Black Label Society – Grimmest Hits (2018)

Qualche giorno fa stavo camminando, per motivi strettamente lavorativi e quindi lucido e smerigliante come pochi, per le vie della città dove lavoro e davanti a me sono apparse due ragazze. Come potete immaginare, cari adepti del metallo, il mio sguardo nobile è caduto prima sull’essenziale (una delle due squinzie portava a tracolla un ripetitore simil-dildo della JBL) e poi sul secondario, cioè due signori culi che salutavano a destra e sinistra il mio ondulante sorriso.
Al che, visto che sono uomo di TMI, mi son trovato a pensare che ognuno, e dico ognuno, è intitolato ad ascoltare quel cazzo che vuole. Ognuno ha il proprio gusto: sfiga che il loro è un gusto di merda.
Peccato, due culi così avrebbero meritato una colonna sonora più onorevole… diciamo qualcosa come la Black Label Society.
Nel 2018 Zakk riattiva la Black Label più elettrica dopo 4 anni di tranquillità e subito capisci che c’è qualcosa di nuovo nell’aria, deodorante per il cesso a parte (l’ho cambiato e sono estremamente orgoglioso). Grimmest Hits ha il tiro che mancava a Catacombs of the Black Vatican. Perché possiamo dire tutto, ma Zakk Wylde alterna i dischi e dal 2005 (data di uscita di Mafia – concerto a cui ho assistito con notevole sudore corporale) ad oggi il trend è stato disco bello – disco mäh. Shot To Hell (disco che non mi ha mai entusiasmato) e Catacombs sono i dischi mäh, mentre Mafia e Order Of The Black sono gli highlights. Comprensibile quest’ultimo, visto l’abbandono della nave Ozzy per nuotare da solo nel mare.
Grimmest Hits non raggiunge Order Of The Black, ma ha un buon tiro sia quando pigia il piede sul distorsore (e qua entrano in gioco sonorità che rimandano ai seventies), sia quando rallenta e mette in gioco l’anima southern/folk che Zaccaria Il Selvaggio da sempre cerca di far convivere nei dischi della Black Label Society. Zakk è il tipico musicista che si impegna, ingegna e ci prova a trasporare un genere anti-radio come il metal, nelle radio. Lui ci prova sempre e lo fa con pezzi di spessore (anche se non sempre io li apprezzo, soprattutto quando virano sul “quasi lagna”).
In tutto il disco c’è un grande faro che il barbuto chitarrista segue ed è il sound dei Black SabbathLed Zeppelin e spiccioli. Quando c’è la chitarra elettrica, si sente che Zakk si ispira alla Baffuta Mano di Dio e così direi anche per le parti più mellow. Una canzone come All That Once Shine sa di cose buone e su Catacombs… sarebbe uscita più molle e così anche A Love Unreal, ai tempi di Shot To Hell si sarebbe ammosciata per qualche strana ragione spaziale. E ve lo dice uno che reputa A Love Unreal una delle “tipiche canzoni da Black Label Society”. Room of Nightmares è il primo singolo e quello con meno appeal ma, again, su dischi come Shot To Hell – Catacombs sarebbe una hit senza pari.

Quindi il 2018 si apre con Zakk Wylde di nuovo a fare da ascia per Ozzy e in forma con la Black Label Society. E poi non ditemi che quest’anno è iniziato di merda. Non ditemelo proprio perché mi girano i coglioni.

Giusto un filo meno di quanto mi sono girati i coglioni vedendo che le due ragazze dallo stupendo culo ballerino ascoltavano musica Tunz-Tunz-Tunz e parlavano come due cerebrolese che si scambiano messaggini su whatsapp con tutti i “cioè”, “bella frà” e “no, cioè, guarda…”.
Che cazzo di spreco.

Ps: ormai il lyric video, come video ufficiale, è il nuovo trend per pagare poco, ma questo di All The Once Shined è veramente figo.

 

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