Meglio della fiction ci sono solo gli Ex Deo – The Immortal Wars (2017)

Molto tempo fa, stiamo parlando di quasi otto anni fa, mi è capitato di vedere il progetto parallelo di Maurizio Iacono, gli Ex Deo, in quel di Brunico (Alto Adige). Proponevano il nuovo Romulus e, con un certo gusto per il pericolo, si sono presentati sul palco bardati come legionari romani in una terra che parteggia più per i barbari germanici che per le legioni romaniche. Il rischio merdone era dietro l’angolo, ma l’innegabile carisma di Iacono è riuscito in qualcosa che i politici, da millenni, cercano ancora di fare in questa terra (e che, sia lodato il Grande Capro, non riusciranno così facilmente): ha fatto gridare alla sala Ave Roma!
Risultato enorme, talmente grande da poter oscurare la proposta musicale non eccezionale. E, al tempo, proponevano ancora un epic-death metal abbastanza sobrio.
Sobrio nella maniera dell’ubriacone locale.
Con il successivo Caligvla (2012) si sono fumati un cannone alla trielina e vai con pezzi tratti dalla serie televisiva Rome, citazioni da Il Gladiatore e chi più ne ha, più ne metta. La fiera dell’esagerazione era dietro l’angolo e gli Ex Deo, nel loro delirio romano, l’avevano centrata in pieno. A me Caligvla, a scanso di equivoci, piace proprio perché è esagerato, ignorante e improponibile da presentare come disco metal serio.
Visto che anche Iacono ha capito la cosa, dopo questo masterpiece di orpelli e frizzi-e-lazzi, ha messo in hold la band (2014) per poi tirarla fuori dal freezer giusto l’anno succcessivo per registrare il seguito dell’album del 2012.
Con un parto di un paio d’anni, ecco che arriva The Immortal Wars e, a parte il video di The Roman – pura poesia pecoreccia che vi invito caldamente a vedere, anche se dovete confermare l’età per poterlo gustare-, stranamente ritorna ad essere “pacato” – ma alla maniera degli Ex Deo. Non ci sono più i millemila rimandi a serie televisive o film (mi manca Ben Hur, ma forse non l’ho capita io) e il disco è corto: 7 tracce più una strumentale per quasi 40 minuti di musica.
Dal punto di vista del risultato e di quello che mi aspetto da Iacono&Co., il disco mi ha deluso leggermente. Io volevo la pacchianeria, gli accordi aperti, le fanfare e le parti recitate alla minchia fritta. Per me questi sono gli Ex Deo, solo questi. Nella versione morigerata di The Immortal Wars mi manca quella sensazione da “canadese che vuol far l’italiano”.
Ci sono i chorus epici, ci sono gli accordi aperti e tutto finisce in pezzi che non si ricordano mai al 100%, che non ti fanno esclamare “minchia che vaccata” a cui segue poi un grido “Caligulaaaaaaaaaaa!” mentre stai pedalando contro vento; a mio gusto manca la parte funzionale degli Ex Deo: il pattume depositato sugli accordi, il barocco inutile e quegli orpelli che altre band scansano come la peste, in altri termini tutto quello che ti fa ricordare un pezzo dei canadesi e non lo fa restare su quello sfondo dove, vuoi per esperienza annuale vuoi per culo, altre band vivacchiano e sono di conseguenza “meglio” di loro.
Io lo dico e lo ribadisco: date agli Ex Deo quello che è degli Ex Deo. Quindi, caro Maurizio, quando pensi al prossimo disco e ti vien voglia di “togliere”, non farlo; aggiungi, esagera, metti dentro nel calderone e, quando sei certo di essere alla saturazione, inserisci una citazione recitata.
Solo così avremo gli Ex Deo che vogliamo.
[Zeus]

 

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