King. Of The Stellar. WAAAAAR!

Questi greci avranno cazzi e mazzi per questioni economico-sociali, saranno considerati l’ultima ruota del carro e tutti vorrebbero scaricare la loro carcassa morente nel Mediterraneo e fanculo a Dolmadakia, Gyros e agnelli vari. Lavarsene le mani è il nuovo sport mondiale del 2016.
Ma con la loro attitudine da pastorizia prestata alla società civile, i modi amichevoli, l’inglese stentato (ma io, cristo, mi sento così bene quando posso parlare con uno che stenta più di me, lo capisco, mi ci sento affine), la fratellanza da pub mista ad orgoglio underground, i Rotting Christ puntano ad essere il prodotto per eccellenza della Grecia. Oh, io ci credo. Perché non è possibile passare tutti questi anni ad adorare il Demonio con la costanza ed efficacia con cui lo fanno loro e non essere credibili.
Triarchy Of The Lost Lovers è stato il primo, ebbene sì, disco dei Rotting Christ su cui ho avuto il piacere di mettere le mie mani unte di kebab. Una bomba dall’inizio alla fine: spiegatelo voi a band black metal ossessivamente verbose che non è necessario avere strutture enormi o linee vocali prese in prestito da Joyce (come lunghezza dei versi) per essere efficaci. E pompare come Satana comanda.
Basta una chitarra, un riff e poi… beh… poi ci sono quelle pause in uno dei ritornelli epici per eccellenza. Quale? Il buon Skan non potrà che darmi ragione in merito alla potenza di alzare il braccio, aspettare… e poi sparare fuori, a pieni polmoni, KING… OF THE STELLAR… WAAAAAR!!!!
Se poi hai una cartuccera di canzoni bomba, per me hai vinto di brutto. In questi riff, in queste melodie io mi sono trovato a casa. Qua dentro ho sentito che i Rotting Christ erano il mio porto sicuro (insieme ad altre immancabili band).
L’Europa vorrà anche buttare a mare questi greci, ma loro sono testardi (e noi italiani, cazzoni mondiali di prima categoria, dovremmo aver imparato che non è così semplice farli fuori… e per fortuna, direi), orgogliosi e non ci stanno. Io parteggio sempre per chi, come dieta principale, ha agnello, gyros, stufati e Rotting Christ.
Ma ho anche un’occhio di riguardo per le tedesche.

Che ci posso fare se sono un’inguaribile romantico europeista?

[Zeus]
La prima volta che ho sentito King of a Stellar War dal vivo è stato amore. Non colpo di fumine, ma amore, come quando frequenti una ragazza perchè hai affinità o interessi in comune ed a un certo punto, un gesto, uno sguardo o un odore ti fa capire che lei è complementare, che è lei che vuoi a fianco quando ti addormenti, è lei con cui vuoi condividere l’esperienza di una convivenza, è lei quella che la sola presenza ti fa sentire bene, a tuo agio, contro ogni avversità; che quando hai una giornata difficile, quando vai ha letto, basta chiudere gli occhi e la sua immagine impressa nelle tue retine ti tranquillizzerà.

Procuratevi questo disco, e anche gli altri, perchè ci sono gruppi come i Rotting Christ a cui le canzoni vengono naturalmente bene, anche se sghembe o elementari, con testi banali o altro, ma li vengono bene non c’è niente da fare, c’è chi lo è e chi lo fa e loro lo sono. Se non li conoscete, recuperate, magari partendo da questo disco. Non abbiate timore, anch’io i Rotting Christ li ho conosciuti tardi, ma si sa, l’amore non ha età.

[Skan]

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3 pensieri su “King. Of The Stellar. WAAAAAR!

  1. Pingback: Rotting Christ – A Dead Poem (vent’anni dopo) | The Murder Inn

  2. Pingback: Kawir -Πάτερ Ήλιε Μήτερ Σελάνα (2016) – The Murder Inn

  3. Pingback: Varathron – The Lament of Gods (1999) – The Murder Inn

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