In Flames – Down, Wicked & No Good (2017)

Gli In Flames sono una formazione americana arrivata sul mercato nel  2014 con Sirens Charms e poi, nel 2016, hanno dato alle stampe un disco che abbiamo già presentato. Ispirati agli act più noti del panorama death metal melodico svedese, gli In Flames si mettono in competizione con band come i britannici Bring Me The Horizon e gruppi simili. La competizione è micidiale: gli In Flames sono relativamente giovani sul mercato mondiale e confrontarsi con band attive addirittura dal 2004 è impresa ardua per molti, figuriamoci per qualcuno che ha due album all’attivo e, con questo Down, Wicked & No Good, un EP di quattro tracce di cover.
L’EP è breve e la scelta delle tracce molto azzeccata. L’apertura è affidata a It’s No Good, rilettura di una canzone dei Depeche Mode, un unicum nella discografia degli In Flames. Riprendere in mano i Depeche Mode è rischioso, soprattutto perché potresti non sapere cosa farne, ma il quintetto americano sa cosa farne. Alla band di Dave Gahan si lascia il momento più hard dell’EP, mentre è con Down In A Hole degli Alice In Chains Wicked Game di Chris Isaak che spetta la parte del leone con chitarre acustiche, orchestrazioni e una purea di emozioni molto intense. Hurt dei NIN, cover rifatta live, è un chiodo nell’anima con quelle vocals torturate e un testo da brividi.

Ok,  basta stronzate: questa è la recensione!

Gli In Flames hanno 25 anni di attività alle spalle, hanno registrato 12 album ufficiali e da almeno 16 stanno procedendo allegramente verso un declino inarrestabile. Da quando hanno si sono invaghiti delle sonorità di chi li ha copiati (ad esempio trequarti i gruppi emo/metalcore etc) e l’aver spostato le coordinate dalla Svezia all’America, i dischi si sono fatti non solo deboli o brutti, ma addirittura dei grossi cumuli di deiezioni. Molti vedono nell’abbandono di Jester Strömblad il segnale della crisi, ma vorrei sotolineare che dischi stroncati dalla critica come Reroute To Remain o Soundtrack To Your Escape sono stati registrati con il biondo chitarrista, quindi direi che il declino è una precisa direzione sonora intrapresa dalla band svedese.
L’aver rimpiazzato 2/5 dei membri con musicisti americani non ha semplificato le cose e se il 2016 aveva fatto sentire il puzzo della fogna, in Down, Wicked & No Good gli In Flames si buttano a pesce nel mercato USA e procedono decisi nel perdere le loro radici europee e death metal per l’effimera fama del mercato a stelle e strisce.
Depeche Mode sono già stati coverizzati una volta, ma la differenza fra il risultato finale è a dir poco imbarazzante: dove in Everything Counts il brano della band di Dave Gahan si inserisce in un concept spaziale e, con le chitarre ben in evidenza, non stona affatto in un disco come Whoracle, la cover di It’s No Good piace alle ragazzine che vogliono sentirsi trasgressive al giovedì sera.
Down In A Hole, con il suo trattamento chirurgico da pianobar e MTV Unplugged, è strappamutande (mentre con gli AIC era devastante per il suo carico emozionale) e, paradossalmente, Wicked Game di Chris Isaak si adatta perfettamente al nuovo corso degli In Flames: canzoni strappa-mutande da far cantare alle ragazzine e ai maschietti emo. La summa dei nuovi In Flames, innocui e che possono piacere a tutti.
Il disco, loro, lo chiudono con una resa live di Hurt dei Nine Inch Nails. Io, invece, chiudo dicendo che il Man In BlackJohnny Cash, ha reso la drammaticità di Hurt 2000 volte meglio degli svedesi americanizzati.

Il disco si fa ascoltare, ovvio, le canzoni le conoscete tutti. Ma veramente sono questi gli In Flames? Questo è un gruppetto senza nerbo e con poco da offrire nel reparto metal. Meglio cambino direzione sonora e, finalmente, si buttino su quel pop-metal che, a quanto sembra, è la loro dimensione ideale.
[Zeus]

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