Inquisition-Entombed A.D.-Abbath-Behemoth – Ljubljana 14.06.2016

È la sera del 14 febbraio e invece di andare a cena con le fidanzate,  noi di The Murderinn, abbiamo partecipato al più blasfemo San Valentino del secolo. Dopo la data Italiana di Trezzo sull’Adda qualche giorno prima, il premiato gruppo Inquisition, Entombed A.D., Abbath e Behemoth, è giunto a Ljubljana, la capitale della Slovenia a pochi chilometri dall’Italia, Austria e Croazia. E da tutti questi paesi sono giunti i fan delle quattro band, per un concerto sold out in uno dei locali migliori della città.

INQUISTION

Il duo colombiano-statunitense  è salito sul palco come da programma alle 18.45 iniziando il concerto con Force of the Floating Tomb tratto dal loro ultimo album oscure verses for the multiverse. Potenti come non mai, ci dimostrano quanta potenza possono sparare in solo due persone. Senza l’ausilio di turnisti e alternandosi sui due microfoni posti ai lati del palco, il cantante chitarrista Dagon, accompagnato alla batteria da Incubus, ci fa sentire Ancient Monumental War Hymn, Dark Mutilation Rites e altri quattro brani, spaziando praticamente su tutta la discografia del gruppo. Alla fine del settimo pezzo, senza salutare come i veri Black Metaller, scendono dal palco e si avviano nei camerini.
Inizia il cambio palco per accogliere gli Entombed A.D.

ENTOMBED A.D.

La band death metal Svedese, nata dopo lo scioglimento degli Entombed nel 2014 che nonostante il suffisso A.D., continuano ad essere gli Entombed a tutti gli effetti e nessuno può dire il contrario. Su una scaletta di 11 pezzi, ben 8 sono le “cover” degli Entombed. Il concerto inizia con Midas in Reverse, tratta dall’album in uscita “Dead dawn”, per poi tornare indietro nel tempo con Strange Aeons, Living Dead e Chaos Breed nello stile duro e puro che contraddistingue il death metal Svedese, alternandole ai pezzi nuovi targati A.D.
Wolverine Blues e Left Hand Path chiudono la loro esibizione. Tra non molto sullo stesso palco salirà la leggenda del Black Metal Abbath.

ABBATH

Ero molto curioso di vedere Abbath dal vivo, vuoi per il suo nuovo album che mi è piaciuto moltissimo, vuoi perché sentire le vecchie canzoni degli Immortal fa sempre piacere, ma perché no, anche per vedere le sue particolari pose e la camminata da Zoidberg. Prima del concerto però un’amara sorpresa. Abbath, senza alcun valido motivo, ha espressamente richiesto di non avere fotografi nel Pit durante il suo spettacolo e a nulla sono valse le proteste dei fotografi presenti all’evento. Il concerto inizia con To War, tratto dall’ultimo album appena uscito, seguito da Winter Bane.
Arriva il momento del primo pezzo dal periodo degli Immortal, Nebular Winters e subito dopo addirittura una degli anni degli I. La scaletta composta da 12 pezzi è terminata con All Shall Fall, sempre dagli anni degli Immortal.  Alla fine del concerto, Abbath è saltato giù dal palco e correndo su è giù nel Pit tra palco e transenna ha salutato tutto il suo pubblico in delirio, prima di risalire sul palco e ritornare nel Backstage. Nel frattempo dietro le quinte i Behemoth si stanno preparando…

BEHEMOTH

Nel buio più nero, inizia a risuonare l’intro di Blow your Trumpets Gabriel e sul palco appare Nergal, chitarrista e cantante leader del gruppo, con due torce accese. Al momento giusto accende due fiaccole ai lati della batteria e inizia lo show. La teatralità dei Behemoth supera ogni immaginazione, con il loro costumi, il fumo, le fiamme, le zampe di gallina e tutto il resto. Una dietro l’altra i Behemoth suonano tutto il loro ultimo album, The Satanist, per intero. Fa la sua breve apparizione sul palco, vestita con un vestitino satanico sexy, Sharon Toxic, la stilista dei Behemoth, che ha curato i loro costumi e una linea di abbigliamento ispirata a loro. Il concerto continua seguendo precisamente il copione, con il chitarrista Seth e l’enorme bassista Orion immobili ognuno al suo lato del palco, mentre Nergal da vero antimessia distribuisce le ostie al pubblico delle prime file. Chiude la parte di concerto dedicata a The Satanist la epica O Father, O Satan, O Son, con una pioggia di coriandoli rigorosamente neri sparati sul pubblico a fine spettacolo. C’è tempo anche per l’encore, con quattro pezzi dagli album più vecchi della band polacca, che fa terminare definitivamente questo San Valentino di blasfemità.

Lo spettacolo è stato organizzato da Dirty Skunks, che nei prossimi mesi porterà nella capitale slovena i Cannibal Corpse e i Krisiun. Ma questa è un’altra storia….

Gallery Behemoth: CLICCA QUI

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[Manuel]

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Rotting Christ – Rituals (Season Of Mist – 2016)

Sono passati diciotto anni di (onoratissimo) servizio dal lontanissimo Leprosy Of Death (il primo demo) e i Rotting Christ suonano ancora freschi e ispirati. Penso che sia un caso più unico che raro nel panorama musicale, e non solo metal.
Ho approcciato Rituals, successore del buon Kata Ton Daimona Eaytoy (2013), con la dovuta calma e cautela. Quando parliamo di Rotting Christ, mi sale la scimmia e mi viene da dare il voto buono a prescindere. Ecco il motivo della cautela: se prendo il disco con calma e lo assimilo per bene, forse scovo delle pecche che mi faranno tenere su il piede dall’acceleratore.
Decine di ascolti dopo, posso affermare che Rituals vale quanto (almeno) Kata Ton Daimona Eaytoy. Potrebbe essere anche di più, ve lo dico sinceramente, perché i greci sono stati capaci di fare un disco che cresce sottocutaneo e ti inocula il virus del Demonio. Perché il concetto è semplice: dove KTDE era un disco che guardava l’esperienza primitiva, oscura, quasi pagana (se vogliamo) dell’esperienza umana, Rituals è un prodotto che cerca, a più riprese, di chiamare il Grande Capro su queste lussureggianti sponde terrestri.
Come si muovono per raggiungere questo scopo? Sakis & Tomis Tolis hanno le idee molto chiare in merito: sfruttare al massimo la componente epica del loro sound per ricreare una sorta di grande rappresentazione teatrale. Passatemi il termine teatrale, ma il sound di chitarra si semplifica per diventare substrato di una grandeur musicale che vede nei contributi recitati (Danai Katsameni) o cantati (Vorph per la lingua franca o Nick Holmes su For A Voice Like Thunder), nelle strumentazioni come cornamuse e percussioni, o le stesse orchestrazioni, un palco da cui chiamare, pardon, invocare Satana.
Ritorno a dire una cosa: 18 anni di servizio, 12 dischi da studio, demo/split/Ep ed un live con i controcoglioni (Lucifer Over Athens) dopo, i Rotting Christ sono ancora in grado di tirar fuori dei grandi dischi.

In Nomine Dei Nostri Satanas Luciferi Esxcelsi

[Zeus]

Incite-King Parrot-Soulfly – Deposito Pordenone

PHOTOREPORT DELLA SERATA CON I SOULFLY A PORDENONE

Dopo la data di Milano, la band di Max Cavalera si è fermata anche al Deposito di Pordenone per la seconda delle due date Italiane del Maximum Cavalera Tour 2016, accompagnati dai Lody Kong con i due figli di Max Igor Jr.  alla voce e Zyon alla Batteria(che ritroveremo poi anche dietro le pelli dei Soulfly), dagli Incite con alla voce il figliastro di Cavalera Richie e dagli australiani King Parrot. I Soulfly, con questo “tour di famiglia” hanno portato anche nel nostro paese una scaletta composta da pezzi originali della band, senza però far mancare qualche cover dei compianti Sepultura.

 

Nel link sotto, trovate la scaletta e le foto del concerto

CLICCA QUI per le foto del concerto

SCALETTA:

1.We Sold Our Souls to Metal

2.Archangel

3.Blood Fire War Hate

4.Refuse/Resist (Sepultura cover)

5.Sodomites

6.Prophecy

7.Seek ‘N’ Strike

8.Babylon

9.Arise / Dead Embryonic Cells (Sepultura cover)

10.Tribe

11.No Hope = No Fear

12.Umbabarauma

13.Polícia (Titãs cover)

14.Roots Bloody Roots (Sepultura cover)

15.Ace of Spades (Motörhead cover) (con King Parrot)

16.Jumpdafuckup

17.Eye for an Eye

[Manuel]

Anvil – Anvil is Anvil

In uscita il 26 febbraio 2016 il sedicesimo album in studio della heavy metal band canadese Anvil. Per tradizione, tutti i titoli dei loro album sono composti da tre parole, e anche questa volta non fanno eccezione, intitolando il loro nuovo lavoro Anvil is Anvil.

Gli Anvil sono una di quelle band che non sono riuscite a fare il passo che gli avrebbe portati nel Valhalla della musica. Hanno ispirato molte band, tra cui Metallica, Slayer, Anthrax e molti altri. Caduti un po’ nel dimenticatoio, tornano alla ribalta dopo il docufilm Anvil the story of Anvil del 2009, dove si racconta la tragicomica storia della band, con i due fondatori Lips Kudlow e Robb Reiner, costretti a fare rispettivamente l’autista e il muratore per vivere. Memorabile il prologo, dove racconta come nel 1984 le più famose band del momento tra le quali i Whitesnake, Scorpions e Bon Jovi, parteciparono a un grande festival in Giappone. Tutti hanno avuto un enorme successo e venduto milioni di dischi…tranne gli Anvil.

Dopo questa lunga introduzione, forse un po’ fuori tema, ritorniamo a Anvil is Anvil. Devo confessare che non mi aspettavo nulla di differente dagli ultimi 15 album del gruppo: un buon classico heavy metal, riff potenti, ritornelli orecchiabili e assoli pentatonici. Appena iniziato ad ascoltarlo invece la sorpresa. Il primo pezzo, intitolato Daggers and Rum, parte con risate e rumori da bar piratesco e subito dopo l’intro inizia questa pirate metal song. Vuoi vedere che questo album veramente porterà quel sound nuovo alla band, che servirebbe veramente per farli uscire dagli anni 80? Dopo i cinque minuti abbondanti di Daggers and Rum, parte il secondo pezzo intitolato Up, Down, Sideways, canzone molto sul stile Motorhead sia nel modo di suonare che nel modo di cantare. Finite queste due chicche si passa a Gun Control, pezzo heavy abbastanza lento e pesante e a Die For A Lie, con il suo testo sull’esistenza di Dio di una banalezza disarmante, un po’ come la musica e agli assoli..meglio passare alla prossima, Runaway train, che insieme a Zombie Apocalypse e It’s Your Move suonano molto bene, senza molte variazioni di stile.Lo stesso vale per Ambushed, mentre qualche sorpresa la troviamo su Fire On The Highway, con un ritornello piacevole che poco si lega però alla ritmica iniziale.Con gli ultimi due pezzi Run Like Hell e Forgive Don’t Forget giungiamo alla fine dell’album ed è tempo di tirare le conclusioni.

Anvil is Anvil è semplicemente l’ennesimo album degli Anvil, dove dopo 16 album che poco si differenziano uno dall’altro, continuano a sfornare dischi oramai standardizzati efuori dal tempo per continuare a galleggiare nel mondo della musica. Tranne le due chicche iniziali, il disco non mi è piaciuto molto, o meglio, mi è piaciuto come tutti i lavori degli ultimi 25 anni, che tranne poche eccezioni possono essere definiti come una sola lunga canzone dalla durata di un quarto di secolo.

Voto 5,5

Tracklist:

“Daggers And Rum”
“Up, Down, Sideways”
“Gun Control”
“Die For A Lie”
“Runaway Train”
“Zombie Apocalypse”
“Its Your Move”
“Ambushed”
“Fire On The Highway”
“Run Like Hell”
“Forgive Don`t Forget”

[Manuel]

Inquisition + Entombed AD + Abbath + Behemoth (Trezzo sull’Adda – 11.02.16)

Questo concerto, per la compagine di Themurderinn del Nord, potrebbe benissimo essere inserito nella lista della “Scimmia sulla schiena”-tour. Ci abbiamo messo un po’ di tempo a deciderci, ma poi ha vinto la voglia di andare a prenderci un paio di pizze in faccia da quattro grossi calibri del black/death metal USA-Europa.
La scintilla del viaggio è stato l’ascolto, pressoché ininterrotto, degli album degli Inquisition, cosa che ha fomentato, e non poco, il duo formato dal sottoscritto e dal buon Skan.
Il problema? Partire troppo tardi.
Risultato? Concerto degli Inquisition perso senza possibilità di revoca (a nostra discolpa, hanno messo il duo colombiano alle 18 ed era difficile riuscire ad arrivare in tempo) e idem dicasi per gli Entombed AD. Per gli svedesi è stato un problema dato dal navigatore che si era fumato qualche etto di hashish digitale e ha sballato location.
Con questo proposito entriamo al LIVE CLUB di Trezzo sull’Adda (ribattezzato subito Trezzo sull’Abbath, perché essere metallari comporta essere anche ignoranti forte… e al ritorno abbiamo anche passato il sempre malvagio Orion Al Serio) e ci godiamo, dopo il classico giro al merchandising, il concerto di Abbath.
La separazione dagli Immortal, dopo aver perso la causa per il nome, non ha portato quelle patetiche convivenze della band con due line-up diverse e due nomi quasi identici…. cosa che mi avrebbe fatto cascare i coglioni a terra. Gli Immortal rimangono gli Immortal (anche se ci sono dubbi su chi ci sarà dentro) e Abbath va solista e tenta di metterci la faccia.
Il concerto segue la pubblicazione del suo album solista (ABBATH) e perciò il set è concentrato al 90% sui brani dell’unico disco a disposizione. Per rimpolpare il set, il frontman inserisce anche alcuni brani di Immortal e degli I (la sua prima fuga solista). Sensazioni? Abbath è un frontman consumato, sa che ha popolarità e seguito, ma è conscio che sta rischiando da solo e perciò riduce il numero di buffonate a qualche siparietto con crabwalk durante All Shall Fall e faccette durante gli stacchi. Il resto è un black dal taglio thrashy e via senza troppi fronzoli. King Ov Hell fa la macchietta di lato, si agita ma, dalle sagge parole di Skan, è “una fighetta“. I due session sono sconosciuti ai più e fanno il loro dovere senza infamia e senza lode.
Pausa e poi ecco che il palco viene addobbato per l’entrata in scena dei Behemoth. L’ultima volta che li abbiamo visti, i polacchi si portavano tutto a spalla… adesso, con i dollari fumanti provenienti dall’ultimo The Satanist, ecco che ci sono nugoli di roadie schiavizzati. Potere dei soldi.
Si abbassano le luci ed ecco che partono i Nostri. Nergal e soci sparano fuori tutto l’album The Satanist, ma in una maniera molto più teatrale del solito. L’aspetto visivo, con immagini proiettati sugli schermi, donne discinte che benedicono il pubblico, ostie dei Behemoth (product placement) distribuite alle prime file, fuoco e fiamme etc, è importante tanto quanto l’aspetto musicale vero e proprio. E, vi posso assicurare, l’esecuzione del disco è perfetta.
I Behemoth sono freddi, teatrali, cattivi e precisi, un vero piacere ascoltarli. La batteria di Inferno si sente benissimo e le voci/strumenti sono ben equalizzati.
Finito il set dedicato a The Satanist, ecco che incomincia una seconda, brevissima, parte di set. Questo secondo atto vede il ripescaggio di alcuni brani più datati (Pure Evil And Hate) e poi tre perle come Antichristian Phenomenon, Conquer All e Chant For Eschaton 2000.
Poco prima di mezzanotte è finito tutto, lasciandoci con la voglia di altre canzoni (As Above So Below, Slave Shall Serve, Christians To The Lions… solo per citarne alcune) che non verrà soddisfatta.
Speriamo in un set diverso per la prossima volta (se ci sarà, viste le voci che girano)… visto che, come avete capito, i Behemoth sono un gruppo con i controcoglioni e da vedere!
Questo non è un consiglio, è un ordine.

[Zeus]

Dream Theater – The Astonishing


Dopo tre anni dall’ultimo omonimo album della prog band statunitense più amata al mondo, i Dream Theater presentano un nuovo cd, anzi un doppio concept album dal titolo The Astonishing. Il gruppo non è nuovo a questo tipo di lavori. Come dimenticare uno dei loro capolavori assoluti, Metropolis Pt.2:Scenes from a memory del 1999, che ci conduceva in un viaggio nella psiche umana con la storia di un omicidio avvenuto nel 1928. Questa volta invece si sono spinti nel futuro, e più precisamente nel 2285, nei luoghi dove una volta si trovava il nord est degli Stati Uniti, chiamati ora GNEA (Great Northern Empire of Americas). Ho riascoltato più e più volte The Astonishing prima di scrivere questa recensione, seguendo le istruzioni sul loro sito internet canzone per canzone. Si, ho detto proprio istruzioni: sulla loro pagina ufficiale infatti, troviamo un link diretto al mondo di Astonishing, con un vero e proprio script della storia divisa canzone per canzone. Sono otto i personaggi principali di questa avventura, tutti interpretati magistralmente dalla voce di James La Brie. In un futuro distopico, dove la società, le tendenze politiche e la tecnologia sono portate all’estremo negativo, esiste un solo tipo di intrattenimento musicale, il rumore elettronico dei NOMACS, acronimo di Noise MAChines.

L’impero è guidato dal terribile Lord Nafaryus, dalla Imperatrice Arabelle e dai loro due figli il principe Daryus e la principessa Faythe. In un villaggio lontano chiamato Ravenskill, un uomo dal nome Gabriel, possiede l’abilità naturale di fare musica e cantare (The Gift Of Music). Gabriel ha anche un fratello, il comandante delle forze ribelli di Ravenskill Arhys, che insieme a sua moglie, ormai deceduta, Evangeline ha un figlio di nome Xander (A Better Life). Quando Nafaryus sente la leggenda di Gabriel, che sta diventando sempre più il liberatore del proprio popolo, decide di andare con tutta la famiglia a Ravenskill per vederlo di persona (Lord Nafaryus), mentre si esibisce nella piazza del paese. (A Savior in The Square).Mentre si esibisce Faythe si innamora di lui (The Act of Faythe). Il padre se ne accorge e lo vede come un pericolo al suo regno e ordina alla gente del paese di consegnarli Gabriel entro tre giorni, altrimenti distruggerà il villaggio (Three Days).Arhys nasconde suo fratello e gli vieta di consegnarsi a Lord Nafaryus (Brother Can You Hear Me?).Una volta ritornati a palazzo, Faythe decide di tornare a Ravenskill per rivedere Gabriel.La madre Arabelle, manda Daryus a seguirla (A Life Left Behind). Una volta arrivata al villaggio Faythe trova Xander, che la conduce dal padre Arhys.Riesce ad incontrare Gabriel e gli promette di provare a far desistere suo padre dai suoi intenti (Ravenskill). Nel frattempo Daryus trova la casa di Arhys e cattura Xander e promette un futuro roseo per suo figlio a palazzo se in cambio gli consegnerà il fratello. (A Tempting Offer).Arhys per proteggere suo figlio accetta (The X Aspect).

Faythe torna a palazzo e convince il padre a incontrare Gabriel (A New Beginning) in un anfiteatro abbandonato chiamato Heaven’s Cove (The Road To Revolution).Arhys informa Daryus dove si troverà il fratello quella notte (Moment of Betrayal).Mentre si avviano verso l’anfiteatro Arhys si pente e Daryus lo uccide (The Path That Divides). Quando Daryus vede un’ombra nella foresta, pensa che sia Gabriel e lo attacca, accorgendosi troppo tardi che in realtà si tratta di sua sorella Faythe. (The Walking Shadows). Quando Gabriel arriva e vede il fratello morto e la sua amata morente, tira un urlo così forte che rende Daryus sordo (My Last Farewell). In quel momento arrivano anche Lord Nafaryus e l’imperatrice Arabelle, che esortano Gabriel ad usare il suo dono per salvare Faythe (Losing Faythe), ma lui non ci riesce avendo perso la voce dopo il suo potente urlo (Whispers on the wind).

La gente accorsa attratta dal rumore inizia a cantare e da il coraggio a Gabriel che riesce a riportare Faythe di nuovo in vita (Hymn Of a Thousand Voices).Nafaryus decide di terminare il conflitto con Gabriel e fa disattivare i NOMACS (Power Down).Daryus viene perdonato e Gabriel e Faythe prendono in affidamento Xander rimasto orfano. (Our New World). Nafaryus promette di governare l’impero come un leader leale dove la musica viene apprezzata di nuovo (The Astonishing).

L’album scritto interamente da John Petrucci, con la collaborazione su alcuni pezzi strumentali da Jordan Rudess è veramente un capolavoro. Forse è un po’duro da digerire ai veri fan dei vecchi Dream Theater. Musicalmente ineccepibile, senza troppi fronzoli e senza chissà che tecnicismi musicali che siamo abiutuati a sentire dalla band negli altri album. Chi la fa da padrone in “THE ASTONISHING” è certamente James La Brie, che nelle più di 2 ore e mezza di musica in cui interpreta ben otto personaggi, ha veramente poco tempo per riposare.

In complesso un album melodico ma non ascoltabile superficialmente in cui bisogna mettersi un po’ d’impegno nello seguire la storia, i personaggi e la distopia di questo mondo nuovo. Di certo il tour di supporto al disco, che sarà presentato interamente nei teatri di mezza Europa, sarà uno spettacolo imperdibile e indimenticabile. In Italia li potremo vedere a Milano al teatro Arcimboldi per tre serate di fila (di cui due già sold out) e una data a Trieste al Politeama Rossetti il 20 marzo.

Il link con lo script dell’album lo trovate QUI

[Manuel]

Act I
  1. Descent of the NOMACS – 1:10
  2. Dystopian Overture – 4:50
  3. The Gift of Music – 4:00
  4. The Answer – 1:52
  5. A Better Life – 4:39
  6. Lord Nafaryus – 3:28
  7. A Savior in the Square – 4:13
  8. When Your Time Has Come – 4:19
  9. Act of Faythe – 5:00
  10. Three Days – 3:44
  11. The Hovering Sojourn – 0:27
  12. Brother, Can You Hear Me? – 5:11
  13. A Life Left Behind – 5:49
  14. Ravenskill – 6:01
  15. Chosen – 4:32
  16. A Tempting Offer – 4:19
  17. Digital Discord – 0:47
  18. The X Aspect – 4:13
  19. A New Beginning – 7:40
  20. The Road to Revolution – 3:35
Act II
  1. 2285 Entr’acte – 2:20
  2. Moment of Betrayal – 6:11
  3. Heaven’s Cove – 4:19
  4. Begin Again – 3:54
  5. The Path That Divides – 5:09
  6. Machine Chatter – 1:03
  7. The Walking Shadow – 2:58
  8. My Last Farewell – 3:44
  9. Losing Faythe – 4:13
  10. Whispers on the Wind – 1:37
  11. Hymn of a Thousand Voices – 3:38
  12. Our New World – 4:12
  13. Power Down – 1:25
  14. Astonishing – 5:51

Ghost – Deposito Pordenone 12.02.2016

È un venerdì piovoso di febbraio e una schiera di fedeli sta aspettando fremente l’inizio del rituale, il cui celebrante e nientemeno che il Santo Padre. Ma non siamo al Vaticano e il Papa non è il solito Papa. Ci troviamo al Deposito a Pordenone all’unica data Italiana del Black in the future tour della band svedese Ghost. I Nameless Ghouls e Papa Emeritus III stanno per portarci nel mistico mondo satanico-commerciale che caratterizzala loro formazione.
Si spengono le luci e inizia lo spettacolo.Veniamo allietati dalle note di Miserere mei, Deus, opera di Gregorio Allegri composta nel 16 secolo per essere cantata nella Settimana Santa dentro la Cappella Sistina e talmente sacra da portare alla scomunica chiunque l’avesse eseguita altrove. Meno sacro l’intro che caratterizza tutti i Concerti dei Ghost, Masked Ball, resa famosa dal film Eyes Wide Shut di Stanley Kubrik seguita da Spirit tratta dall’ultimo album della Band intitolato Meliora. I Nameless Ghouls appaiono con calma sovrumana uno alla volta sul palco seguiti da Emeritus che benedendo i suoi fedeli inizia l’omelia. Si prosegue con From the Miracle To The Pit, Stand by him e Conclavi con Dio. Dopo un breve saluto con il pubblico si sente risuonare Per Aspera ad Inferi, una delle loro song più famose, tratta dall’album Infestissuman come quella che segue, Body and Blood, in cui due sexy suore, le Sisters of Sin hanno  dato la comunione al pubblico. Devil Church la strumentale  con il suo accompagnamento d’organo ben si collega a Cirice, tratta dall’ultimo lavoro della band. Nel buio più pesto si sente chiamare i nomi di Belzebù, Behemoth, Satana e Lucifero che ci introducono Year Zero, accompagnata dal boato del pubblico. Spoksonat, una strumentale di poco più di un minuto apre la strada a He Is, una ballata acustica da oratorio in onore dell’eccelso signore degli Inferi dove papa Emeritus, toltosi l’abito da cerimonia si presenta ai suoi adoratori in vestiti più casual. Absolution e Mummy Dust purtroppo fanno finire la prima parte della funzione, che in realtà ha proseguito per qualche altra canzone.Dopo un lungo discorso con i suoi fedeli parlando di accoppiamento e orgasmi, Emeritus ci saluta con l’ultimo pezzo della serata Monstrance Clock, lasciando al termine della canzone il palco insieme ai suoi Ghouls, accompagnati dai cori del pubblico che in loop continuava a cantare “Come together, together as a one, Come together, for Lucifer’s son”
Piccola curiosità: prima del concerto sono riuscito a vedere Papa Emeritus senza trucco che passeggiava in incognito per il locale, senza che nessuno si accorgesse di lui.
Ottimo l’afflusso di persone ed acustica al top, come sempre al Deposito di Pordenone.Una bella serata, una band assolutamente da vedere se non si è mai vista prima, molto teatrale. I Ghost possono essere considerati da qualcuno per controversi, Satanici o buffoni, ma nessuno può negare che siano dei geni del marketing. Giocare con la religione è un buon modo di guadagnarsi la pagnotta, specialmente quando la tua musica da sola non ha veramente molto da dire.

La gallery completa della serata la potete trovare QUI

[Manuel]

Soul On Fire – The Life And Music Of Peter Steele (di Jeff Wagner)

Scrivere un libro sulla vita di un grande della musica, morto prematuramente come Peter Steele, è una gran brutta gatta da pelare. Ci sono vari approcci che si possono usare e tutti hanno qualche controindicazione.
Jeff Wagner, l’autore di questo Soul On Fire, utilizza un mix particolare di interviste ad amici, famigliari e conoscenti, di articoli apparsi sui magazine e memorie personali.
L’approccio non è neanche sbagliato, non potendo attingere dalla fonte e perciò fregiarsi della veste di “biografia ufficiale” o “autobiografia”, questo libro viaggi nel limbo e attinge a tutto quello su cui l’autore riesce a mettere le mani. Il problema, però, è che Jeff Wagner è anche un grande fan di Peter Steele. E questo suo essere fan si legge in ogni singola riga.
Per trequarti del libro, l’ex leader di Carnivore/Type O Negative è descritto come un mezzo santo: buono, generoso, ironico, di gran cuore, rispettoso della natura etc etc. Non sembra avere un lato oscuro che sia uno. Grande, grosso e sensibile. Jeff Wagner cerca di bilanciare questo fatto inserendo i suoi problemi con la droga, i problemi di depressione e quelli con le donne e la celebrità… ma ogni volta che mette un lato negativo, sembra si sforzi in tutti i modi di ritornare a dire “guardate che è buono, che è generoso, che è ottimo!”.
Questo atteggiamento, dopo un po’, stanca. Si capisce il carattere di Peter Steele dopo le prime pagine. Si ha un’idea del tipo di persona con cui si avrà a che fare e non c’è bisogno di rimarcarlo ogni due pagine (o meno!!!).
Altro fattore negativo è una certa difficoltà nell’esposizione. Non accade sempre, ma in certi punti sembra che il Sig. Wagner tenda ad arrotolarsi su sé stesso e non uscirne più. Questo accade, spesso, in coincidenza con le lusinghe di cui sopra. Avesse limato quell’aspetto e aggiunto qualche altro dato su dischi, produzione, concerti… (che sono aspetti interessanti e, per quanto riguarda la produzione, anche interessanti) sarebbe stato tutto molto più scorrevole e piacevole da leggere.
Non mancano certo curiosità o piccole rivelazioni, ma non ci sono grandi “dietro le quinte” o cose che, adesso nell’epoca di web/wikipedia/encyclopedia metallum etc, non si possano trovare.

Questo libro verrà comprato, in ogni caso, dai fan dei TON, dei Carnivore o solo di Pete Steele. Non ci sono dubbi su questo aspetto visto che, a conti fatti, è l’unico volume dedicato interamente a Pete Steele e i Type O Negative/Carnivore.
Ma non è un Signor Libro e, anche questo, è da dire.

[Zeus]

Children Of Bodom – Slovenia 2015

Children Of Bodom + Sylosis

Mostovna – Tolmin (SLO) 25 Novembre 2015

Silent Night, Bodom night, nulla di più azzeccato per descrivere la fredda serata autunnale del 24 Novembre a Nova Gorica.
Un concerto organizzato all’ultimo minuti a causa della decisione degli americani Lamb of God di ritirarsi dal tour dopo gli attacchi terroristici di Parigi, ma soprattutto, pare, in seguito a minacce alla sicurezza riguardanti i concerti della band.
Decisione, la loro, in realtà comprensibile se ci si ricorda di quanto accaduto a Randy Blythe qualche anno fa in Repubblica Ceca in seguito alla morte di un fan avvenuta a causa delle ferite riportate durante un concerto dei LOG. Decisione che però ha comunque  suscitato polemiche da parte di altri gruppi, europei, che, altrettanto giustamente, sostengono che non è giusto farsi paralizzare da paura e psicosi spesso ingiustificate.
Ma torniamo a noi. Mostovna raramente così pieno. Il piccolo locale sloveno, ben noto a noi Friulani perché ad un passo dal confine, è comprensibilmente straripante di metallari di varia provenienza. D’altra parte, chi mai avrebbe pensato che avrebbe ospitato una band di tale portata? Biglietti quindi andati a ruba, anche per l’onestissimo prezzo della prevendita d’oltre confine (nulla a che vedere con il furto legalizzato dei circuiti di prevendita nonché rivenditori  italiani).
Aprono le danze gli inglesi Sylosis, per me piacevole scoperta in campo death/thrash, che riscalda l’atmosfera in questa gelida notte facendomi rendere conto che forse molti dei presenti sono qui proprio per loro, piuttosto che per il quartetto finnico. Un po’ statici sul palco ma precisi nell’esecuzione dei loro potenti brani, intrattengono la sala per circa un’ora. Abbastanza buoni i suoni ma un po’ troppo alti i volumi tant’è che le sferzate di basso hanno ripetutamente fatto vibrare lo sterno degli astanti.

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SIGE by Kubik-Rubik.de

Salgono sul palco i Bambini di Bodom e subito mi rendo conto che, nonostante io li abbia visti ormai innumerevoli volte, non ho mai assistito ad un loro concerto indoor! Nonostante i primi pezzi della setlist siano stati penalizzati da suoni non eccellenti, anche qui a causa forse di volumi troppo alti, la band sembra essere carica e precisa come d’abitudine. Lo spettacolo all’interno del club è potente. Lahio sembra essersi ripreso (e a quanto dicono anche “ripulito”) dopo qualche anno non troppo felice, e sul palco è la macchina da guerra che io ricordavo qualche anno fa. Fiero e onorato del mestiere che con passione svolge ormai da quasi un ventennio, ci regala una scaletta che ripercorre la sua ormai consistente carriera, soffermandosi, per mia somma gioia, sugli album che hanno portato i COB alla gloria . Ho amato molto i loro primi dischi, e la scelta dei brani proposti in questa serata, sembra essere dedicata a quanti come me, si sono innamorati della band ai suoi esordi, a cavallo tra gli ultimi anni ’90 e i primi del 2000.
Gran concerto, piccolo ma accogliente locale, birra a prezzi non popolari ma di più per una serata quasi perfetta.

PS: quanti di voi fossero comunque spaventati e preoccupati per la sicurezza nei locali, si tranquillizzino perché anche il Mostovna ha optato per un incremento della sicurezza, con polizia  e security che effettuano perquisizioni all’ingresso.

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SIGE by Kubik-Rubik.de

Setlist

Are you Dead Yet
In your Face
Morrigan
Halo of Blod
I Hurt
Everytime
BBQ
Hate Me
Lake Bodom
Blooddrunk
I Worship Chaos
Angels
Silent Night, Bodom Night
Hate Crew Death Roll
Bodom After Midnight
Downfall

[Neni]