Paradise Lost – One Second (1997)

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Vent’anni fa usciva One Second dei Paradise Lost.
Mi ricordo la mia faccia dopo che, appassionato di Icon Draconian Times, mi son ritrovato a sentire One Second. I dischi precedenti, Gothic per esempio, non mi avevano mai preso troppo, mentre quando partiva Embers Fire era tutta un’altra storia.
L’alcool non è riuscito a distruggere quel periodo e neanche ad offuscarlo, quindi Icon è rimasto il mio disco dei Paradise Lost per un lungo, lungo periodo – almeno fino all’arrivo di The Plague Within, ma questo è un disco diverso.
Torniamo a One Second. Qualche giorno fa stavo parlando di questo disco con Skan e ci siamo chiesti: come cazzo fanno i pezzi di One Second a non passare in radio?
Ascoltateli bene e vedete che hanno tutti i crismi per essere singoli della programmazione radiofonica di una qualsiasi stazione radio rock, anche italiana. Va da sé che qua, per rock, si intende passare due volte Welcome To The Jungle e poi un misto fritto con Vasco Rossi e Ligabue… avete capito l’antifona, no?
I Paradise Lost nel 1997 si rompono il cazzo di essere metal (si vede che la gnocca era in costante diminuzione causa avvento grunge e nu metal) e incominciano a fare dischi con il singolo che potrebbe piazzare tanti soldoni in banca e gnocca sulla ceppa – cosa che, visto che chiamano Paradise Lost e non hanno il ritmo pop o la basa tunz-unz dei gangsta amerrigani, è difficile – e sfornano un CD che è lucido come la testa di Kojak. Le chitarre si fanno più sottili ma rimangono metal/rock, keyboard/samples ed elettronica sono in deciso aumento ed ecco che piazzano quello che poi diventerà il gothic-bagna-lolite che tutti conosciamo e targato metà anni ’90.
Non mi viene neanche da fare la recensione track-by-track perché inutile (e non ho voglia di farla) e quindi mi limito solo a dire che tutti i brani, tredici per la precisione, sono singoli e sono dannatamente catchy. 
Tredici brani – tredici singoli
, cazzo!
Dopo One Second, punto più alto della loro conversione al sound “piacione da AOR”, i Paradise Lost incominciano a perdere la bolla e i dischi si stemperano in soluzioni sempre più lontane dal metallo che amiamo e poi, visto che i fan si spaccano la minchia di rincorrere la band dentro sonorità leggerine e friabili, ritornano in sordina anche dischi metal sciatti e poco intriganti.
Questo, almeno, fino l’arrivo del succitato The Plague Within, che è un cazzo di gran disco e mi ha fatto ritornare la voglia di ascoltare i Holmes&Co. dopo un periodo di chicazzoselinculastidischimosci?
Basterebbe questo per dare credito alla capacità compositiva degli inglesi.

[Zeus]

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6 pensieri su “Paradise Lost – One Second (1997)

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