Vent’anni fa… Rush – Different Stages (1998)

Voglio fare pubblica ammenda: a me, il progressive, non è mai piaciuto granché. Ogni volta che arriva nello stereo, mi sale un sorriso di circostanza, quello che fa sapere che non sei out e che stai apprezzando un genere “Ohhh”; ma che io, sfortunatamente (?), non ho mai sentito mio. Ci ho tentato giuro, almeno per vedere quei circoli esclusivi dove le persone perbene bevono birre da discount con il fluté e passeggiano spiluccando pasticcini al tofu e prepuzio marinato.
A parte l’imbarazzo culinario delle cibarie, anche le conversazioni mi andavano troppo verso l’empireo, verso suite enormi che, dopo i primi 5 minuti, mi confondevano e mi lasciavano sbavante sul terreno e in preda ai sintomi classificabili come PTSD.
Penso sia una questione di intelligenza, ad un calcolo spannometrico non penso di superare quella di una pannocchia, quindi dopo aver tentato, per l’ennesima volta, di cimentarmi con band come King Crimson, Yes, AreaBanco… etc etc mi buttavo su qualcosa di talmente semplice da farmi prendere a schiaffi dallo stereo.
Tutto questo finché non sono arrivato ai Rush.
I canadesi sono gli unici (ci metto, per qualche ragione, anche i Tool – che detesto per la loro incapacità di far uscire un CD in tempistiche umane) che riesco a digerire quando mi sparano fuori suite lunghe ed intricate. I Rush non li conoscevo per i motivi che ho elencato sopra, ma all’università un amico mi ha prestato Different Stages – insieme all’ancora zeppeliniano Caress Of Steel – ed ecco che tutto ha trovato un senso.
Finalmente avevo trovato il gruppo capace di interessarmi anche quando le suite diventavano lunghe, importanti e intricate. Avevo visto la luce.

Unico problema della copia di Different Stages che mi era stata imprestata? Aveva le ore contate e si portava addosso, inconsapevole, le tracce di una sfiga cosmica.

Different Stages è un triplo disco, due CD ripercorrono le attività concertistiche della band fra il 1994 e il 1997, mentre il terzo è un reperto “storico” e datato 1978.
Il doppio CD è una compilation di classici così azzeccata, così perfetta, che ho smesso di bramare un megamix con le migliori canzoni dei Rush; da quando l’ho sentito, tiro fuori quel disco ed ecco che ho tutto quello che voglio in dimensione live. Se poi consideriamo che, causa precisione ed abilità tecnica, la differenza con il registrato in studio si risolve in pochi, pochissimi, elementi, potete capire che questo Different Stages è un disco live fondamentale.
Se poi uno ha voglia di sentire qualcosa di storico, basta mettere su il terzo dischello e ci trovi una registrazione datata 20 febbraio 1978, contenente classici provenienti dal succitato Caress of SteelFly by NightA Farewell to Kings2112 e l’omonimo Rush. Si sente maggiore freschezza e i ruggenti anni 70 (che stanno guardando oltre la scogliera e vedono gli eighties), quindi l’energia è quella buona, quella ti prende bene.
E con questo termina la recensione, non serve dire altro.

Ho solo una considerazione: fosse stata una copia fortunata, probabilmente il mio collega dell’università avrebbe ancora Different Stages in suo possesso, ma l’ennesimo atto di generosità verso un amico ha portato: a) alla distruzione del lunotto della macchina di quest’ultimo, b) al furto dello zaino con portafoglio; e c) al furto di diversi dischi fra cui il compianto Different Stages.
Da quel tragico giorno, il disco live dei Rush è rimasto sospeso e non più ricomprato.
Peccato perché, e lo ribadisco ancora, è veramente una bomba di disco.
[Zeus]

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5 pensieri su “Vent’anni fa… Rush – Different Stages (1998)

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