Un tempo, almeno, c’erano gli assoli

No, beh, intendiamoci, sono aperto mentalmente da concepire diversi gruppi musicali.
Riesco persino a concepire gruppi come i Machine Head. Oh, ragazzi, potete anche puntarmi un fucile alla tempia ma io, quel cazzo di gruppo, proprio non lo reggo. Mi annoia dopo due secondi spaccati. Ci provo ad ascoltarlo, ci tento, arrivo a strapparmi pezzi di carne dalla coscia per tirar dritto su tutto Burn My Eyes (tutti parlano di che cazzo di bomba è Davidian) o il seguente (non mi ricordo neanche il nome, conosco solo Ten Ton Hammer). E tenete conto che dicono che il primo è il capolavoro della band, prima di quella palla da bowling nei coglioni chiamata The Blackening. Arrivare in fondo ad un disco di Robb Flynn, per me, è peggio che andare dal dentista a farmi tirar via i denti mentre ascolto tutta messa in latino.
Materia in cui non sono mai stato un genio assoluto.
Cazzo, una tortura infinita.
Sono anche onesto, non sono uno di quelli che, da snob con sciarpetta e risvoltino alla cazzo, dice che si sono svenduti con la svolta rap (!!!). Io sono del partito: mi hanno rotto il cazzo dal 1994. Un record mondiale.
Adesso potete appendermi al muro e picchiarmi con lo sgabello di legno massello che tenete per sollevare i piedi coperti da calzini a righe bianche e blu.
Fottuti hipsters. Hanno preso la barba, l’esempio giusto di una cafonaggine conclamata ed un essere fieramente redneck, e l’hanno resa papabile per il pubblico. Quando essere nerd e rincoglioniti ritornerà essere un delitto, sarà un mondo più giusto. Un po’ come quando le band smetteranno di cucire insieme cinquemila riff alla cazzo di cane e pensare di aver tirato fuori un disco eccezionale.
Eh no, cari miei. Mi avete cucinato una sbobba con dentro cinquemila ingredienti che, sia sulla carta che al palato, mi sta rendendo insensibile. Il risultato poi si ritorce contro di voi, cari grupponi dal riff facile, e mi tocca catalogarvi sotto la rubrica “rotture di cazzo”. Ma sareste in buona compagnia. Tenete presente che ci stanno anche i sopracitati Machine Head.
Perché quel tipo di thrash, così groovy e con i controcoglioni, lo facevano meglio i Pantera da ubriachi. E perciò il 99,9% delle volte.
Il problema è sempre lo stesso: mancano le canzoni. Quelle che ti fanno sentire bene. Che ti prendono testa, cuore e palle e ti fanno cantare in auto. Perché la prova dell’auto è una prova da superare per tutte le band: se non riesci a fare uno sporchissimo karaoke in macchina, anche con parole che assomigliano al tuo codice fiscale al contrario, ecco che stai sbagliando. Ma stai sbagliando di brutto.
Se poi tenete conto che non riuscite più ad inserire un solo degno di questo nome, allora come la mettiamo?
Lo so, il codice della strada non lo permette, ma un cazzo di mini-solo me lo voglio fare quando sento una canzone (non dico nel black metal che è, per antonomasia, suonato nel gabinetto di vostra sorella e deve essere concepito come sfregio assoluto alla santità e pulizia del vostro Inner Sanctum, dicasi il cesso e, per inciso, anche la coscienza). Il groove ci sta, le bordate di riff ci stanno, il cantato aggressivo anche, ma porco quel tuo grandissimo, un solo decente ce lo vorrai piazzare, no?
E non intendo un solo scorreggiato fuori a caso… ma uno decente. Che ci sta.
Penso che sia una deriva ignobile targata nu-metal. Io sono indispettito dal rap/hip-hop (no, non li reggo. Oh, ho anche io i miei limiti) e se me li unisci al metallo, mi venite a creare un mix che assomiglia ad andare al winebar fighetto e ordinare una cazzo di Corea. Ma con Diet Cola perché non vuoi ingrassare.
Non ci sta. Come prendere e andare a mettere il cazzo nel purè. Farà black metal, ma non fa senso. A parte far molto black metal. Sfregio assoluto verso la vostra coscienza e, a dirla tutta, anche al vostro cazzo. Vabbeh, ma sono particolari per i trve metaller.
Tutti quelli nati negli anni 80 (di cui sono rappresentante) si sono trovati a confrontarsi con questo dramma. No, non il cazzo nel purè, i gruppi nu-metal. Dalla metà degli anni ’90 ce li siamo trovati in tutte le salse e in tutti i programmi di MTV, Music Box e via dicendo. Ancora adesso rabbrividisco quando sento i Limp Bizkit (quella sì che era vera merda putrida…).
Pantaloni larghi, Adidas, rappature e groove intrigante come farsi montare dalla squadra del Camerun sul cofano di una Ritmo.
Ecco il motivo per cui siamo stati costretti a tapparci il naso su molte delle cose del presente (intendo seconda metà anni 90) e gettarci a capofitto nell’underground o guardare indietro quando le band, con l’arroganza tipica dell’alcolista strafatto, piazzavano dei grandi pezzi, cantabili/growlabili/psicolabili, e ci mettevano dentro un grande solo.
Un. Cazzo. Di. Fottuto. Grande. Solo. 

Tutto questo per dire cosa?
Che 20 anni fa è uscito Life Is Peachy dei Korn.
A guardare indietro, a volte, si vede che la strada del metallaro è cosparsa di ostacoli verso il raggiungimento della Verità Assoluta.

[Zeus]

2 pensieri su “Un tempo, almeno, c’erano gli assoli

  1. Pingback: L’esordio ufficiale. Slipknot – Slipknot (1999) – The Murder Inn

  2. Pingback: Machine Head – The Burning Red (1999) – The Murder Inn

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