Dimenticanze imperdonabili: Moonspell – Irreligious (1996)

Nota a margine: Ho controllato e mi sono dimenticato di recensire questo disco due anni fa. Sono un cazzaro.

Come posso non essere affettivamente attaccato ad Irreligious dei Moonspell? A parte il fatto che è stato pubblicato il giorno del mio compleanno, questo disco contiene una percentuale di canzoni belle che ancora oggi, a 22 anni di distanza, mi rendono una persona meglio visto che ne sono a conoscenza.
Visto che io mi sono abbeverato a quella fonte, mentre voi, se non l’avete fatto, siete in difetto e, quindi, suscettibili di rimprovero, vi salvo dal vostro notevole tormento. Subito dopo il classico penitenziagite di Salvator-iana memoria, sia chiaro (per chi avesse letto/visto Il Nome della Rosa).
Con Irreligious stiamo parlando di una band, i Moonspell, che hanno appena fatto uscire Wolfheart (e sticazzi non ce lo metti?) e nel giro di due anni usciranno con la svolta di Sin/Pecado – disco che celebra adesso i 20 anni di vita. Siamo nel 1996 e i portoghesi sono veleggiando all’apice della loro creatività e questo è poco ma sicuro.
Poi svolteranno, si inerpicheranno su strade strane e non particolarmente redditizie (creativamente) e, infine, torneranno indietro con il convincente 1755. Ma tutti noi sappiamo che quando parte Opium ci viene da ingrossare il petto, fare la posa drammatica che ci rende fieri e Trve e declamare, con voce baritonale e stentorea, quello che è il chorus/titolo della canzone.
E lo dico sapendo quello so, cioè che io lo faccio perché ho raggiunto un certo grado di consapevolezza di questo disco; mentre voi che sorridete, se state sorridendo, vuol dire che non avete ancora raggiunto quella comprensione di un disco eccellente in molte, moltissime delle sue parti (solo per citarne alcune: Awake!, Raven Claw, Herr Spiegelmann o la conclusiva Full Moon Madness – chiusura che io reputo eccezionale, tanto da garantirsi immortalità seduta stante).
Irreligious è un disco gotico, metal e capace di prendermi ancora adesso, venti e passa anni dopo la sua pubblicazione. E non sto facendo una marchetta parlando bene del disco perché, signore e signori, cade in una ricorrenza che mi sta particolarmente nella memoria, ma perché Irreligious è un gran cazzo di disco.
Se lo ascoltate bene e vi fate infettare quanto basta, vi troverete anche voi accovacciati sul tavolo, in posa languida e decandente, ad ordinare bevande di bassa lega a cameriere avvenenti finché, ad un certo punto della notte, esclamerete stentorei: Opium!
E sapete che tutto è andato come il Grande Capro comanda.
[Zeus]

 

 

 

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