Pentolame in svendita: Sepultura – Against (1998)

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Nel 1996 Max Cavalera decide di andarsene dai Sepultura. Direi che è una frase fatta e finita questa, quello che succede dopo lo sapete anche voi: Max Cavalera forma i pulciosi Soulfly, mentre Andreas Kisser&Co arruolano l’americano Derrick Green e registrano il successore di Roots. Ironia della sorte, nel 1998 uscirà anche il primo disco dei Soulfly che poi verrà “replicato all’infinito”, mentre i Sepultura erano alle prese con sé stessi post-abbandono.
Al tempo me li immagino come un bambino che è appena stato preso a cazzotti dalla mamma e lasciato nel supermercato completamente ignorato.
La sua domanda, logica, potrebbe essere: “adesso che cazzo faccio?”.
La risposta è quella di prendere le ultime esperienze (certo, Roots, cosa pensavate?) e portarle avanti, con una coerenza che si stampa sul muro del brutto senza neanche porsi una domanda che sia una.
Against, a 20 anni di distanza, è brutto quanto 10 anni fa quindi non vale neanche la pena riuscire a tirar fuori la similitudine con il vino lasciato nelle botti. Il disco dei Sepultura era aceto e così è rimasto.
L’abbondanza di materiale folk, pentolame e pendagli vari non giova certamente alla formula della band brasiliana. Se in Roots almeno c’erano diverse canzoni da salvare in quel mercatino delle pulci zigano, in Against non c’è neanche la traccia killer, la Roots Bloody Roots che ti prende e ti apre un nuovo orifizio nel culo. Se pensate che hanno tratto un singolo ed è, nella fattispecie, Choke, vi viene la depressione. Choke, per quanto la ascolti e ci tenti a giudicarla bene, è una canzone che continua a trasmettermi un’irritazione che mi produce solo questa canzone QUA.
E vi posso assicurare che il tic-tic-tic-tic-frantic-tic-tic… etc etc è una cosa orribile da sentirsi.
Ma rimaniamo alti sui pedali e continuiamo a parlare di Against del 1998 anche se, a ben vedere, la recensione potrebbe anche finire in questo esatto momento.
Molti hanno fatto una colpa al povero Derrick Green che, pover’uomo, si sbatte anche ma ha tono e influenze completamente diverse da Max, quindi l’intera struttura doveva cambiare per poter “funzionare adeguatamente” con un nuovo singer. Quindi, ve lo ribadisco, la colpa non è di Green. Io vi direi che è proprio dei Sepultura stessi che, visto il successo di Roots, hanno deciso di elevarlo al quadrato mettendoci dentro di tutto per poter essere ancora più tribal e ancora più brasiliani, con il solo risultato di far uscire un disco che è sì tribal, sì brasiliano, ma è anche fondamentalmente inutile e per molti tratti anche brutto e senza nessuna spinta vera.
Scappare da sé stessi è difficile, soprattutto quando ti trovi a fare i conti con un successo mondiale (post-1996 i brasiliani sono nell’Olimpo dei grandi) e senza aver la minima idea di come uscire da questo enorme casino che è essere…i Sepultura.
Fortuna che Il futuro riserverà altre sorprese negative e quindi mi tengo il giudizio su Aganist, riascoltate il CD e vedete cosa ne ricavate.
[Zeus]

5 pensieri su “Pentolame in svendita: Sepultura – Against (1998)

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