Gonfio d’alcool – Ozzy Osbourne in The Ultimate Sin

Ho un affetto incondizionato per Ozzy.
Sono uno di quelli che lo difende a spada tratta e che dice: “cazzo, non si è messo ADESSO a ciondolare per il palco… lo faceva già negli anni 70”. Quando sento questo The Ultimate Sin, però, mi viene difficile riuscire a difenderlo. Sbomballato dalle droghe e dall’alcool, Ozzy registra una porcheria di prodotto e riesce persino ad avere una bella visibilità grazie alla plasticosità di Shot In The Dark. La metà degli anni 80 prendono a ceffoni il Madman e gli fanno tirare fuori un disco che sa di hair metal lontano un chilometro e, dal canto suo, non ha un riff ricordabile.
Fanculo lui e le tonnellate di roba che si è sparato nel naso.
Non sono arrivato subito a questo disco. Ho iniziato la mia scoperta dell’Ozzy solista con Blizzard Of Oz e poi No More Tears, poi ho raccattato dischi qua e la per capire che diavolo avesse registrato il buon Osbourne fra una ubriacatura e l’altra. E fra un Tribute e un Bark At The Moon ti capita anche The Ultimate Sin capisci che non tutte le ciambelle sono uscite col buco.
Probabilmente il disco di Ozzy che ascolto meno in assoluto. Non mi ricordo una canzone una neanche a pagamento. Adesso che ci penso, e lo dico con cognizione di causa, la cover art fa anche schifo e questo è un’ulteriore malus al disco.
Il problema con Ozzy è che non gli puoi voler male per essere tamarro, per prendere il peggio del becero hair metal, dell’hard rock e metal e mescolarli alla bene e meglio e sputacchiarli fuori. Gli si vuole bene, tutti quanti negli anni ’80 abbiamo avuto un momento di debolezza… a lui si perdona questo The Ultimate Sin.
Non ce lo si fa piacere, ma glielo si perdona.
Come se non ci fosse Ozzy, non preoccuparti. Ti aspettiamo con No Rest For The Wicked (che, poi, non è neanche un grandissimo capolavoro).
[Zeus]