Un tempo il metal era molto più verde – la rassegna del 2015 di TheMurderInn

Quest’anno, perché è il 2015, perché siamo l’inverno sta arrivando (come dicevano in una serie televisiva, ma qua sembra che sia l’equivalente della tipa figa al bar che te la fa annusare e poi se ne va via) o per qualsiasi motivo, fra cui che ne abbiamo voglia, facciamo un piccolo resoconto, una sorta di un-due fra il buon Skan e il sottoscritto Zeus. Non vogliatecene male, ad una certa età (nonostante molti pareri contrari), si tirano le somme… e il risultato non viene mai.

Skan:

Il 2015.

Riassuntone di fine anno.

Più passano gli anni e meno si ringiovanisce.

E come ogni fine anno si va con la memoria agli anni passati e si dice mugugnando tra sé e sé: ” Ma quest’anno è uscito un capolavoro?” che ne so, giusto per rimanere nella mia generazione, “un altro NOLA, un altro NIGHTFALL IN THE MIDDLE EARTH, un altro DE MYSTERIIS DOM SATHANAS, un altro MUTTER, un altro LEVIATHAN??”. No, effettivamente no. Quindi che bisogna fare? Automutilarsi nella disperazione più totale? Non ascoltare più metal? Andare al bar, bere, e ammorbare un povero avventore con la storia che una volta il metal era molto più verde rispetto adesso, e i nuovi gruppi copiano solo i vecchi gruppi e per questo c’è stato un inverno caldo? A mio parere niente di tutto questo, perché:

A) Quei dischi di cui si diceva prima esistono ancora, quindi se vuoi ascoltarteli basta inserire la cassetta nel mangianastri e lasciarsi travolgere. Sono capolavori, e in quanto tali funzionano oggi come allora.

B) Di roba decente quest’anno ne è uscita, a me sono piaciuti un sacco SULPHUR AEON, PARADISE LOST, il live dei ROTTING CHRIST, e devo ancora ascoltarmi CLUTCH e un sacco di altra roba.

C) Continua il trend positivissimo dei piccoli eventi/ concerti. Mai come in questi anni ho visto il fiorire di eventi/concerti (in Italia e all’estero) di piccola media taglia, fatti da fan per i fan. Che ne so, avete visto il bill del Fosch fest 2015, o lo United as One in Emilia Romagna, o uno dei innumerevoli festival minori in Austria, o in Germania o nell’Est Europa? Questi a mio avviso sono attualmente la linfa vitale del metal. Ormai dischi ne escono a valanga, di ogni genere e sottogenere, ma la qualità del gruppo la si vede solo su un palco. E se l’ambiente è ristretto e l’atmosfera è quella giusta, la miscela diventa TNT. Quest’anno sono andato al Kaltenbach in Austria, ed è stato più rigenerante che una seduta dallo psicanalista dentro una Spa.

D) E’ inutile fare riflessioni da talk show sulle uscite di quest’anno, anche se divertenti e/o piacevoli, sono completamente inconcludenti. Intanto, non mentiamoci visto che abbiamo un età in cui è richiesto fare i seri, il metal per noi è una dipendenza. Potrebbero seguire 5 lustri in cui non vengono stampati proprio dischi e noi riusciremo sempre a trovare qualcosa di cui nutrirci, anche a costo di autoprodurcerlo in cantina. Pertanto se non uscirà un capolavoro neanche il prossimo anno, è lo stesso, uscirà quello dopo, o chissà quando, ma si troverà sempre qualcosa con cui scapocciare allegramente.

Propositi per l’anno nuovo? Approfondire il punto C, nei limiti concessi da età-soldi-famiglia. (Capito Zeus 🙂 ? )

E quindi pertanto, il mio consiglio in modello anziano da bar, è approfittate del trend ” eventi minori in aumento”, uscite dai social network, fatevi qualche chilometro e una/due sere in tenda o albergo, vivetevi il metal, che non c’è niente di più bello che staccare dal mondo reale (TM) e andarsene per un po’ sotto un palco, ascoltare qualche gruppo che si sbatte versandovi in faccia tutta quell’energia e violenza e facendovi vibrare all’unisono con tutta la folla.

Ci si vede l’anno prossimo, statemi bene.
Skan

Zeus:

Ad un certo punto della vita si cerca di tirare una linea fra buoni e cattivi, lo fanno tutti. Io non ce la faccio, sarà che in questo 2015 ho dato più spazio all’ignoranza manifesta dentro di me, sarà che non ho più la voglia di mettermi a giudicare qualcosa, guardarmi alle spalle e vedere chi ha fatto cosa e come nel metal è un po’ il gioco dell’Indovina Chi?. Prima ti prende, poi incominci a scassarti le balle perché tanto è sempre quello con gli occhiali e i baffi.
Procedo anche io a punti, mi ispiro (e copio) il mio socio… perciò vi potete trovare a vostro agio come quando comprate in maniera compulsiva merdazza al Discount.

A) Uscite interessanti ce ne sono state, non posso dire niente. Dischi che ti prendono e ti lasciano con i denti sulla portiera, ecco, questo forse no. Passato il momento? Forse. Passato il trend? Non credo. Penso che confrontarsi con giganti come i dischi passati (e citati dal buon Skan nel suo intervento) è impresa ardua e allora tanto vale prendere e far uscire il meglio possibile. Tanto ci sarà sempre lo stronzo che dirà: “questo disco non è come Master Of Puppets” o “sarebbe bello che uscisse un nuovo Vulgar Display Of Power“. Cazzo. Se li volete ascoltare, sono a vostra disposizione! Prendete la mano, prendete il Cd, mettetelo nello stereo e fanculo, avete la vostra musica preferita.
Se invece siete propensi solo allo sport nazionale della critica a cazzo di cane, la mano, invece che metterla sul CD, potete mettervela nella chiappe e suonare la lambada.

B) Mi accodo al buon Skan per le uscite Top di quest’anno: Sulphur Aeon, il live dei Rotting Christ, i Paradise Lost (che non ascoltavo da una vita e che adesso hanno persino la residenza nel mio Ipod grazie all’ultimo disco), i Clutch (che sono riusciti nella difficile prova di non sfigurare di fronte ad un disco imponente come Earth Rocker – sempre loro – e perciò ancora più dura dal punto di vista della qualità). Grazie al Kaltenback Open Air ho scoperto una grande band: i C R O W N. Questa band mi sta ossessionando da mesi e non riesco proprio a tirarla via dai miei ascolti settimanali. Cazzo, sti francesi sono riusciti a tirarmi dentro nel loro loop infernale.
Uno dei vincitori, nonostante una batteria che con il passare del tempo mi fa storcere il naso (preferivo quella sul disco precedente), è Frontschwein dei Marduk. Ormai li ho visti X volte dal vivo e continuano a piacermi e non mi importa assolutamente di tutte le critiche che li piovono addosso da anni.

C) Concordo ancora con Skan per quanto riguarda la questione festival e concerti. Non è vero che il metal sta morendo e che non ci sono più eventi. Il fatto è che, spesso, si è troppo pigri per prendere la macchina, farsi x chilometri e vedersi la band che si supporta. Arrivi al bar e vedi i metallari da bancone (quelli che sono Trve ma che non si muovono neanche con la gru) e senti critiche sullo stato del metal. Ma porco il demonio, muoversi? Non è che tutti i concerti arrivano sotto casa e, quando arrivano, spesso e volentieri sono disertati per qualche ragione (spesso anche valida, almeno nella mia zona). I concerti minori, i festival meno rinomati e pubblicizzati (il Kaltenbach di quest’anno è stato un vero toccasana per mente e corpo, sia lodato il Grande Capro per questo) hanno delle line-up incredibili e continuano a macinare metal e buone proposte (non so se lo sapete, ma anche quest’anno il Fosch Fest spara un bill mica da ridere e non ha i prezzi extra di altri festival più quotati).

D) Prossime uscite? Io aspetto, come ogni volta, il nuovo dei Rotting Christ (RITUALS) anche se, dalla preview che ho sentito, suona molto come un mix di cose già sentite. Ma cosa volete farci? I Rotting Christ hanno un credito illimitato e perciò non mi faccio influenzare dal singolo (sempre il brano peggiore del disco) e aspetto l’uscita e fanculo, tanto sti greci si autocopiano riff, assoli o testi da quando hanno iniziato. E producono sempre cose incredibili.
Il resto? Non ha importanza. Se esce qualcosa è tanto di guadagnato, se non esce niente, beh, ci sono sempre i grandi classici da ascoltare o qualche cosa di non propriamente ributtante uscirà nel 2016. Perché farsi il fegato amaro adesso? E a che pro?

I propositi dell’anno nuovo di Skan sono in linea con i miei. Punto.

Cosa posso dire come chiusura? Che essere dei superfan del metal su Facebook è l’equivalente di andare in giro a vantarsi di aver scopato dopo aver visto un porno. Lo so, lo dicono già con quella cosa del suonare del DJ, ma cazzo, mica posso inventarmi tutto. Il mio consiglio è sempre lo stesso: meno pippe mentali su Facebook e più chilometri su strada, più concerti (grandi o piccoli, scegliete voi) e più attività vera e propria del metal. Si supporta anche con piccoli gesti: comprare un CD ogni tanto, andare a vedersi un concerto ogni tanto, cercare di fare proseliti da inviare nelle grandi armate di Satana contro il Dio cattivo e iracondo. E fanculo al LIKE su Facebook.

Stay brutal,
Zeus

[Skan & Zeus]

The day that ROCK died

Non dico niente questa volta, lascio solo il comunicato apparso sulla Homepage dei Motörhead.

There is no easy way to say this…our mighty, noble friend Lemmy passed away today after a short battle with an extremely aggressive cancer. He had learnt of the disease on December 26th, and was at home, sitting in front of his favorite video game from The Rainbow which had recently made it’s way down the street, with his family.

We cannot begin to express our shock and sadness, there aren’t words.

We will say more in the coming days, but for now, please…play Motörhead loud, play Hawkwind loud, play Lemmy’s music LOUD.

 Have a drink or few.

 Share stories.

Celebrate the LIFE this lovely, wonderful man celebrated so vibrantly himself.

HE WOULD WANT EXACTLY THAT.

Ian ‘Lemmy’ Kilmister

1945 -2015

 Born to lose, lived to win.

[Zeus]

Carnivore – Carnivore

Mettersi ad ascoltare i Carnivore dopo i Type O Negative ha la stessa proprietà stordente del passare da prendere una ragazza, sborsare fantalioni di dollari in cene, drink e rotture di balle per portarsela a letto e trovarsi coinvolto, tuo malgrado, in un’orgia in cui tutti sono vestiti da animaletti del cuore.
Il problema? Scoprire che questi coniglietti amorosi, che fino a dieci minuti prima hai stantuffato come una cazzo di Diavolo della Tasmania sotto cocaina, sono in realtà dei panzuti uomini dai baffoni a manubrio, la canotta che puzza di tacos, birra e vomito rappreso.
Non dico che potrebbe dispiacervi, ma scommetto che un leggero senso di stranimento lo fa. Una sorta di perplessità nell’aver inserito il vostro beneamato cazzo all’interno del tafanario di un camionista che si fa chiamare Chantal e che puzza come il cadavere di un maiale lasciato sotto il sole.
Perché questo sono i Carnivore: sono il camionista dal nome esotico da puttanona di strada che, approfittando di una tua leggera distrazione, ti prende, ti piega a novanta e ti incula come se non ci fosse un domani.
Capirete l’effetto sorpresa. Ed il male ai denti.
Ecco perché il primo dei Carnivore mi piace, perché ha tutta l’ironia e l’ignoranza becera e schifilda tipica del buon Pete Steele mista ad una base musicale che prende Black Sabbath e una bella sciacquatura di cazzo di thrash di quarta mano e comprato all’usato e li sbatte in un frullatore rotto. Da questo mix escono perciò testi deliranti e alcune delle vaccate più esilaranti in un disco, come il coretto da pub straccione di Armageddon o lo stacchetto simil-Police sotto MDMA di God Is Dead. Ecco, sono i particolari che mi piacciono. Stronzate, musica suonata con i piedi (ma neanche troppo, sia chiaro, solo che il risultato è sottocosto) e l’inconfondibile idiozia dei testi di Lord Petrus Steele, come si faceva chiamare nel primo disco, appunto Carnivore (1985).

Non so voi, ma almeno un paio di volte all’anno questo disco va ascoltato.
Anche per ricordarci che non tutti i dischi devono uscire come quelle sfrangiature di cazzo sbrodolone dei Dream Theatre o la svenevole ributtanza di dischi come l’ultimo degli Arch Enemy (a caso…).

[Zeus]

Clutch – Psychic Warfare (Whatermaker 2015)

Di solito, quando mi ascolto un disco, riesco a tirarmi giù delle note mentali che poi, in un secondo momento, utilizzerò per scrivere una recensione. Una sorta di reminder che mi fa scrivere poi le porcate che voi leggete.
Quando mi sono procurato l’ultimo dei Clutch, che il Grande Capro li abbia sempre in gloria, avevo la testa più vuota del mio portafoglio a fine mese. Un vero deserto dei tartari. Un cazzo di niente. Schiacciavo Play e niente, la musica usciva, meglio rombava, fuori dalle casse e io mi perdevo dietro a un X-Ray Visions o una Our Lady Of Electric Lights e non riuscivo a inchiodare una fava nel cervello.
Fino ad un momento preciso: ho piazzato Psychic Warfare (e non ditemi che non vi fa venire in mente L’Uomo Che Osservava Le Capre questo titolo) nel lettore della macchina ed ecco là – BOOM.
Mi serviva solo una macchina, un’autostrada libera, una notte fredda ma asciutta e il silenzio che ti accompagna per 130km. Solo così, con il rombo del motore sotto il culo, un sedile caldo e l’orizzonte da raggiungere che Psychic Warfare mi ha parlato.
Earth Rocker è un capolavoro, difficile superarlo, ma non impossibile da avvicinarsi… soprattutto per un gruppo come i Clutch che, di passi falsi, non ne ha praticamente mai fatti. E Psychic Warfare si avvicina, eccome se si avvicina. Sarà che ho il piede pesante quando sento le tonalità blues/southern accentuate di A Quick Death In Texas, la doppietta Doom Saloon e Our Lady Of Electric Lights… o anche qualcosa di più bastardo come Son Of Virginia, ma cazzo, come puoi rimanere seduto ad un tavolo come un cazzo di nerd ignorante, quando puoi essere su una macchina, in strada, col suono sporco e crudo dei Clutch nelle orecchie… e sentirti rozzo, ignorante e felice di essere nel posto che più ti si addice?

Qua dentro ci sono gasolio BP, segni di cervi presi sotto col pickup sulla Route66, olio esausto e sigarette al calar della notte. Questo è Psychic Warfare. Un disco cazzuto, da macchina, che si gusta a galloni.

[Zeus]

Paul Di’Anno – La Bestia (Chinaski Edizioni)

Per comprendere questo libro bisogna avere a mente due personaggi:
1) – l’alcolista/tossico di mezz’età che quando avevi 19/20 anni si avvicinava a fine serata, si appoggiava al bancone del bar e ti raccontava le sue avventure, distorgendo la realtà a suo piacimento. La sua ultima sbronza veniva raccontata come se fosse un avventura di Sandokan, usando un linguaggio ipervolgare che al momento rapiva la tua attenzione (per quei pochi minuti), ma appena uscito dalla porta del pub, del racconto, ti rimaneva in mente solo l’odore di zerbino bagnato dell’alito.
2)- l’operario middle class inglese, grosso, pelato, con 2/3 famiglie allo sbando sulle spalle, che finito il turno va direttamente al pub a bersi numerose pinte di Ale, giocare a freccette e a organizzare la trasferta per vedere la sua squadra. Che poi la sua squadra vinca, in effetti, non ha molta importanza, basta che poi ci si possa scontrare con la tifoseria avversaria.
Paul Di’Anno, fondamentalmente, è il personaggio nr. 2 che racconta la sua vita nello stile del personaggio nr.1.
E la sua vita cos’è? Anche questa la dividiamo in due:
– I due primi immortali dischi dei Maiden e relativi tour;
– Numerosi gruppi e gruppetti minori, concerti e concertini, tanta cocaina, tanto alcool, tante risse e tante cazzate (armi, sesso, violenza sulle donne, violenza sui compagni di tour, ecc.. ecc.).

Il mio parere sul libro? Ho letto biografie scritte molto meglio (1) con vite più interessanti (2).

[Skan]

With The Dead – With The Dead (Rise Above 2015)

Avete presente quelle giornate di fine ottobre/inizio novembre, quando il buio arriva presto, esci dal lavoro ed è già tutto scuro? C’è un silenzio strano in giro, il traffico è lo stesso di sempre, la gente anche, ma sembra che ognuno si faccia gli affari suoi, camminando per conto loro con lo sguardo basso avvolto nel proprio cappotto? Era una di sera di quelle quando, un pò di anni fa, mi recai a Bassano al Transilvania (R.I.P.) a vedere un tour, composto da Grand Magus, Electric Wizard e Cathedral.
Questo Cd mi ha riportato lì, beh ovvio direte. Ci stà Lee Dorian, ci stanno due Ex Electric Wizard, ci stà la Rise Above, non può non essere altro che quella roba: doom, sludge, stonerone pesante, chiamatelo come volete, pochi riff ripetuti, pesantezza di fondo, distorsioni un tanto al kilo che, appena li senti, ti riportano, come atmosfere, immediatamente a quelle giornate di giornate di fine ottobre/ inizio novembre, di cui prima si parlava.
Anche quelle giornate necessitano di un appropriata colonna sonora, che può essere degnamente fornita da questo CD.

[Skan]

If You’ve a Ghost by your side

Negli ultimi tempi ho cercato di trovare una quadra al perché tutti, stampa/fan/critici etc, stiano la a leccare il culo ai Ghost. Mi son preso l’impegno di ascoltarmi tutti i dischi, Ep compreso, e non ho ancora capito il motivo di tanto baccano mediatico.

La band sa suonare, non c’è dubbio, ma se sei ad un certo livello sarebbe abbastanza improponibile non saper suonare il proprio strumento. Il face-painting è utile a creare quell’aura un po’ maledetta, ma non tanto da essere indigesta dai genitori o dai tuoi amici meno metal. Infine le canzoni: non hanno niente di nuovo, ricordano tutte qualcosa d’altro. Il saggio Manuel nella sua recensione di Meliora ha gettato diverse ombre sul successo dei Ghost, io vorrei rincarare la dose.
Vorrei evitare di parlare dell’EP che hanno fatto uscire (If You Have a Ghost) perché è imbarazzante, allora cerchiamo di vedere i primi tre dischi che hanno fatto uscire: Opus Eponymus, Infestissumam e Meliora.
Questi non sono dischi metal, non sono neanche dischi “pericolosi” come potevano essere quelli dei Mercyful Fate (face-painting, tematiche demoniache, falsetti e compagnia cantante) o le visioni dei Blue Oyster Cult et similia. I Ghost sono tranquilli, si possono ascoltare mentre fai la spesa e non ti rimangono incastrati in testa. Ancora oggi non riesco a ricordarmi una loro canzone e sì che sono iper-catchy e strutturate in modo tali da fartele rimanere in testa.
Ma non è questo quello che cerchiamo nelle band: se voglio una band che non ha potenziale pericoloso o disturbante, mi ascolto qualcosa di metalcore e sono contento così. Ci sono tanti gruppetti odierni che mettono dentro nelle vocals un po’ di scream/growl per sembrare cattivi e anti-social che, in fin dei conti, mi fanno tenerezza. E cagare il cazzo. Ma anche loro devono arrivare a fine mese e pagare le bollette, comprarsi due etti di cocaina e spararsi pippe davanti alla televisione via cavo. Non li giudico per questo, un buon 70% dei musicisti che seguo io sono degli alcolisti persi o dei drogati all’ultimo stadio (o lo erano prima di essere presi da un raptus di “pulizie di primavera”), perciò direi che avere come scopo quello di arrivare a tirarsi su nel naso dollari in coca ed ero può essere uno scopo nella vita. Ma cazzo, almeno non ditemi che quella merda fetida che fate è metal.
Già mi viene il cagotto a spruzzo a vedere certe ragazzotte con la maglietta dei Darkthrone perché fa cattivo o, come andava nei tempi che furono, i Dark Funeral/Cradle Of Filth (ok, questi erano già venduti da un po’… anche se The Principle Of Evil Made Flesh non era affatto male per essere un disco di symphonic black metal, de dio che è già una definizione che ti fa ritirare lo scroto).
Perciò ti viene da chiederti se veramente c’era bisogno di un’altra band che prendeva qualcosa di pericoloso come il metal e lo faceva passare attraverso la centrifuga del “nulla-di-fatto” per fartelo bere di mattina insieme al Nesquik. Checazzo! Dai. Il fatto che ci siano x-decine di gruppi che hanno incominciato a riprender le gesta dei seventies (e lode sia agli anni 70 e a quei drogatoni che l’hanno popolati) con delle tipe alla voce è già un mercato inflazionato, aggiungiamoci che metà di queste band sono praticamente dei cloni dei Black Sabbath ma fatti peggio è un minus nella loro esposizione nel mercato mondiale, capite che di altri non ne avevamo bisogno.
Da qua si arriva ai Ghost che senza la mascherata, i cambi di nome per questioni legali, il “cambio di papa” etc non avrebbero mai avuto il successo che hanno adesso. Chissà chi c’è dietro e quanto la macchina dei dollari si sta lustrando le mani per questa idea geniale. Me lo chiedo per sapere fra quanto si stuferà di questo e finalmente smetteremo di vedere oro dove c’è solo una grande e gonfia bolla con il nulla dentro.
Mi accorgo che non ho parlato, in realtà, dei due album che non sono stati recensiti… ma cosa volete farci? Volete veramente che vi dica che non troverete niente di nuovo o particolare in questi Ghost? Che sapete benissimo quello che andrete a sentire? Che probabilmente anche vostra mamma dirà: sì, sono un po’ pesanti ma mi ricordano quando Morandi era più pesante? Porcodemonio.
No, non me lo sentirete dire. Fanculo. Andatevelo a leggere su altri blog/siti quanto questi Ghost sono fighi.
Io continuo ad esaltarmi con gente che ha il cervello maciullato da anni di droghe e continua a sparare fuori dischi che zoppicano… ma, cazzo, almeno sono onesti. Sono dei dischi lerci, sporchi, e volonterosi e beceri. Ma cazzo, sono dischi. Non Sanremo spacciato per metal. Fottuti ladri d’identità.

[Zeus]

Despite Exile – Disperce (2015)

Li aspettavo al varco i Despite Exile, non mi era ben chiaro cosa potessero fare di meglio dopo Sentience e soprattutto non riuscivo ad immaginare qualcosa di più energico e puro dei loro ultimi live,specie quello esemplare ad apertura degli Oceano.
Dubbi sbriciolati,svaniti,polverizzati al momento di premere Play per Disperce,come sempre si sono superati, quasi come fosse il loro scopo ultimo. Pochi secondi e si sente subito che il quintetto udinese ha fatto l’ennesimo colpaccio.
Partiamo dal fondo, parlando della confezione, un artwork magnifico e una produzione perfetta,un’opera nell’opera,sintomo di enorme cura nella ricerca dei suoni e di precisione nel confezionare questo lavoro, il tutto esaltato da delle parti vocali al limite dell’impossibile.
Un enorme pregio di questo lavoro è il fatto di avere il sound caratteristico dei Despite Exile,ma con delle aggiunte, qualche parte più estrema e collegata al metal vecchia maniera e anche qualche parte melodica,che aggiunge interesse e atmosfera senza togliere impatto o violenza.
Mi colpisce estremamente il fatto che questa band,seppur molto giovane,abbia un sound personalissimo,pur ispirandosi ad un genere quasi del tutto monotono come il deathcore,cosa alquanto rara e preziosa specie in un mondo musicale che tende ad omologare ogni cosa.
Fin dall’inizio dimostrano un sound più preciso, più definito e coeso ma sempre coerente con il loro modo di far musica, che ci aveva già ampiamente colpito con i precedenti lavori.

La scelta di dividere l’album in 5 atti, lascia spazio per due intermezzi che in un certo senso vanno a sottolineare l’enorme maturità raggiunta dalla band,infatti sono quasi ambient,posti a far da collante fra i vari brani violentissimi e intensi, un buon modo per mantenere l’ascoltatore nel confort totale,ma senza dover scendere a compromessi, dimostrando per altro di saperci fare anche al di fuori dell’ambito metal.

a questo punto rimane solo da dar un voto al Disco: 9/10

Setlist:

Act I – Gaze of Leviathan
Act II – Panoptic Servant
Gather Void (Interlude)
Act III – Transcendental Observer
Wither Sight (Interlude)
Act IV – Herald of Blindness
Act V – Dissipating Martyrs

qui potete acquistarlo e ascoltarlo:

https://play.spotify.com/album/3b47pVNfrEJuMPzeksHqWJ
https://itunes.apple.com/it/album/disperse/id1045661243?app=itunes&ign-mpt=uo%3D4

[tank]