Di ossessione in ossessione: Thaw – Earth Ground

In questo periodo sono preda di ossessioni: sarà che sto assistendo alla progressiva nuclearizzazione della mia attuale vita lavorativa, sarà che ci sono i nord coreani che sparano missili un po’ ovunque e presidenti americani che twittano con la stessa foga di adolescenti o sarà che, in un periodo privo di certezze fisse, un buon luogo comune o una tradizione fortifica lo spirito e ti fa capire chi, e perché, stai proseguendo su questo percorso.
Avete presente quando finite sempre sulla pagina tettone di Pornhub o fate sempre lo stesso tragitto a piedi o ripetete mille volte gli stessi gesti (io, per esempio, controllo il gas fra le 5 e le 10 volte…). Non che questo maldido scribacchino si sia mai iscritto alla pagina tettone di pornhub, sia chiaro, me l’ha detto mio cuggggino che esiste cotale pagina.

In termini di ossessioni, tutto questo che ho scritto mi fa capire che c’è chi, in tale materia, ci sta creando una carriera. I Thaw, per esempio, fanno del discreto malessere e dell’ossessione un pilastro. Earth Ground, secondo full length della band polacca, è un misto bosco fra black metal (le vocals rauche di M. ti fanno riflettere sulla cura delle tue corde vocali – senti lo sforzo n.d.A.), post-black metal e rumorismo (Second Day). Io me li immagino, questi polacchi, a far il tour nelle mie zone ma non con la band, ma per raccogliere mele, pere e fragole. Quando poi scottati dal sole, con la schiena rotta e i coglioni a terra, se ne ritornano in Polonia consci del benessereacazzoduro di questo posto, allora si gettato sugli strumenti e vomitano fuori un disco come Earth Ground. Non è un capolavoro, assolutamente. Anzi, nelle ultime selezioni di musiche polacche, questi Thaw sono i meno avvicenti, anche se hanno qualche vaga reminescenza dei God Seed o dei Gorgoroth formato Ad Majorem Sathanas Gloriam.
Se vogliamo sbilanciarci, le esplosioni puramente black fanno da contraltare a quei rallentamenti a volte morbosi, a volte ambientali che contraddistinguono il post-black metal di questi ultimi anni. Se c’è un vero trend nella musica neropece di questi anni è quella di spostarla dalla sacra trimurti satana – sesso – guerra ad argomenti più generali, fra cui natura, rapporto uomo-universo, religione in generale, malessere esistenziale dell’uomo nella società etc etc. I Thaw si fanno colonna sonora di questo trend, brutalizzando q.b., ma non convincendo appieno.
Da qua alla categoria tettone, capite bene, il passaggio è veramente breve.
[Zeus]

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Nefandezze e P.D.F. (e non sta certo per il rinomato formato per computer)

A pensarci bene, essere trve, grim & frostbitten non attira queste mandrie di gnocca che ti aspetti. L’onestà intellettuale della proposta, l’invocazione sentita al Demonio, la bestemmia libera e tutta la serie di abili costruzioni letterali in cui vengono messi insieme santi ed animali, non è mai stato il veicolo principale per il Valhalla della figa. Che poi, diciamocelo, se sei trve, grim & frostbitten c’è anche una buona probabilità che finisci per pendere dalle parti della salsiccia – cosa che è black metal a tutti gli effetti.
Cosa c’è di più trve&grim che l’essere gay in un ambiente come quello del black?
Nel caso in cui tu sia musicista e non propendi per aprire un negozio di vestiti fantasiosi come Gaahl, ti sorprendi a pensare che messo mano allo strumento, e pubblicato qualche LP, giusto giusto un po’ di gnocca la vuoi vedere. Anche solo per aumentare il pubblico ai concerti.
C’è poco da fare, tu suoni per la gnocca che comprerà i tuoi dischi, bagnandosi come una murena mentre ascolta il CD nel silenzio della cameretta, ma saranno i metallari a venire a vederti e sognare di essere come te: perché tu, la topa, la richiami. Quindi prendi il tordo e la passera con una sola sassata.
La motivazione gnocca deve essere stata potente in Morten Veland, che prima fonda i Tristania e poi se ne va sbattendo la porta e si crea una creatura fondamentalmente uguale: i Sirenia. Solita solfa, sia chiaro: stragnocca che canta, soprano ovvio, in corpetto di pelle e atteggiamento da categoria di Pornhub e gruppo di energumeni che la accompagnano con quello che poi verrà categorizzato come gothic metal (quindi atmosfere, tastiere e growling vocals, giusto per mettere in chiaro che, anche in questo genere che rasenta il versante femminile del metal, si mantiene una chiara matrice maschile).
A giudicarlo obiettivamente, un disco come Widow’s Weed non è neanche male, anche se risente di quello che hanno fatto i Theatre Of Tragedy con i primi due album.
Il problema di Widow’s Weed è che dopo pochi minuti incominci a desiderare la morte. Annoia, soprattutto se, come limite massimo di leggerezza metallara, ti assesti sullo spettro dei The Gathering – i quali, pur andandoci a nozze con la splendida Anneke, sono riusciti a tirar fuori dei dischi eccellenti, almeno finché non hanno virato verso uno strano trip-hop che niente aveva a che fare con il sound iniziale -.
I Tristania non si fanno scrupoli e abbracciano tutto l’immaginario ottocentesco, quella soffusa aura di decadenza, leggera sofferenza e malinconia che potrebbe portarti un grande classico della letteratura dell’ottocento (non so se la leggera sofferenza sia quella del leggere il classico o quella intrinseca del grande classico – dipende) e te lo mettono in musica.
Ci riesce il buon Morten Veland, ci riesce e riproporrà la stessa cosa anche nel successivo Beyond The Veil.
Poi, come sapete, le idee relative al business e alla topa sono diverse e quindi saluti, abbracci, qualche coltello e i Tristania vanno avanti con altre X co-protagoniste della sezione Gothic-Lolite del suddetto Pornhub, mentre Morten Veland crea i Sirenia che, udite udite, si fregia di portare avanti il gothic metal con una, udite udite, gothic-lolita direttamente da Pornhub al microfono.
Come sempre: tira più un PDF…
[Zeus]