Soilwork – The Ride Majestic (Nuclear Blast)

Il 2015 è senza dubbio un annata aurea per le uscite nel nostro amato genere,che ha portato tantissime conferme e lavori strepitosi! Come molti di noi,attendevo con  ansia l’uscita del nuovo capitolo dei SOILWORK,il 15°per essere precisi.
Gli svedesi partoriscono “THE RIDE MAJESTIC ” , che è il degno sucessore di The Living Infinite uscito due anni orsono in un doppio album che aveva dell’incredibile.
“THE RIDE MAJESTIC ”  è 50 minuti di esplosione musicale.Rispetto al suo predecessore troviamo moltissimi cambi tempo in piu’ e piu’ armonicita’ anche grazie alla massiccia presenza di parti corali,che non fanno assolutamente perdere l’impronta musicale tipica di questa band,anzi. E’ praticamente impossibile pensare alle partitura musicale slegata dai testi ,che, in  “THE RIDE MAJESTIC ” ,hanno un unico filo conduttore “Vita e Morte”.
Bjorn in un anteprima sulla realizazzione  di The Ride Majestic ha spiegato che tutto il lavoro è una sorta di “tributo” a tutte le persone che conoscevano e che durante la stesura del disco son venute a mancare… un modo per ricordare che la vita ,dopotutto è una magnifica corsa!
THE RIDE MAJESTIC è un opera assoluta e unica,che determina un ulteriore crescita professionale per i Soilwork che continuano con la loro musica a portarci in inconsapevoli viaggi musicali.Questo album non ha assolutamente nulla di noioso, ti trascina dalla prima all’ultima canzone senza che te ne rendi conto. Con le sue atmosfere e gli inaspettati picchi di cambi tempo cattura al massimo l attenzione dell ascoltatore e, come in The Living Infinite, e’ difficile parlare  per singola traccia.
“THE RIDE MAJESTIC ”  è un lavoro  che mette in risalto la bravura di questa band. Bravura che gli permette di mantenere un armonia totale in tutto l’album che e’  caratterizzato dalla massiccia presenza delle pelli di Dirk ,dalle chitarre che sembrano scivolare a tratti tra seta e chiodi, dalla voce di Speed che si riconferma superlativa anche grazie alle  numerose parti corali e la new entry della band Markus Wibom (ex Hearts Alive) che dimostra di avere tutti i numeri per poter fare grandi cose con i Soilwork come gia’ dimostrato in The Living Infinite.
In Ride The Majestic son presenti due guests che affiancano Bjorn parliamo di Nathan James Biggs (SONIC SYNDICATE) in  ‘Father and Son, Watching The World Go Down’ e di Pascal Poulsen (ODIUM) in  ‘The Phantom’.
Ricordo che la band  sarà in tour europeo come headliner tra Novembre e Dicembre e toccherà molte citta’ .. di cui l’1 Dicembre l’unica data Italiana al Colony di Brescia!

Voto 9

Tracklist:
1. The Ride Majestic
2. Alight In The Aftermath
3. Death In General
4. Enemies In Fidelity
5. Petrichor By Sulphur
6. The Phantom
7. The Ride Majestic (Aspire Angelic)
8. Whirl Of Pain
9. All Along Echoing Paths
10. Shining Lights
11. Father And Son Watching The World Go Down

Bonus track nella versione digi:
12 Of Hollow Dreams
13 Ghosts And Thunder

Line UP:
Björn Strid − voce
Daniel Antonsson − chitarra
Sylvain Coudret − chitarra
Sven Karlsson − tastiere
Markus Wibom – basso
Dirk Verbeuren − batteria

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Good Tiger – A Head Full Of Moonlight

Cosa succede quando si prendono quattro o cinque amici che come comune denominatore hanno quello di fare buona musica in 3/4 (in realtà molte di più) rispettive band?
Cosa succede quando si coinvolge il pubblico in maniera attiva, offrendo un prodotto valido al fine di un crowdfounding? Nascono i Good Tiger.
Prima di parlare del lavoro penso sia doveroso spendere qualche parola sui membri:
Elliot Coleman: cantante di spessore incredibile,con una predisposizione al Soul fuori dal comune, dopo un periodo di inattività,dopo aver militato nei Tesseract,eccolo tornare su un palco,nella migliore delle maniere.
Derya Nagle and Joaquin Ardiles: già colleghi nei The Safety Fire, incrociano ancora le chitarre in questo progetto (letterlamente,visto che uno dei due è mancino),il riffing è caratteristico,ci hanno sempre viziato in merito.
Alex Rüdinger: alla batteria il poliedrico uomo dai mille e più progetti, forse uno dei musicisti più itineranti e versatili degli ultimi anni, è passato dal suonare death metal con i the faceless a suonare cose più groovy con i monuments,approdando nella famiglia Good Tiger,dopo esser passato per le grinfie di gentaccia come Jeff Loomis e Keith Merrow, valore aggiunto a tutto tondo, un piccolo genio ritmico.
Morgan Sinclair: formalmente chitarrista dei My Project Ghost (band di cui aspetto ansiosamente il debutto) ma anche chitarrista live con gli Architects, questa volta lo troviamo al basso, inutile dire che il suo zampino si trova qui e li nell’EP,chiaro e distintivo,come fosse un marchio.
partiamo da un presupposto: questo disco è un disco voluto dal pubblico.
I Good Tiger hanno proposto una campagna di raccolta fondi, dicendo pressapoco: in caso ciò che stiamo proponendo vi piaccia, aiutateci e la faremo uscire.detto fatto nel giro di pochi giorni si è passato il target (molto onesto e contenuto) e il disco sta uscendo in maniera molto celere.
Il disco inizia con un riff alla Police e un falsetto che trascina il tutto in un pezzo caldissimo e groovy, dove il grosso del lavoro lo fanno basso e batteria, letterlamente comunicando con l’ascoltatore,il tutto imprezziosito dalla voce caldissima ed avvolgente di Elliot..che dire, un inizio inaspettato e soprattutto che rivela subito di che pasta è fatta la band o super band,come volete.
L’ep prosegue con un pezzo che apre come solo il buon Sinclair sa fare,dissonante,passatemi il termine “storto” e con un tiro pazzesco..il disco prende subito un’altra piega,che personalmente apprezzo di più,qui compaiono i primi scream, e il pezzo fila bene,concludendosi con grinta, come ciliegina sulla torta, un ottimo assolo.
Da questo punto in poi la musica cambia e i pezzi lenti e prettamente Pop sono seminati con cura lungo i rimanenti brani, che tendono a diventare più duri, hardcore/metalcore melodico,ma con un graffio che non lo fa diventare mai troppo stucchevole.
Coniugare elementi così diversi,come Hardcore moderno, metalcore, djent, musica pop, musica nera,soul e del sano rock, non è assolutamente facile, ma i nostri prodi musicanti ci sono riusciti alla grande, un EP che consiglio a tutti quelli che desiderano una ventata di musica fresca nelle orecchie.

 

Tracklist:
01. GT 1 Where Are The Birds
02. Snake Oil
03. Enjoy The Rain
04. Paint What You See
05. Aspirations
06. Latchkey Kids
07. All Her Own Teeth
08. Understanding Silence
09. ’67 Pontiac Firebird


Lineup:

Elliot Coleman: voce
Derya Nagle and Joaquin Ardiles: chitarre
Morgan Sinclair: basso
Alex Rüdinger: batteria
voto 8.5/10

qui potete sentirlo in streaming ed eventualmente preordinarlo:
http://www.kerrang.com/37510/good-tiger-stream-new-album-a-head-full-of-moonlight/

[tank]

Arkona + Korpiklaani (report live – Ljubljana)

Sempre di più Ljubljana sta diventando meta di concerti per molti ragazzi del Triveneto, che invece di spingersi fino a Milano o Bologna, preferiscono la piccola capitale Slovena per vedere da vicino le loro band preferite. Il 26 ottobre 2015 è stato il turno della band  folk metal finlandese Korpiklaani, supportati dai paladini del Pagan metal, i russi Arkona.
Il clan del bosco (traduzione dal finnico di Korpiklaani) è in tour a supporto l’ultimo album Noita del 2014. Formatisi nel 2003 a Lahti in Finlandia e capitanati dall’eclettico cantante Jonne Järvelä, hanno all’attivo ben 10 album. Anche per questo show l’attesa era altissima, tanto che si è sfiorato il Sold Out. Poco più di trenta biglietti erano rimasti disponibili la sera del concerto, riempendo la sala del Kino Šiška di Ljubljana come mai visto prima. A contribuire a questo successo, bisogna ammettere, hanno aiutato molto gli Arkona, con la biondissima Masha “Scream” Arhipova alla voce. La loro musica, con un misto di Folk Pagano, metal e melodie tradizionali russe è qualcosa che quando ti entra nell’orecchio ti appassiona fino nel profondo, tanto più, perché cantato nella loro lingua madre.
Alle 20.30 precise si spengono le luci della sala e si accendono le luci del palco. Con il sottofondo del loro intro, entrano in scena gli Arkona, che subito attaccano con
Yav, tratta dall’ omonimo album del 2014. Proseguono senza sosta con una scaletta da togliere in fiato, senza tralasciare nessuna delle loro hit, tra le quali Roi, Gode, Roi , Yarilo, è la più nazional popolare russa di tutto il concerto, Stenka na Stenku. Il pubblico è letteralmente in delirio cantando, pogando, urlando e scatenandosi ad ogni canzone, immersi totalmente nella musica, e stranamente, non nello filmare o fotografare col cellulare lo show. Una brutta abitudine dell’era degli smartphone…Mi son sempre chiesto che scopo c’era andare a un concerto live, se poi lo si guarda dallo schermo del cellulare davanti a noi. Una cosa che ho notato subito e mi ha fatto veramente piacere. I sessanta minuti passano veloci e si sta avvicinando il momento dei Korpiklaani, che dopo la splendida performance degli Arkona, non avranno un compito facile.
Rapido cambio palco, e si entra nei magici e festosi boschi finlandesicon i Korpiklaani. Il concerto inizia subito al massimo, con Viinamaen Nies, canzone in cui c’è tutto, nel vero senso della parola, dai coretti Hey Hey Hey, ai violini incrociati con la fisarmonica, corredata da una ritmica di chitarra elettrica e basso. Pubblico letteralmente in delirio, inizia il crowdsurfing, salti e balli, sembra quasi di stare in una sagra paesana dei tempi passati. Del resto la musica dei Korpiklaani, con il suo mix di folk tradizionale e heavy metal, è fatta apposta per ballare, bere e fare festa. Il concerto prosegue senza sosta, non mancano Sahti, Lempo, Vaarinpolkka e tutti i loro più grandi successi. A metà concerto c’è però una inversione di tendenza, con un paio di pezzi più tranquilli e oserei dire quasi doom, che hanno un po’raffreddato l’ambiente. Una scelta di scaletta discutibile o fatta a tavolino per introdurre una delle loro canzoni di maggior successo intitolatala Vodka?

Bam! L’esplosione! Il pubblico è impazzito e la festa raggiunge il suo culmine, tutti in coro a urlare Vodka! Vodka! Vodka! , accompagnati dal ritmo costante della grancassa! Boato del pubblico finale, i Korpiklaani si fermano, ringraziano, salutano tutti e se ne vanno da eroi.
Ovviamente è tutto una finta, all’urlo del pubblico We want more, ripetuto ad oltranza, la band ritorna sul palco per regalarci qualche ultimo pezzo.

Novanta minuti di concerto, che è diventata una festa dal sapore nordico, ed è già tempo di tornare a casa, con il jingle Vodka! Vodka! che continua a frullare nella testa.

Visitate il sito www.dirtyskunks.org per tutti gli aggiornamenti del promoter.
Galleria fotografica Korpiklaani: CLICCA QUI

Galleria fotografica Arkona: CLICCA QUI

[Manuel Demori]

Cradle Of Filth + Ne Obliviscaris (live report)

Il 4 novembre 2015 l’Inquisitional Tourtoure tour 2015, ha portato al New Age di Treviso la band black metal sinfonica Inglese Cradle of Filth. Accompagnati dagli Australiani Ne Obliviscaris, hanno trasformato per una sera il New Age in un Pantheon del Black Metal. Numeroso il pubblico accorso per questo evento.

Mezz’ora dopo l’apertura del locale salgono sul palco i Cadaveria, band Italiana guidata dalla sensuale cantante che dà anche nome alla band. Formata da membri dei Necrodeath e degli Opera XI, sono sulle scene ormai dal 2001 e con il loro Black Metal Gotico un po’ horror, sono un degno gruppo di apertura per le due band che stanno per succedersi sul palco.

Arriva il turno dei Ne Obliviscaris, al loro primo concerto in Italia. La band Australiana, formatasi a Melbourne nel 2003 ha all’attivo solamente due album, Portal of I del 2012 e Citadel del 2014. Con il loro sound che mescola metal estremo progressivo d’avanguardia, jazz e musicaclassica, hanno creato molta aspettativa tra le persone presenti. La scaletta suonata, composta da solo tre pezzi ( ma che pezzi!!!) non poteva essere più azzeccata per la serata. Il concerto inizia con “Devour Me Colossuspt.1-blackholes” dal loro ultimo album. Decisamente una delle migliori canzoni con continui interscambi di voce dal pulito al growl che abbia mai sentito. Nonostante la complessità del pezzo e i quasi quindici minuti di lunghezza, l’ascolto non è per niente impegnativo e rende la situazione quasi mistica. Si prosegue con Phyrric,sempre dall’ultimo disco, per terminare con il capolavoro, la composizione che viene studiata perfino dagli studenti del conservatorio di Sidney a fianco di Beethoven e Mozart, il pezzo più magico del loro primo album, “And Plague Flowers The Kaleidoscope”. I dieci minuti abbondanti di questa poesia messa in musica terminano troppo presto, ed è quasi ora della band headliner della Serata, i Cradle of Filth.

La band inglese, guidata da Dani Filth, presenta il loro nuovo album, uscito a luglio del 2015 intitolato “Hammer of the Witches”. Disco che ha avuto una critica favorevole dopo gli alti e bassi degliultimi anni. Parte l’intro “Humana Inspired To Nightmare” seguito da “Heaven torn asunder”, tratte da “Dusk and her Embrace del 1996”. Si prosegue senza sosta con “Cruelty Brought Thee Orchids” dall’album di maggior successo della band, Cruelty and the Beast. Il concerto continua e finalmente sentiamo la prima canzone dall’ultimo cd, “Blackest Magick In Practice”, seguita da molti pezzi tratti per lo più dagli album del passato.

Alla fine della fiera, i pezzi da Hammer of the Witches, si limitano a quattro. Un vero peccato, perché sarebbe stato interessante sentire qualche pezzo nuovo in più. In ogni caso in scaletta non sono mancati i veri capolavori del gruppo, come “Her Ghost In The Fog” o “The Forest Whispers My Name”.  L’acustica del locale durante il concerto dei Cradle of Filth era molto buona, senza suoni impastati e con tutti i strumenti ben equalizzati. Dani Filth ha cantato veramente bene. Negli ultimi tempi le sue performance non erano proprio al top, ma qui al New Age ha dato veramente il massimo. Strumentalmente ineccepibili, con una nota di merito alla tastierista e cantante soprano Lindsay “Schoolcraft”, che ha accompagnato a meraviglia Dani nelle

parti più gotiche dei brani.

Anche questa serata volge al termine.  Il loro tour prosegue in giro per l’Europa fino a fine anno, per poi spostarsi negli Stati Uniti nei primi mesi del 2016. Abbiamo visto due band di alto livello, che si sono succedute sul palco. Il futuro del Black Metal sinfonico, i Ne Obliviscaris, che si sono distinti per la loro musica ricercata e i fondatori del genere, i Cradle of Filth, da ormai più di vent’anni sulle scene, che nonostante tutto hanno ancora molto da dire.

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[Manuel Demori]

Intervista ai Tesseract

da web

In seguito alla recensione di Polaris,ho avuto modo di fare una mini intervista ai Tesseract, a rispondermi è stato il chitarrista James Monteith, qui di seguito riporto il contenuto per intero, buona lettura!

-1 Prima di tutto, benvenuto sulle pagine di The murder inn, la prima è una domanda a 360 gradi, siete del tutto coscienti e soddisfatti della direzione musicale che avete preso?

-james- ciao,grazie di aver voluto scambiare qualche parola con noi. Si, siamo molto felici di dove siamo arrivati musicalmente parlando. Il sound dei Tesseract è in costante evoluzione e abbiamo raggiunto un ottimo compromesso fra musica interessante e accessibilità, il songwriting è molto maturo e da origine a canzoni molto complete che ci piacciono molto.

-2 Polaris ha un concept molto ben definito,come è stato scelto?

-j- Noi tutti siamo dei nerd di scienza e spazio,quindi amiamo tutto ciò che è correlato, ad ogni modo, il concept di polaris è la costante evoluzione della vita nell’universo, metaforicamente anche di ciò che siamo all’interno della storia, attraverso momenti difficili,siamo comunque qui, e ciò è bello.

-3 Come è avenuto il processo di stesura del disco? Avete arrangiato la musica e scritto i testi parallelamente o li avete aggiunti in un secondo momento?

-j- Acle (chitarra) generalmente crea tutti i riff e le idee, sulle quali Dan scrive le parti vocali e i testi, a questo punto il resto viene messo insieme dalla band intera. Partendo da una demo evolviamo il pezzo fino alla versione finale.

-4 I suoni, la produzione e i dettagli,sono una naturale evoluzione del vostro sound o hanno un significato correlato al concept dell’album?

-j- Io penso che sia tutto una naturale evoluzione del nostro sound, tutto contribuisce a creare astmosfere e mood, in questo lavoro, ha contribuito il nostro tecnico del suono live, Aiden O’brien, che produce anche musica elettronica, lavorando insieme ad Acle ha inserito un sacco di effetti e sample come il Piano distorto e ha aiutato con gli effetti di chitarra, per raggiungere il sound che avevamo in mente.

-5 Aver cambiato cantante, ha influito sul processo compositivo? se si,come?

-j- no,davvero per nulla, essendo Dan parte del nostro primo album “ONE”, Il suo ritorno alla band è stato indolore, si è inserito molto facilmente,andando a lavorare sui pezzi grezzi proposti da Acle e accrescendo l’entusiasmo e la “fame” per un nuovo album.

-6 Vi ho visti dal vivo questo inverno, sono rimasto compito da come ricreate le atmosfere live, come ci riuscite?

-j- Grazie del complimento, non credo ci sia un vero e proprio segreto, Penso che come band,suoniamo al meglio delle nostre capacità, Aidan è un bravissimo tecnico e ci aiuta in questo.

-7 Siete contenti del tour che state per iniziare? sono molto curioso di vedervi dal vivo e di sentire Polaris in un contesto live.

-j- Si,siamo molto gasati di tornare on the road, abbiamo appena fatto un tour australiano con i Caligula’s horse (che sono un’ottima band),poi andremo in america e in fine torneremo in europa con i contorsionist, Siamo molto contenti in oltre di fare il nostro primo tour da headliners dopo 8 anni di attività e 12 di progetto.

-8 questa è una domanda generica: cosa pensate della direzione che ha preso il music business negli ultimi anni? pensate che nell’era dei social media la qualità sia a volte rimpiazzata dal buon marketing?

-j- penso sia una lama a doppio taglio, i social media sono uno strumento in più, i Tesseract stessi non esisterebbero senza l’interazione fra membri di forum (come sevenstring.org) e in oltre la nostra fanbase,si è sviluppata online ancora prima di poterci esibire live,allo stesso modo però lascia spazio a ridondanti esempi di band che non sempre hanno qualcosa di nuovo da dire e che magari pensano più a spingersi e farsi notare piuttosto che dare il loro contributo alla musica,ad ogni modo, penso i pro superino di gran lunga i contro.

Questa è stata l’ultima domanda per oggi, vi ringrazio per il vostro tempo e vi auguro buona fortuna per il tour imminente.


-j- grazie mille e ci vediamo il prossimo anno!

[tank]