MASTER OF PUPPET: Non serve dire altro

[Skan]

Ammettiamolo.
Noi della provincia arriviamo sempre dopo. Per noi uomini della provincia, nati nei primi anni ottanta, i Metallica li scoprivi per la prima volta col Black Album… e neanche tutto il Black Album. La radio e la TV ti proponeva qualcosa di quel disco, ma era gettato nel calderone con l’hard rock istituzionale, gli AC/DC e i Guns… che erano sì abbastanza duri da dar fastidio a tua madre, ma sufficientemente morbidi da essere passati per radio e mediamente accettati da tutti. Però a chi ce l’aveva nel sangue il metallo, questa poca razione di distorsione bastava per smuovere i nervi, a ravvivare il sangue, a dire “questa è la via“… o almeno informiamoci. Quindi appena avuta l’occasione, cercavi di conoscere qualcuno di più esperto, che veniva dalla città, per chiedere da dove iniziare ad approfondire l’argomento METALLICA. Risposta univoca: MASTER OF PUPPETS. Quindi, all’ennesima risposta uguale, te lo procuravi questo MASTER OF PUPPETS, guardavi la copertina, quel colore rosso, quelle croci, quel logo che sembra marmo, mettevi le cuffie e TA – ta ta ta…. uno schiaffo. Ma non uno schiaffo da rissa, quelli che ti fanno male, uno schiaffo che ti sveglia, di quelli che ti lasciano un attimo rintontiti e poi, dopo, è tutto più chiaro: Battery, Disposable Heroes, la strumentale Orion , e tutte le altre.
Non credo, su un sito che tratta di metal, di dover fare un analisi musicale di M.O.P.
Rifiuto di credere che chiunque, qui, non abbia ascoltato almeno 777 volte questo disco, e non potrò mai descrivere cosa significò e come fu accolto Master of Puppets quando uscì. Il 3 marzo 1986 avevo 5 anni e andavo per i 6, il metal ancora non mi interessava, ma posso dirvi cosa ha significato per me: ha aperto una mia porta della conoscenza, mi ha fatto capire che c’erano miriadi di dischi passati da scoprire, discografie da spulciare, mi ha spinto a non fermarsi ai classici o a ciò che passa la radio (si M.O.P è un classico, ma nei novanta questo disco non è che lo ascoltavano tutti …), a non aver paura di ascoltare musica sempre più estrema, di dare retta anche ai consigli degli altri, perché un disco di anni prima, come M.O.P, era comunque lì vivo, pulsante e presente, e mi stava pigliando a ceffoni, meglio di tutto quello che si sentiva in giro.
Poi, una volta assimilato MASTER, compresi che potevo anche dedicarmi tranquillamente al resto del metal, anche perché i Metallica andarono dove andarono, ma MASTER rimane.
Ecco cos’è M.O.P: un disco che rimane, in cui puoi perderti dentro anche dopo anni dalla sua uscita; e chi inizia ad avvicinarsi al metal, anche adesso, per M.O.P ci deve passare, per forza.
MASTER OF PUPPETS è una pilone portante di questo genere e, si sa, per chi vuole costruire qualcosa di stabile, i piloni sono fondamentali.

[Zeus]

Parto in maniera semiseria.
Quando mi nominano Master Of Puppets, mi viene in mente la miriade di cover che ho sentito nel corso della mia vita: raffazzonate, suonate alla cazzo di cane o semplicemente sbagliate. Il male fisico nel sentire sbagliare le parole, le armonizzazioni, l’assolo è una cosa che ti segna. Ma è qua dentro, in questa volontà di emulare i grandi, di omaggiare un disco con i controcazzi, che c’è il germe del perché il metal non morirà.
Il metal è ostinazione, è fedeltà e dedizione e Master Of Puppets è stata la nave scuola, la badante, il punto di rifugio e il vessillo di intere generazioni di adepti del metallo.
Come il buon Skan sopra di me (e anche perché veniamo dalla stessa provincia… nonché siamo “provinciali” entrambi rispetto ai fighetti cittadini, per quanto la mia residenza attuale sia in Terra Nemica), ai tempi i Metallica erano quelli che passava MusicBox, niente di più.
MTV non la prendevo, perciò i video musicali di MusicBox erano l’unica cosa che odorava di musica “pesante” rispetto alla radio commerciale. Per quelli della mia, e sua, generazione, i Metallica sono stati quelli del Black Album… il resto è venuto di conseguenza, con la scoperta.
Quando uscì Master Of Puppets, anche io ero troppo giovane e mi interessava di più giocare in giardino che ergermi a Defender Of The Faith. Ma quando sono arrivato all’età della ragione, il Black Album ha fatto quello che deve fare un buon disco: prendermi, farmi capire che quello che andavo cercando era un suono più pesante, più cattivo, più aggressivo e che solo scavando nel passato avrei trovato il suono che desideravo. Perciò, quando mi introdussero a due dischi fondamentali, Ride The Lightning e Master Of Puppets, ho capito che là, in quella intro acustica seguita dalla scarica di pugni in faccia di Battery, avrei trovato il mio mondo.
Perché sappiamo tutti cosa hanno fatto dopo i Metallica, non serve ricordarcelo ogni volta. Sappiamo anche che ci sono dischi che, anche se lasciati sullo scaffale per mesi/anni, saranno sempre là ad aspettarti con la stessa potenza, irruenza e freschezza. Master Of Puppets ha 30 anni e non li dimostra e io, che di anni ne ho un lustro in più, so che ogni volta che lo vorrò ci sarà sempre una Leper Messiah, una The Thing That Should Not Be o Damage Inc. ad aspettarmi e ricordarmi che da qua, musicalmente, si parte…  l’arrivo è però dove te lo poni te.
E io, perdonatemi, non sono ancora arrivato… sto ancora cercando il suono più pesante, più aggressivo, più…. Qualcosa.