Satyricon – Nemesis Divina (XX Anniversario Reissue)

Quando il corvo nero scacciò la bianca colomba

Sinceramente non l’ho ascoltato. Non mi interessa ascoltarlo. Nemesis Divina è già perfetto così.
Nel corso della scrittura di questa serie di articoli sui dischi ’86 e ’96 mi son reso conto che molte delle mie opinioni, oltre al valore del disco, tenevano conto dell’emozione del momento in cui l’ascoltavo. Dai 16 a 20 anni si è spensierati, si sta studiando e tutto sembra più bello, il mondo è ai tuoi piedi, e pertanto la colonna sonora di quei giorni sembra maestosa e magnifica.
Nemesis Divina io l’ho scoperto tardi, anni dopo alla sua uscita, in un periodo di “vita tranquilla”.
Nemesis Divina è oggettivamente un disco enorme.
Potrei forse dire che si tratta dell’ultima grande uscita della cosiddetta seconda ondata black metal prima della totale commercializzazione del genere, potrei dire che contiene la “hit” Mother North, o potrei anche non dire niente.
Nemesis Divina rimane oggettivamente un disco enorme.

[Skan]

Anche io, come il buon Skan qua sopra, ho scoperto Nemesis Divina in ritardo rispetto alla sua uscita. Mi ricordo ancora gli articoli sui mensili di settore che recensivano Rebel Extravaganza o Volcano (non mi ricordo quale dei due). Restringerei il periodo in un lasso di tempo fra il 1999 e il 2002. Mese più, mese meno.
La prima cosa che mi ha colpito? La cover art. Una figata. Rispetto a certo ciarpame black metal (sì, ok, sparatemi pure… io capisco il DIY, l’essere underground e non piegarsi alla logica di mercato, ma fare una copertina con il culo non è underground. Parere mio, sia chiaro), arriva dritto al centro del messaggio. Sai che viaggio andrai a fare, sai cosa ti troverai di fronte.
E poi i Satyricon scrivevano ancora dei cazzo di pezzi. Dopo di questo momento, beh, hanno continuato a sfornare dischi e, in questi, c’erano dei brani che ti facevano scapocciare, ma non erano quelli di Nemesis Divina. Perché in quest’ultimo disco ringraziavi sentitamente Satana di essere metallaro. E non è differenza da poco.
Al contrario di Skan, io la versione remixata di Nemesis Divina l’ho ascoltata, ma la trovo inutile.
Nemesis Divina era un disco perfetto dalla partenza.
E, citando chi mi ha preceduto: Nemesis Divina è oggettivamente un disco enorme.
[Zeus]

The CROWN – Circolo Colony 15/05/2016

Mettendo da parte il buon senso, ho preso la mia macchina e mi sono diretto in solitaria verso il Colony di Brescia, per vedermi il live dei The Crown.
Era dal 200x che volevo vederli dal vivo, in quell’occasione suonavano alla Gabbia di Bassano (sempre sia lodata), e io per qualche motivo che non riesco a comprendere non andai. Il gruppo poi sciolse e io rimasi quindi con le pive nel sacco. Mi capita quest’occasione, quindi via, si macinano i 100 e passa chilometri, si sorpassano tempeste e si raggiunge il Colony.

Capisco subito che l’atmosfera è divertente dal momento che mi perculano subito all’entrata, data la mia incapacità ad allacciarmi il braccialetto che funge da biglietto; ma sempre dandomi del Lei.
Non c’è molta gente ma, come detto prima, è tutta allegra, e dopo aver finito di suonare i due gruppi di apertura (gli Injury da Reggio Emilia, thrashettone con attitudine e physique du role, e Black Rage, realtà ancora un po’ da rodare) si raccoglie tutta nelle prime tre file.
I The Crown dal vivo spaccano e, soprattutto, si divertono: lo si vede chiaramente nelle loro espressioni.
C’è un energia che si sprigiona e va a creare quel contatto pubblico-band, che fa che tutto fili liscio. Quindi, tra una canzone nuova e molte vecchie, soprattutto dal masterpiece Deathrace King, tra una Rebel Angel, una Face of destruction/Deep Hit of Death, una Under the whip (richiesta dal pubblico ed eseguita in via eccezionale dalla band) tutte eseguite con una rabbia quasi slayeriana,  il concerto vola letteralmente via fino al finale con 1999 Revolution 666.
Finito il concerto, il singer Johan Lindstrand, scende dal palco a dare la mano ed abbracciare ogni singola persona li presente.
Poi il ritorno. Ne è valsa la pena.
N.B. Un plauso al sempre ottimo Circolo Colony, un locale da preservare ai posteri, sempre ottimi volumi e sempre accogliente.

Infestdead – Satanic Serenades (Century Media – 2016)

Anche se nato negli anni ’80, la mia base culturale sono i ’90.
L’humus in cui sono cresciuti e ho formato la mia coscienza è la decade che parte dalla coppia Baggio/Schillaci ai mondiali e finisce con il millenium bug. Una decade in cui era normale che un tabbozzo coi capelli corti all’insù guidasse con baldanzosa arroganza la sua Clio Williams in paese, con il finestrino giù e l’autoradio che sparava a volumi assurdi una qualsiasi Dj parade, parcheggiando davanti alla gelateria del paese dove noi sbarbatelli, appoggiati ai nostri cinquantini, lo fissavamo.
E io allora mi chiedevo, ascoltando i mormorii dei coetanei, ma veramente a qualcuno frega qualcosa se quelli sono veramente cerchi in lega o meno??? Ma veramente a qualcuno frega degli ospiti presenti indicati sull’invito dell’evento che il tamarro sta distribuendo????? Ma soprattutto, ha un senso stare qua come dei cretini, sempre i soliti 4 stronzi, a vedere ‘sto coglione che ha anche parcheggiato male? Per poi pubblicizzare una minchia di discoteca? Non c’è niente di meglio da fare?
Io, per esempio, starei molto meglio in qualsiasi bettola ad ascoltare una qualsiasi band di metallo, anche se incapaci. Perché, cazzo, come fa la gente a divertirsi in discoteca??? Come fa la gente a divertirsi ascoltando la musica da discoteca???? Come fa la gente a non ascoltare il metallo?
Come fa la gente a non esaltarsi con i dischi dei Pantera??? Perché adesso non andiamo in qualche cantina a sfondarci di Finkbräu ascoltando un qualsiasi disco di power Tedesco? Sarebbe molto più divertente! Come fa la gente a non divertirsi ascoltando i Testament? Ecco, la stessa incredulità e sorpresa l’ho provata quando ho inserito nell’autoradio questo CD e, come il truzzone di cui sopra, ho tirato giù il finestrino e alzato il volume. L’opera completa degli Infestdead, un divertimento di Dan Swanö (se non sapete chi è, studiatelo QUI) che cerca di copiare pari pari i Deicide, ma ovviamente essendo lui svedese ed essendo questo un cazzeggio, il risultato ha qualche sfumatura swedish in più e qualche momento meno evil rispetto alla creatura del buon Benton.
Un CD non essenziale, ma fondamentalmente piacevole.
Come fa la gente a non sentirsi felice guidando con sottofondo del death metal con uno che sbraita Satan ogni 3×2?????

[Skan]

Un tempo, almeno, c’erano gli assoli

No, beh, intendiamoci, sono aperto mentalmente da concepire diversi gruppi musicali.
Riesco persino a concepire gruppi come i Machine Head. Oh, ragazzi, potete anche puntarmi un fucile alla tempia ma io, quel cazzo di gruppo, proprio non lo reggo. Mi annoia dopo due secondi spaccati. Ci provo ad ascoltarlo, ci tento, arrivo a strapparmi pezzi di carne dalla coscia per tirar dritto su tutto Burn My Eyes (tutti parlano di che cazzo di bomba è Davidian) o il seguente (non mi ricordo neanche il nome, conosco solo Ten Ton Hammer). E tenete conto che dicono che il primo è il capolavoro della band, prima di quella palla da bowling nei coglioni chiamata The Blackening. Arrivare in fondo ad un disco di Robb Flynn, per me, è peggio che andare dal dentista a farmi tirar via i denti mentre ascolto tutta messa in latino.
Materia in cui non sono mai stato un genio assoluto.
Cazzo, una tortura infinita.
Sono anche onesto, non sono uno di quelli che, da snob con sciarpetta e risvoltino alla cazzo, dice che si sono svenduti con la svolta rap (!!!). Io sono del partito: mi hanno rotto il cazzo dal 1994. Un record mondiale.
Adesso potete appendermi al muro e picchiarmi con lo sgabello di legno massello che tenete per sollevare i piedi coperti da calzini a righe bianche e blu.
Fottuti hipsters. Hanno preso la barba, l’esempio giusto di una cafonaggine conclamata ed un essere fieramente redneck, e l’hanno resa papabile per il pubblico. Quando essere nerd e rincoglioniti ritornerà essere un delitto, sarà un mondo più giusto. Un po’ come quando le band smetteranno di cucire insieme cinquemila riff alla cazzo di cane e pensare di aver tirato fuori un disco eccezionale.
Eh no, cari miei. Mi avete cucinato una sbobba con dentro cinquemila ingredienti che, sia sulla carta che al palato, mi sta rendendo insensibile. Il risultato poi si ritorce contro di voi, cari grupponi dal riff facile, e mi tocca catalogarvi sotto la rubrica “rotture di cazzo”. Ma sareste in buona compagnia. Tenete presente che ci stanno anche i sopracitati Machine Head.
Perché quel tipo di thrash, così groovy e con i controcoglioni, lo facevano meglio i Pantera da ubriachi. E perciò il 99,9% delle volte.
Il problema è sempre lo stesso: mancano le canzoni. Quelle che ti fanno sentire bene. Che ti prendono testa, cuore e palle e ti fanno cantare in auto. Perché la prova dell’auto è una prova da superare per tutte le band: se non riesci a fare uno sporchissimo karaoke in macchina, anche con parole che assomigliano al tuo codice fiscale al contrario, ecco che stai sbagliando. Ma stai sbagliando di brutto.
Se poi tenete conto che non riuscite più ad inserire un solo degno di questo nome, allora come la mettiamo?
Lo so, il codice della strada non lo permette, ma un cazzo di mini-solo me lo voglio fare quando sento una canzone (non dico nel black metal che è, per antonomasia, suonato nel gabinetto di vostra sorella e deve essere concepito come sfregio assoluto alla santità e pulizia del vostro Inner Sanctum, dicasi il cesso e, per inciso, anche la coscienza). Il groove ci sta, le bordate di riff ci stanno, il cantato aggressivo anche, ma porco quel tuo grandissimo, un solo decente ce lo vorrai piazzare, no?
E non intendo un solo scorreggiato fuori a caso… ma uno decente. Che ci sta.
Penso che sia una deriva ignobile targata nu-metal. Io sono indispettito dal rap/hip-hop (no, non li reggo. Oh, ho anche io i miei limiti) e se me li unisci al metallo, mi venite a creare un mix che assomiglia ad andare al winebar fighetto e ordinare una cazzo di Corea. Ma con Diet Cola perché non vuoi ingrassare.
Non ci sta. Come prendere e andare a mettere il cazzo nel purè. Farà black metal, ma non fa senso. A parte far molto black metal. Sfregio assoluto verso la vostra coscienza e, a dirla tutta, anche al vostro cazzo. Vabbeh, ma sono particolari per i trve metaller.
Tutti quelli nati negli anni 80 (di cui sono rappresentante) si sono trovati a confrontarsi con questo dramma. No, non il cazzo nel purè, i gruppi nu-metal. Dalla metà degli anni ’90 ce li siamo trovati in tutte le salse e in tutti i programmi di MTV, Music Box e via dicendo. Ancora adesso rabbrividisco quando sento i Limp Bizkit (quella sì che era vera merda putrida…).
Pantaloni larghi, Adidas, rappature e groove intrigante come farsi montare dalla squadra del Camerun sul cofano di una Ritmo.
Ecco il motivo per cui siamo stati costretti a tapparci il naso su molte delle cose del presente (intendo seconda metà anni 90) e gettarci a capofitto nell’underground o guardare indietro quando le band, con l’arroganza tipica dell’alcolista strafatto, piazzavano dei grandi pezzi, cantabili/growlabili/psicolabili, e ci mettevano dentro un grande solo.
Un. Cazzo. Di. Fottuto. Grande. Solo. 

Tutto questo per dire cosa?
Che 20 anni fa è uscito Life Is Peachy dei Korn.
A guardare indietro, a volte, si vede che la strada del metallaro è cosparsa di ostacoli verso il raggiungimento della Verità Assoluta.

[Zeus]

Katatonia – The Fall Of Hearts (Peaceville Records)


Ed eccolo, dopo ben quattro anni l’ultimo lavoro in studio della band dark progressiva svedese più influente al mondo, i Katatonia. Il nuovo album, intitolato The Fall of Hearts è in uscita il 20 maggio con etichetta Peaceville Records. Il seguito di Dead End Kings del 2012 è stato registrato presso gli Grondhal e Tri-lamb Studios di Stoccolma ed è stato autoprodotto dal cantante Jonas Renkse e dal chitarrista Anders Nystrom. The Fall of Hearts, è anche il primo album con alle pelli il nuovo batterista Daniel Moilanen e la new entry alla chitarra Roger Ojersson, direttamente dai Tiamat.

L’album inizia con “Takeover”, dove l’iconica voce di Jonas Renkse ci trasporta verso il ritmo ipnotico di chitarra che ricorda alla lontana i bei riff dei Tool. Lo stile di questo pezzo, fa capire all’ascoltatore cosa sentirà proseguendo l’ascolto del disco. L’atmosfera di Fall of Hearts, con un lavoro certosino di chitarre e voce, raggiunge il suo climax con “Old Heart Falls”, pezzo da cui è stato tratto anche il primo singolo del disco. Nei soli quattro minuti di questo pezzo troviamo tutta l’essenza dei Katatonia, con il testo riflessivo di Renske e la ritmica malinconica e riflessiva che poi esplode in un ritornello da brividi, melodico quanto basta per non sfociare nel banale e potente quanto il necessario a portare le emozioni dell’ascolto al massimo. Un po’ fuori dal coro, ma non troppo, sono certamente “Serac” e “Sanciton”, le canzoni più heavy dell’album, che comunque non escono dalla linea guida del disco. E’ proprio in “Serac” che capiamo il mood creativo che si è formato tra i due chitarristi. Le due chitarre si amalgamano tra riff distorti, tempi non comuni e non banali, accompagnati da arpeggi melodici. Dopo questi due pezzi l’album prende forza, puntando di più sulla distorsione delle chitarre e a dei tempi più veloci con “Last Song Before The Fade”, e “The Night Subscriber”. Con “Pale Flag” e “Passer” si chiude questo disco di ben 12 tracce che uscirà come detto in precedenza il 20 maggio in diversi formati. Troveremo in vendita oltre al semplice Cd anche una versione con un hardbook di più di trenta pagine, con tanto di artwork alternativo a cura di Travis Smith, una versione in DVD con audio in 5.1, un doppio vinile con una bonus track “ Awake in Quietus”, registrata insieme al chitarrista dei Paradise Lost Gregor Mackintosh.

Traendo le conclusioni The Fall of Hearts, è un album maturo, ma contemporaneamente fresco e mai banale. Un perfetto stile Katatonia, che appassionerà anche chi non è totalmente fan della musica dark progressiva.

Voto: 8

Peaceville Records

Tracklist:

01. “Takeover”
02. “Serein”
03. “Old Heart Falls”
04. “Decima”
05. “Sanction”
06. “Residual”
07. “Serac”
08. “Last Song Before the Fade”
09. “Shifts”
10. “The Night Subscriber”
11. “Pale Flag”
12. “Passer”

[Manuel]