I Metallica e il Natale

Vi sono mancate le doppie recensioni?
Eccone qua una fresca fresca sull’ultima opera dei Metallica – Hardwired… To Self-Destruct.

Quando ero giovane, dai 15 anni fino ai 18 ca., la vigilia di Natale ascoltavo sempre solo …and Justice for all, perché le altre stanze erano impregnate di cori di bambini tedeschi. Siccome i cori dei bambini tedeschi, per mio padre, erano cose serie, per una strana e distorta forma di rispetto, io ascoltavo qualcosa di metal sì, perché comunque quella rimaneva la mia religione, ma qualcosa non di eccessivamente metal, come appunto AJFA. Questo è un album aggressivo sì, ma non iper-aggressivo, con qualcosa di violento e qualcosa di più ragionato, con sonorità metal, distorsione e doppia cassa ma messe in un modo che anche chi non era dentro il metal al 100% potesse ascoltarle senza eccessivo ribrezzo.
Questo incipit per dire che quella è la stessa sensazione che mi ha dato Hardwired… To Self-Destruct.
Il nuovo dei Metallica è un album metal ma non troppo, accessibile da chiunque, da chi ascolta metal e da chi è un consumatore casuale del genere, con qualcosa di veloce e qualcosa di più lento, riferimenti Thrash e anche Hard Rock. Purtroppo la similitudine con AJFA finisce qua: la qualità di Hardwired è molto più bassa e, difetto più grande, è troppo prolisso; 80 minuti sono troppi, soprattutto perché alcune canzoni potevano essere tagliate (ed alcune escluse) senza troppi problemi. Mi ha dato anche l’impressione di un lavoro dove i Metallica si stanno divertendo a suonare e sperimentare, però tenendo sempre un occhio a ciò che la gente vuole da loro, quindi sì al pezzo simil-stoner per chi li ha conosciuti con Load, sì al pezzo uptempo col ritornello per chi gli ha amati col Black Album e sì al pezzone in chiusura per chi li ricorda dagli ’80.

Ma alla fine è un buon disco? Non so, come ho detto, l’eccessiva lunghezza ne diminuisce di molto la qualità e la fruibilità. E poi chiariamo subito una cosa: nonostante alcuni richiami, e alcune canzoni, non è un disco Thrash.
Se cercate Thrash andate da altre parti (Vektor cazzo!).

 [Skan]

Da quando i Metallica hanno infranto il mero concetto di band e sono diventati entità, il cerchio qualunquista di chi li ascolta/nomina/ripudia/osanna/va ai concerti/evita i concerti… ha smesso di essere calcolabile su piano mondiale ma è diventato di misura galattica. Con il Black Album i ‘tallica si sono scrollati di dosso il concetto di metal per abbracciare quello di musica e, grazie (o per sfiga) a questo mutamento di pelle, hanno incominciato a far uscire dischi alla buona. Uno southern-hard rock, uno brutto come le piattole, uno peggio ancora, la tamarrata con l’orchestra (oh, mi annoia), l’oscenità di Lulu e poi, annusato che il trend thrash era tutt’altro che morto, ecco che sono rientrati alla base con Death Magnetic.
I Metallica, però, non sono più ventenni incazzati col mondo e, anni di esperienza e business dopo, anche il cosiddetto“ritorno al thrash” è tutt’altro che veritiero. Scontentare la “casalinga di Voghera” e non farle sentire la ballatona è una brutta cosa per gli affari, idem per il vecchio reduce delle battaglie di pit con il pezzo thrash. Death Magnetic è tutto qua, un colpo al cerchio, un colpo alla botte, esperienza e qualche buono spunto.
Veniamo ad Hardwired… To Self-Destruct.
Com’è questo disco? Sfatiamo il disfattismo e lo sport nazionale del web: lo slashing assoluto delle band storiche. Visto che non sono pagato da nessuno per scrivere le recensioni, posso permettermi l’oggettività.
Posso distruggere Hardwired? No. Non posso farlo perché non è un brutto disco.
Posso dire che è l’album che si aspettava dai Four Horsemen? No. Non posso farlo perché non possono Hetfield&Co. non possono rifarsi una verginità e Hardwired… è un disco monstre e questo ti ammazza mentre lo ascolti.
Diversi brani sono mediocri e annoiano dopo due ascolti. Gli altri, anche buoni, sono hanno un minutaggio così elevato (oltre 6 minuti) che fa perdere appeal al brano; anche la soluzione migliore (e non è quella ottimale, sia chiaro) diventa, dopo un po’, trita e ritrita.
Hardwired… To Self-Destruct è l’essenza stessa dei Metallica nel 2016.
Un prodotto così lungo, con spunti da tutta la storia recente dei ‘tallica, da essere una sorta di Idra musicale. Un disco con tante (troppe) teste e con una mole elefantiaca, che vuole piacere un po’ a tutti e che, per questo motivo, offre il fianco alle molte, giustificate, critiche sul piano del risultato.

[Zeus]