Black Sabbath – The Eternal Idol (trent’anni dopo)

 

Se pensi alla storia dei Black Sabbath e nomini i primi 5 dischi che ti saltano in mente, raramente il buon The Eternal Idol è presente nella classifica. Motivo? Sarà che è arrivato in un periodo travagliato dei Sabbath, sarà che pur avendo delle buone canzoni (The Shining è efficace come brano) non ha il pezzone che ti inchioda a terra, ma The Eternal Idol, nella discografia del Sabba Nero, è un po’ il terzo fratello, quello che sai che esiste ma che viene dopo altri dischi con Tony “The Cat” Martin alla voce.
Brutta storia gli anni ’80 per Tony Iommi e soci. La baffuta mano di Dio, parole sue, sniffava polvere lui dell’iRobot adesso e la formazione si sbriciolava come la difesa di una squadra di parrocchia contro una di serie A. Un dramma.
Il cantante su cui la baffuta mano di Dio aveva scommesso, Ray Gillen, aveva piantato in asso la baracca senza troppi complimenti (anzi, aveva persino gettato là un caustico non si va da nessuna parte ed era andato a giocare con i Badlands con il ciecato Jake E. Lee) ma lasciando testi e tracce base del disco che, in seguito, sarebbe diventato proprio The Eternal Idol.
Se mi dovessi fermare qua, capite che il risultato è quantomeno disastroso!?
Ma il buon Iommi, coca o meno, non ci sta a far finire all’ospizio la sua creatura e perciò recluta una serie di musicisti (fra cui Bob Daisley – che è il jolly piglia-tutto quando si tratta di tirar su una line-up) e cerca un vocalist decente.
In un pub inglese trova Tony Martin e lo prende in formazione.
Amore a prima vista!? Neanche per idea. Nelle interviste successive al periodo di Martin nei Sabbath, Iommi ha spalato quantità ignobili di merda sul cantante inglese. Se non sbaglio, solo nel 2015/2016 si sono riappacificati quel tanto che basta.
Il commento principe era sulla mancanza di presenza scenica del povero Tony Martin. Ma, al momento, è un elemento secondario visto che deve arrivare a cantare su un disco finito, già scritto, con i testi fatti e con le linee vocali abbozzate. Avesse potuto pagare Tony Martin in voucher, penso che Iommi ci avrebbe fatto un pensierino.
Tony Martin si tira su le maniche, re-incide le vocals ed ecco che esce The Eternal Idol.
Se teniamo conto di come è nato il disco, del fatto che arriva nel 1987, che Tony Martin ha una tonalità che può accostarsi, per certi aspetti, a quella di R.J.Dio (senza averne potenza, teatralità e altre componenti di spicco), che finalmente Geoff Nicholls appare in pubblico (dopo che è stato mandato dietro la lavagna per anni e anni), che il video fa cagare (a parte la baffuta mano di Dio che ha più catenacci, croci e pelli lui di un crociato – Hail The Metal) e che l’ispirazione generale non è sempre altissima (ha alcuni cali di forma questo disco), The Eternal Idol ha il suo perché. Non entrerà mai nella top dei dischi dei Black Sabbath, ma è di molte spanne sopra quel fallimento osceno come Forbidden

[Zeus]