Sweden ‘till Death #1 – Marduk (1991 – 1994)

Provo a confessarmi in questa sede, tanto mi leggete in quattro quindi non faccio troppi danni. Da un po’ di tempo mi gira per la testa l’idea di dedicare alcuni articoli monografici a delle band – l’ho già fatto molto tempo fa con i Rotting Christ – e, per fare questo, devo riprendere in mano la discografia della band e rimettermi religiosamente ad ascoltarla… senza tenere conto se la band mi aggrada o meno.
Dopo un po’ di pensieri, mi sono deciso ad andare nella terra dell’IKEA e del Köttbullar e dedicare la mia attenzione ai Marduk. A parte che, ecco la confessione, la band svedese capitanata da Morgan è una fra le mie preferite (nel black e in generale), non potevo tralasciare il fatto che questi svedesi bestemmiatori hanno modificato stile nel corso del tempo, tanto che possiamo trovare 3 epoche dei Marduk: il periodo iniziale (1991 – 1994), quello con Legion alla voce (1995 – 2003) e quello con Mortuus (2004 – ). All’inizio pensavo di rompervi il cazzo con una mega recensione/storia, poi mi son detto che bastano i dischi del periodo, anche suddivisi, e almeno il tutto diventa leggibile senza doversi sparare in vena del tritolo.

Marduk – Fuck Me Jesus (1991)

I Marduk esordiscono il 1991 con il demo Fuck Me Jesus. 
Il demo contiene tre brani più l’intro (Fuck Me Jesus) e un’outro strumentale (Shut Up And Suffer). I brani presenti saranno poi ripresi nell’esordio ufficiale di Dark Endless, quindi direi che, collezionisti a parte, non serve andare ad analizzare quello che c’è qua dentro. Unica nota: le canzoni più grezze, con un sound di chitarra rauco, hanno un tiro maggiore che sull’LP ufficiale. Paradossi dello studio.

Marduk – Dark Endless (1992)

Giusto un anno dopo aver partorito Fuck Me Jesus, ecco che nel 1992 la band svedese entra in studio e registra il debutto ufficiale: Dark Endless. Dietro alla consolle siede ancora Dan Swanö e, particolarità assoluta, i Marduk sono con la formazione a cinque: Axelsson alla voce, Devo e Morgan alle chitarre, Kalm al basso e Joakim Grave alla batteria. Il disco è black metal ma, essendo in un periodo iniziale, risente ancora molto dell’influsso death metal e quindi si muove incerto sui due fronti. Ci sono le accelerazioni brucianti, i blast-beat e le screaming vocals tipiche del black, ma anche rallentamenti e altre soluzioni sonore che, più che il genere nero pece, riguardano il death. Di tutti i dischi della band svedese, Dark Endless è quello che meno apprezzo. Sarà che i pezzi faticano ancora ad essere catalogati come Marduk, sarà che non ci sono dei veri e propri brani che ti stendono (anche se The Black… mostra alcune buone cose). I riff non ti si stampano in testa, cosa che invece poi accade con i dischi successivi – anche se il riffing di Morgan, ben presto, diventerà quasi un gabbia da cui faticherà a tirarsi fuori.

Marduk – Those Of The Unlight (1993)

L’esperimento a cinque in studio è subito eliminato, ma rimangono ancora le due chitarre di Devo e Morgan. Joakim Af Gravf si prende il microfono, pur continuando a suonare anche dietro le pelli – almeno in studio. Al basso entra B. War, musicista che rimarrà con la formazione svedese per una decina d’anni (fino al 2003 con l’album World Funeral). Il cambio di rotta è evidente da subito: gli influssi death metal che ancora “sporcavano” il black metal su Dark Endless vengono eliminati e, questo, fa di Those Of The Unlight il primo black metal album vero e proprio di Morgan&Co.
Dietro al mixer si siede ancora Dan Swanö, ma a variare è l’attitudine e i riff che sostengono le canzoni presenti su questo disco. La velocità c’è, anche se non siamo ancora arrivati ai livelli parossistici di brutalità di Panzer Division Marduk, e anche l’effetto grimness, ma è l’inserimento azzeccato di parti più melodiche e il giusto calibrare fra tensione-rilascio che mette l’album una spanna sopra il precedente.
La testimonianza della compattezza, seppur stiamo parlando di un disco di debuttanti, la si vede dalla durata nel tempo di alcune canzoni: Wolves, che fonda il suo sound su melodie sinistre, accelerazioni e rallentamenti, è ancora oggi un highlights dei concerti dei Marduk, e non mancano neanche riproposizioni di On Darkened Wings o Burn My Coffin – che non sono altro che il trittico centrale di questo album.  Se poi vogliamo trovare l’elemento particolare, e che fa di Those Of The Unlight quello che conosciamo, è Echoes From The Past, sette minuti di strumentale atmosferico. Scelta coraggiosa di sicuro, visto che questa tipologia di canzone non era proprio di voga nei circoli del black metal più oltranzista.

Marduk – Opus Nocturne (1994)

Ho un legame profondo con Opus Nocturne, visto che è stato il mio primo disco dei Marduk e, come tutte le prime volte, non la si scorda più. Al tempo stavo cercando, in maniera a dir poco incessante, qualcosa che andasse oltre, volevo qualcosa che mi potesse fornire un certo tipo di sensazione. In una rivista avevo visto la recensione di Opus Nocturne o, forse, era la menzione di The Sun Has Failed, questa parte non me la ricordo più. Rendendo breve quello che è lungo: mi sono messo ad ascoltare questo disco dei Marduk e ci sono rimasto sotto. Opus Nocturne è un disco black metal nel vero senso della parola: brutale, veloce ma con inaspettati momenti di rallentamento, vagamente melodico (Materialized In Stone) e con Af Gravf che propone forse il suo miglior repertorio di scream (senza pietà, terrificanti ma non sovra-esposte). Autumnal Reaper Sulphur Soul hanno più o meno lo stesso concetto di base: velocità, aggressione ma ci sono i cambi di tempo che le rendono eccitanti ogni volta che le ascolti. La title-track è epica e malvagia (e Af Gravf sfrutta un range vocale quasi clean) e poi c’è Deme Quaden Thyrane, la storia di Vlad Tepes incomincia a delinearsi.
Questo è stato il MIO disco dei Marduk, da questo momento in avanti non potevo che proseguire a sentirli e vedere dove avrebbero portato la via svedese al black metal.
[Zeus]

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2 pensieri su “Sweden ‘till Death #1 – Marduk (1991 – 1994)

  1. Pingback: The swedish way of death metal – Dark Tranquillity [1991 – 1995] – The Murder Inn

  2. Pingback: Marduk – Here’s No Peace (1997) – The Murder Inn

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