Pain – Coming Home

  

Con i LINDEMANN, il buon Peter Tägtgren ha scardinato la sua regola d’oro: un disco Pain e un disco degli Hypocrisy e così via. Perciò, per non saper né leggere né scrivere, ecco che lo svedese si presenta sugli scaffali con un prodotto dei Pain (ormai ben più che un divertimento – vista la quantità di dischi che stanno facendo uscire negli ultimi anni).
Coming Home è, ad oggi, il disco più catchy, ballerino, leggero e melodico dello svedese. Tutti i brani scorrono leggeri, con melodie a presa rapida (cosa che era evidente anche nei Lindemann) e una non-pesantezza funzionale a dei brani da ascolto mentre si lavano i piatti, si va in auto o qualunque attività giornaliera.
Non occupano quasi niente della vostra RAM e non vi cambieranno la giornata. Ma se state pedalando, come me, saranno l’ottimo groove che vi porterà direttamente alla trincea che voi chiamate lavoro.
Vogliamo trovare il pelo nell’uovo (semplice visto che mi porto dietro la barba)? Sono i brani più “pestoni” ad essere i meno convincenti del lotto. Dove tira di più, ecco che vengono fuori i limiti del prodotto che, ironia della sorte, smette di essere un passatempo e un qualcosa di facile e funny e diventa un po’ un misto-fritto che è tutto e niente.
Meglio rimanere saldi e tranquilli nel mare del sound danzereccio, un po’ elettronico e un po’ metallico. Giusto un 50%-50%, così da sfoderare l’anima pop e divertire.
Forse il miglior complimento possibile (oltre all’ottima produzione) a questo disco: un disco che fa divertire.
E, in questi tempi, non è poco

[Zeus]0333

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