Due recensioni al prezzo di una: i Black Sabbath alla fine del 1990

Non riesco a sofferarmi troppo su una pagina dolorosa nella storia dei Black Sabbath. Il fatto è che Tony Iommi e i Sabbath, nel 1990, erano in balia di una serie di rivoluzioni personali, di sound, di umore, di innamoramenti e disamori che potremmo riempire le pagine e creare una fiction televisiva. Dopo anni e anni di stabilità, oggetto di culto nella storia dei Sabbath pre-1990 visto che parliamo dell’ultimo Dio e il primo arrivo di Tony Martin, la nave-madre incomincia a ballare sotto i colpi di un mercato che non perdona.
Fra reunion riuscite male (la toccata e fuga di Ronnie James Dio) e le versioni bis- e ter- della formazione con Tony Martin alla voce, i Black Sabbath non ci capiscono più molto di quello che devono essere e di chi sono.
Prima degli ultimi singulti sulla fine degli anni ’90, il baffuto messaggero del metallo ha tempo di incidere ancora due dischi: un live e uno in studio.

Il primo è Cross Purpose Live. Uscito nel 1995, Cross Purpose Live è la necessaria prosecuzione della reunion fra Iommi e Butler dopo anni e anni di separazione. Il rapporto Tony Iommi – Tony Martin è sempre stato travagliato: il primo è un padrone crudele, il secondo un onesto cantante che, all’epoca, non brillava neanche di un grandissimo appeal sul palco. Se poi consideriamo che Iommi scaccia e riprende Martin con la facilità con cui io mi cambio le mutande, direi che definire bizzarro il rapporto fra i due Tony è dir poco.
Non ho neanche un giudizio stabile sulle prove di Martin alla voce: a volte mi sembra un R.J.Dio senza nerbo, a volte lo ritengo capace di cantare su ottimi album e di fornire prestazioni che mi soddisfano (Headless Cross, per esempio) o mi trovo a pensare che Tony Martin, pur non essendo il più carismatico (palma che va ad Ozzy) o il più dotato (qua c’è il compianto Dio), è quello che ha contribuito a dare un senso di continuità agli eterni riff del Mastermind in black Iommi.
Non ho parlato di Cross Purpose Live? Lo so. Il motivo è che risente di tutti i problemi, e dei pregi, di cui sopra. Tony Martin regge sui suoi brani, ma poi quando mette i piedi nelle composizioni dei due predecessori illustri – lasciamo stare l’era Gillan che non viene toccata per questioni più che mai ovvie – ecco che fornisce prove altalenanti.
Mi piace, non mi piace… non saprei dirlo, ma a Cross Purpose Live preferisco sempre Live Past, Reunion o Live Evil. Ci sarà pure un motivo, no?

Per compleare il crimine contro l’onnipotenza, nel 1995 esce anche Forbidden, l’ultimo album in studio dei Black Sabbath prima del ritorno eccellente con la reunion di trequarti della formazione e 13. Forbidden è, senza se e senza ma, il peggior disco dei Black Sabbath.
E sì che io, amandoli a dismisura, non riesco ad ascoltare neanche Technical Ecstasy e Never Say Die! con il buon Ozzy alla voce. Nel 1995, come detto, Iommi è allo sbando e viene abbandonato (again!) da Geezer Butler, il quale va a fornire le sue prestazioni al simpatico Ozzy.
Il lavoro sicuro è meglio di un possibile Olimpo.
Viste le condizioni precarie, Iommi fa l’unica cosa possibile: una reunion con la band che ha suonato su… rullo di tamburiTYR. Al che, cari miei, potete tranquillamente alzare un sopracciglio e capire che c’è qualcosa che non va se la Baffuta Mano di Dio si deve cercare una reunion con quelli che hanno suonato su TYR, non proprio un Master Of Reality, no? Quindi fa qualche colpo di telefono, chiama Neil Murray e Cozy Powell (che si stavano allegramente facendo i cazzi loro, il secondo addirittura scocciato dopo essere mandato a cagare da Dio durante la reunion di Dehumanizer) ed ecco a voi servito il quintetto-belle-speranze del 1995. Ma c’è un problema: i soldi son pochi, la casa discografica tentenna (bravi i Black Sabbath eh, bravissimi, ma…) e così Iommi è costretto a pregare i Body Count di Ice-T di poter registrare il disco nel loro studio.
La vita è grama se Tony Iommi deve ridursi a questo. Ma Dio non vede di buon occhio colui che lo supera per carisma, bravura etc etc.
Cosa succede quindi? I Black Sabbath vengono registrati da Ernie C dei Body Count, hanno la testa da altre parti (Powell e Murray per i cazzi loro di sicuro) e nessuno ci mette il cuore, tanto che, come amo ripetere, Tony Martin riesce a mettere insieme un compendio di linee vocali sbagliate da far paura. Bisogna dire, però, che neanche Iommi va al top e si limita a suonicchiare qualcosa.
L’album esce e, saggio e giusto com’è, lo stesso Iommi dichiara subito che non è soddisfatto di Forbidden.
Io vi chiedo: se Tony Iommi dice che questo disco non gli piace, chi siamo noi comuni mortali per obiettare? Nessuno.
Quindi il mio giudizio è esattamente quello di Mr. Tony Iommi.
[Zeus]