa non fa eccezzione! Ma si sono comunque fatti onore.

E’ tempo di lasciare il main stage per dedicarmi alle interviste della giornata con Adam Bomb e Chronic Hate e subito dopo corro al second stage per i BROKEN MIRRORS. Interessante band francese, dell’Alta Savoia per essere precisi. Con il loro Death/Thrash melodico e al fresco sotto le fronde dell’area che delimita il second stage il pubblico è decisamente più numeroso e più invogliato a divertirsi. Ottima performance questa dei nostri cugini d’oltralpe che sanno come movimentare il pubblico che gli sta difronte. Una scaletta che scorre via senza intoppi,con
un suono davvero spettacolare dato dalla loro bravura come musicisti. Credo che la definizione di death/thrash sia un po riduttiva dato che tendono,sopratutti nella parte degli assoli delle chitarre a riff che vanno dal Prog al Power. Una band da tenere d’occhio sicuramente.

Torno in sala stampa e sento parlare di questi DREADLOCK come una sorta di band innovativa. Non avendoli mai sentiti prima mi avvicino al main stage per appurare la veridicità delle affermazzioni sentite. devo dire che questa band è tutto tranne che innovativa,o perlomeno per noi Italiani non lo è dato che in patria abbiamo la band che ha, praticamente, fondato il genere..mi riferisco ai nostri Lacuna Coil. Bravi ma nulla di eccezionale, con una front lady a
tratti fastidiosa con un volume del microfono estremamente esagerato e lei con una voce assolutamente altissima ma senza tono…pathos. Hanno le potenzialità di trovare sicuramente un loro stile che li porti a distinguersi nella scena Metal mondiale!

La temperatura è ancora elevata ma finalmente è arrivato il momento di una delle bands più interessanti del Metaldays. Dal lontano bayou di New Orleans arrivano i CROWBAR. Io li ho sempre paragonati agli alligatori che infestano le acque paludose, arrivano lenti, silenziosi e poi in un lampo scatenano tutta la loro potenza. Cosi sono i Crowbar e il loro Sludge con infiniti richiami al Doom di qualità. Il loro show non ha bisogno di molti fronzoli, l’essenza di questa  band è descritta ampiamente attraverso la loro scaletta, che prevede pezzi come “Burn Your World”,”Planets Collide”,”All I Had (I Gave)”,”To Build a Mountain”,”Existence is Punishment”, giusto per citarne qualcuno. Come dicevo uno show senza fronzoli,pulito,secco,grintoso e pieno di energia.
Consiglio di vederli almeno una volta dal vivo!

Rimango nel main stage per una delle bands che inseguo live da un bel pò di anni.
Dalla Norvegia gli”iracondi” VREID. Band formatasi dallo scioglimento dei Windir subito dopo la morte di Valfar, cantante della band. Quest’anno si può dire che festeggiano il 21° anno di attività e per deliziare le nostre orecchie portano sul palco del Metaldays il meglio della discografia dei Windir ,con pezzi come ” Byrling”,”On The Mountain of Goats”,”Dance of Mortal Lust”,Det Som Var Haukareld” e “Krigaren is Gravfeld”.per poi ,ovviamente fare “Pitch Black” dall’omonimo loro album ,ormai targato 2006, a pezzi come”Helvete” e “Eldast, Utan Å Gro” tratti dal “Kraft”. Un po di delusione per la mancanza di brani tratti da “Welcome Farewell” che abbiamo avuto il piacere di recensire sulle nostre pagine ormai nel 2013. Ma a pensarci bene pe runa scaletta come quella che ci hanno proposto il nuovo sound della band, definito Black’n’Roll, ci starebbe stata come i cavoli a merenda!!
La loro esibizione è stata ,a mio avviso, tra le migliori di quest’edizione, suoni perfetti e nonostante il caldo non ha mai mollato la presa lo si percepiva meno! Il pubblico ha davvero molto apprezzato la band,e chi non li conosceva ne sono rimasti come “catturati” e subito dopo nell area del metal market già erano spariti i cd della band. Daltronte i festivals servono anche a questo no? A far conoscere delle ottime bands che nel marasma della discografia mondiale è inevitabile non vengano scoperte musicalmente!

Mentre nel Main stage si stanno per esaurire i minuti dedicti ai Vreid e alla loro esibizione nel second stage sta per salire sul palco una delle leggende dell’Hard Rock/Glam. Grandissimo chitarrista che oltre alla sua carriera solita  annovera numerose collaborazioni con personaggi del calibro di Michael Monroe. Sulla scena dal lontano 1985 questo grande rocker non ha perso un grammo della carica che lo contraddistingueva… ovviamente parlo di ADAM BOMB.
“Fatal Attraction”,”Russian Roulette” “SST”,”I want my Heavy Metal” sono alcuni pezzi che hanno allietato i padiglioni auricolari di tutti gli avventori del secon stage. Adam Bomb dietro al suo enorme boa di piume ficsia e nere e i suoi compagni di avventura musicale (entrambi Italiani) non si sono risparmiati e hanno fatto divertire tutti. Nulla è stato lasciato al caso e anche la loro back line era davvero una cosa strepitosa, dalla batteria, alle casse era
tutto illuminato da led,per non parlare della strepitosa chitarra di Adam anch’essa piena di led che la illuminavano dall’interno. Davvero una delle migliori performance sceniche degli ultimi tempi!

Lasciamo il Glam’n’Roll di Adam Bomb  tornare al main stage e prepararci per uno degli spettacoli live che sta infiammando il globo. Arrivano dalla Svezia e sono una delle bands più entusiasmanti dal vivo degi ultimi anni. Attivi dal lontano 1997 approdano al Metaldays,per la primissima volta ed è già delirio… parliamo degli HARDCORE SUPERSTAR. L’area del mainstage si è notevolmente rimpolpata, la gente ha abbandonato le rinfrescanti rive dell’Isonzo per venire a fare festa con gli svedesi più divertenti del mondo. Unica parte scenografica dello stage è un immenso banner con l’immagine di HCSS,il loro ultimo e stra famoso lavoro,quello che li ha definitivamente fatti entrare nell’olimpo dei grandi nel Metal.
Che la festa abbia inizio…
In 75 minuti gli Hcss propongono una delle loro scalette migliori. L’intro è il via alle urla dei fans da Dreamin’ In a Casket arriva “Need No Company”,”Last Forever”,” My Goog Reputation” fanno letteralmente saltare tutti ,compresa la band. E’ davvero fantastico quando vedi sul palco bands come loro che si divertono come se fosse la loro prima volta sul palco. Immancabile il crowdsurfing, i salti e le tipe che, a cavalcioni degli amici, mostrano la lingerie o direttamente il seno, mi aspettavo anche di veder volare qualche reggiseno ma il loro tasso di Groupies è a livelli ancora basilari (piccola parentesi.. intanto i miei colleghi fotografi maschi ringraziano per la vista e fanno a gara a chi le fotografa più da vicino!..). La scaletta degli HCSS è sempre in crescendo e riversano sul pubblico anche pezzi come ” Touch The Sky”,”Cry your Eyes Out”, la favolosa “Somebody Special”,seguite a ruota da “Liberation”e “Moonshine”, fantastico quando Jocke ha spiazzato tutti ed è andato nel photopit e si è praticamente lanciato sui fans continuando a cantare e ad esaltare tutti i presenti. Davvero spettacolare..e per finire la cliliegina sulla torta che è arrivata con “We Don’t Celebrate Sunday” con l immancabile superecoro del pubblico e la voglia che questo concerto non finisca.. ma come tutte le belle cose …anche questo live ha una conclusione, che però lascia faccie sorridenti e tanta emozione tra il pubblico. Davvero superlativi!

Rimango nel paraggi del main stage per aspettare i prossimi a salire sul palco… altri svedesi,ma di tutt’altra pasta rispetto agli Hardcore Superstar. Una band che negli anni, con il cambio di frontlady, ha perso moltissimo smalto e  seguito. Mi riferisco agli ARCH ENEMY, orfani di quella che era il loro punto forte si trovano secondo me a brancolare in balia delle onde. Un’ora e mezza a loro disposizione. “Khaos Overture” segna l’inizio della loro esibizione subito seguita da “Yesterday is Dead and Gone” ho la riprova che senza Angela non hanno più senso di esistere!
Speravo in un miglioramento, vista la recente entrata nella band di Jeff Loomis alla chitarra riprendessero un pò vigore e invece mi sbagliavo. Nonostante la loro scaletta che annoverava pezzi come,”My Apocalypse”,We Will Rise”,”Avalanche”,”Nemesis”,”War Eternal” e molti altri,non hanno brillato come spettacolo ne come performance. Ma ho visto Alyssa più reattiva dell’ultima volta e quel po’ di scena che c’era era lei che la creava… tralasciando le linee vocali, sopratutto nei pezzi vecchi sembrava quasi non cantasse!
Ormai ho visto diverse volte questa band dal vivo e non riesco a cambiare idea su di loro… ma non è comunque un dramma!

Penultima band della serata sono gli UNEARTH.. che il Metalcore scenda su di voi.Questi statunitensi sono una delle band più seguite per gli amanti del genere e dicono che i loro live sono estremamente coinvolgenti..percui testiamoli.
Il primo pezzo è “Giles” preceduto da un Intro e Trevor(il fronman) inizia subito a incitare wall of death e headbanging e la reazione del pubblico non si fa attendere poi molto.. nei primi 5 minuti di concerto è stato un delirio ..che poi è peggiorato con il passare dei minuti. Con pezzi come  “My Will Be Done”,”This Lying World”,”To The Ground” hanno sicuramente passato a pieni voti il mio test. Davvero una band grandiosa,pubblico divertito e partecipe.

Purtroppo devo abbandonare gli Unearth prima della fine della  loro esibizione per volare letteralmente nel second stage sul quale tra poco saliranno sul palco una delle band più attese…

Sono le 2 del mattino e si alza il sipario sugli ellenici più conosciuti del Metal,e sicuramente quelli che hanno lasciato maggiormente un impronta personale nel nostro amato genere musicale… I ROTTING CHRIST.
L’area del second stage è veramente stracolma di persone.. credo davvero che la scelta del second stage sia molto limitativa per la loro esibizione.. ma tant’è!
Calano le luci e l’attesa sale ed eccoli… “666” da il via al chaos e già si può percepire la potenza sonora a cui stiamo andando incontro. I 75 minuti più corti della mia vita quelli che non avrei mai voluto finissero.. L’estasi era praticamente completa e totale. I Rotting Christ sono una delle bands più ipnotiche del Metal e lo hanno ribadito con questa esibizione al Metaldays strutturando una scaletta che ha pochi eguali. Pezzi come “P’unchaw Kachun Tuta Kachun” ,”Athanati Este”,”Kata ton Demona Eautou”,”Nemecic”,”King of a Stellar War”,”The Sign of Evil
Existence”,”Societas Satanas”,”In Yumen Xibalba”,”Chaos Geneto” e altre il tempo è letteralmente volato.
Anche chi non li ama non ha potuto fare a meno che fermarsi ad ascoltare l’intero concerto e placare tutta la stanchezza della giornata con la loro musica e atmosfera ricca di misticismo e maestosità. I suoni sono stati davvero il top del top, tutto era semplicemente perfetto senza sbavature o dissonanze. L’energia che emanavano era davvero qualcosa di indescrivibile e unico. La giornata non poteva chiudersi in maniera migliore anche se con la tristezza nel cuore nel rendersi conto che è stato il penultimo giorno del festival….

[Draconian_Hell]

Metaldays 2015 _ Tolmino(Slovenia) – Giorno 3

Il caldo non molla e neanche noi!

Terzo giorno di Metaldays da oggi inizieranno  le giornate di fuoco… e non solo per il clima.
L’area campeggio è completamente piena,in alcune zone (non solo quelle più vicine al paese) addirittura per passare si deve farlo schivando le tende piazzzate in ogni centimetro quadrato,in tanti anni di questo festvals non ho mai visto una cosa cosi e l’afflusso di metalheads è continuo e costante. in pratica il paese ha quadrupliczto la sua popolazione in soli 3 giorni dall’inizio del festival.

La giornata inizia con l’assegnazione delle interviste (che leggerete a breve)… son in pentola cosa succulente!
Prima mand che riesco a seguire sono i THE DEVIL. La band si presenta con un look omogeneo,completo nero di taglio militare aderente con grossi bottoni e identiche maschere veneziane solo diverse di colore. Da li so già che le goto saranno al massimo 10 percchè apparte il bassista non c’era neanche un minimo di movimento da pare dei componenti. Musicalmente sono molto tecnici e tendono molto al prog ma con influenze più lente e miste industrial ma sicuramente interessanti… pezzi completamente strumentali, 2 tastiere, batteria, basso e due chitarre, la voce narrante era registrata! Sinceramente non so scrivere molto di loro se non per la qualità della loro performance, a la prescenza scenica era dovuta solo esclusivamente a un fattore di look che può anche starci nell’insieme!
Li consiglio.

Cambo palco per andare ad assistere all’esibizione della prima band Italiana in programma al Metaldays. All’ombra dello spiazzo del second stage ci sono gli EVER FROST, purtroppo,causa rotazione delle bands arrivo all’inizio del loro ultimo pezzo. Per quel poco che ho sentito questa band nostrana,di modena precisamente, farà parlare di se in futuro con il loro death progressive melodico.Vi consiglio di seguirli.

Mentre si aspetta il calare del sole sul mainstage salgono sul palco gli EMIL BULLS, band di Monaco, loro come genere si definiscono Alternative Metal… ma secondo me vanno oltre. Sono coinvolgenti e brutali,nonostante siano solo le 17 del pomeriggio e il caldo di fronte al main stage sia ancora insopportabile fanno saltare tutti! Davvero una grande band, soprattutto in chiave live. Le ultime ore del pomeriggio sono tutte dedicate ai Thrasher!!

Ore 18.15 puntuali come un orologio salgono sul palco i DEATH ANGEL. Dico subito che la loro esibizione è stata rovinata da molteplici problemi alle chitarre che ogni tanto sparivano, e non solo dalle spie. Nonostante tutto sono andati avanti e fanno fatto uno show da paura, snocciolando pezzi come “Left for Denied”, “Sons of The Morning”, “Claws in so Deep”, “Fallen”, l’inossidabile “The Dreamns Calls for Bllod”, “Thrown to the Wolves” e molti altri. Grande esibizione e il mosh era praticamente continuo, l’area concerti era affollatissima da decine di centinaia di Thrasher incalliti di tutte le età. In fondo il bello della musica è anche quello, no?

Ovviamente rimango sul main stage per aspettare l’entrata in scena dei carioca SEPULTURA. La folla è in continuo aumento e tutti fremono per continuare i mosh e i circle che hanno interrotto con i Death Angel. I Sepu non li hanno lasciato molto ad aspettare e partono subito con “The Vatican”, “Kairos”, “Propaganda” e “Innerself”… giusto per scaldare gli animi! Poi è stata una carrellata di pezzoni storici come “Territory”, “Orgasmatron”, “Ratamahatta” e per finire con l’impareggiabile “Blood Bloody Roots”.
So che molti storcono il naso quando Derrick Green canta i pezzi che molti attibiuscono come abilità alla volce di Max, ma secondo il mio parere con lui alla voce hanno acquistato lustro, indipendentemente dai campanilismi sui membri o ex membri. La loro esibizione è stata come al solito coinvolgente, Andreas e Derrick sono delle macchine da palco c’è poco da discutere su questo.

Dal Thrash si comincia a salire di potenza con l’Hardcore degli HATEBREED, band che negli ultimi anni ha saputo conquistare una grandissima fetta di pubblico e non solo tra i Metalheads. Se non sbaglio, la prima volta in assoluto sul palco del Metaldays. Il pubblico era è davvero tanto nel main stage ed è ancora galvanizzato dai Sepultura… sicuramente ci vorrà molto poco perchè si scateni “l’inferno nel paradiso”… difatti l’hanno pensata giusta iniziando con “Mandatory Suicide” degli Slayer. Non amando molto il genere son poco ferrata sui pezzi che hanno fatto, tra quel gran poco ho indivituato “Tear It Down”, “Dead Man Breathing”, “Everyone Bleeds Now” e “I will be Hearder”. Nell’insieme sicuramente una bella botta energetica, suoni ed esibizioni molto buone… per gli appassionati sicuramente un momento ottimale per fare festa e difatti Crowdsurfing e circle sono praticamente costanti!

Ore 22,45 è tempo di raffreddare gli animi degli amanti dell’Hardcore e preparare e di fare incendiare quelli del Metal di qualità e annata che come i migliori vini con il tempo può solo migliorare… sul palco ora gli ACCEPT. I teutonici capitanati da Marc Tornillo scaricano una dopo l’altra le canzoni che,secondo me, rappresentano meglio il quasi mezzo secolo dalla loro fondazione, ad opera di quel grande “Gods of Metal” di Udo Dirkschneider! E’ “Stampede” ad aprire i giochi, per poi cedere il passo a “Stalingrad”, “Loser and Winner”, “Midnight Mover”, “Princess of the Downe”, “Dark Side of my Heart”, l’immancabile “Metal Heart” che ha fatto cantare tutti, mentre “Teutonic Terror” ha scatenato un ulteriore passaggio di energia sul pubblico per finire in bellezza con “Balls to the Wall”! Un concerto senza pecche, pulito, chiaro ed essenziale come nella migliore tradizione del True Metal teutonico! Davvero grandiosi!

Cambiamo palco e anche completamente regime musicale.
Ore 23.30 fanno il loro ingresso sul palco del second stage i KAMPFAR. Ogni parola sulla loro esibizione potrebbe sembrare del tutto superflua, però questa band deve essere vista dal vivo… perchè pezzi come “Mylder”, “Troll D d’Os Trolldom”, “Swarm Norvegicus”, “Altergang”, “Ravenheart”, “Hymne” vanno sentite dal vivo… Suoni perfetti e atmosfera davvero ad HOC per questi norvegesi, chiudono la loro grandiosa esibizione con “Our Hounds, Our Legion”.

Dalla Norvegia passiamo direttamente al nuovo continente..sul main stage ci aspetta una delle bands storiche del Metal i CARCASS, capitanati da Jeff Walkers. Scaletta a dir poco memorabile aperta da “Unfit for Human Consumption”… superlativa, per passare a “Incarnated”, “Incarnated Solvent Abuse”, “Corporal Jigsore Quadrary”, “1985”, “Burnied By Dreams”, “This Mortal Coil” e molti altri. Poco meno di un ora e mezza di puro spettacolo… unica pecca da fotografa erano le eccessive , o meglio onnipresenti, luci bianche con l’aggiunta di fake fog, ma per il resto l’eccellezza musicale sotto tutti i fronti!

Ormai sono le 2 del mattino e si chiudono i riflettori sul main stage, per lasciare spazio, sul second stage all’ultima bands prevista per la giornata i paladini del NWOBHM: i BLITZKRIEG. Per chi non lo sapesse, questa è una band attiva fin dai primi anni 80 che vanta musicisti provenienti da Raven, Tygers of Pan Tang e Avenger. Hanno proposto al pubblico, che nonostante l’ora era sveglio e attivo!! Lo spettacolo dei Blitzkrieg è stato l’ideale per chiudere in bellezza la giornata del terzo giorno del Metaldays con il loro Heavy NWOBHM! Davvero grandi!

TO BE CONTINUED…..

[Draconian_Hell]