Inquisition – Obscure Verse For The Multiverse


Sto cazzo di disco, permettetemi questa introduzione, è diventato la scimmia sulla schiena di questo fetido 2016 anche se con un jet lag di quasi tre anni. C’è poco da fare. Questi due colombiani d’America hanno tirato fuori un disco che è una bomba e, visto che nessuno mi paga per scrivere le recensioni, arriva su questi schermi solo ora. Tardi? Col cazzo.
Arriviamo al momento giusto. Così cavalchiamo l’onda del concerto bomba che vedeva Inquisition-Entombed AD – Abbath – Behemoth distruggere scientemente il palco e nessuno, dico nessuno, potrà rimproverarci il ritardo.
A parte i cagacazzo, sia chiaro.
Ma quelli, cari miei, li potete trovare in ogni momento.
Dicevamo di questo Obscure Verse For The Multiverse. Solo chitarra, voce e batteria e, nonostante tutto, il duo Dagon-Incubus tira fuori una micidiale bomba sonora. Le ritmiche di chitarra sono azzeccate e ti restano aggrappate al cervello e gli assoli, finalmente dei soli decenti nel black metal estremo, sono perfettamente inseriti nel contesto.
Dagon si divide fra chitarra e voce, quest’ultima dal timbro vicino al buon Abbath.
Il vero punto focale degli Inquisition è Incubus. Il motore della band macina ritmiche martellanti e velocissime, ma non disdegna di sollevare il piede dall’acceleratore ed assecondare un mood spaziale. Ecco, forse questo è uno dei punti di forza del disco: i rallentamenti ti fanno tirare Cristi e Madonne alla cervicale, ma cazzo se ci stanno tutti. Rallentano, dilatano e ti spediscono nello spazio più profondo con il successivo calcio al culo dato dalla doppia cassa e un riffing assassino.
Fare un ragionamento canzone per canzone è inutile. Obscure Verse For The Multiverse è un disco-colosso. Deve essere preso ed ascoltato, possibilmente di notte e da soli, nella sua interezza.

[Zeus – Proudly Display Of Inutility And Irrilevance Since The Eighties]

 

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