“Drawn to the taste of broke glass”: Crowbar – Broken Glass (1996)

Per questioni di notorietà, ho fatto il processo inverso rispetto all’andamento classico: prima ho scoperto i Down, poi sono andato a capire le altre band da cui provenivano i membri dei Down. Detto dei Corrosion Of Conformity, che circolavano anche sui canali televisivi musicali più sfigati, e tralasciando i Pantera, gli unici due gruppi che evadevano le regole erano gli EyeHateGod (che continuo a ritenere un nome eccezionale) e i Crowbar. Questi ultimi erano conosciuti su MTV, visto che Beavis And Butthead pigliavano per il culo il modo di cantare di Kirk Windstein, ma io non prendevo MTV quindi io li conoscevo vagamente. Sapevo che erano un gruppo estremamente pesante, innamorato tanto dei Black Sabbath/Melvins quanto dell’hardcore, e che erano talmente influenti da aver creato un genere, lo sludge, che ancora adesso risuona negli stereo di migliaia di persone. Non potevo non ascoltarli, quindi ecco che mi sono preso Crowbar, il loro secondo disco. Il motivo principale è stata una canzone, No Quarter (cover della canzone dei Led Zeppelin), che mi esaltava al limite dell’ossessione. Da quel punto in avanti, mi sono innamorato dei Crowbar e di quel suono così pesante, nichilista, con riff eccellenti e un cantato che trasmetteva sofferenza.
Perché Kirk Windstein, prima di disintossicarsi e lasciare la via dell’alcool (?), era l’emblema di un personaggio che più dello sludge non avrebbe potuto cantare.
Broken Glass, che è il loro quarto disco, è persino più pesante dei precedenti. I suoni sono perfetti, cupi ma mai tanto da far implodere il suono della chitarra, e il mix chitarre-basso crea un continuo di pesantezza sabbathiana – per delucidazioni, sentitevi che spettacolo la parte centrale di You Know (I’ll Live Again) Nothing, ma è tutto il disco che si muove su sonorità di questo tipo – difficilmente replicabile. A complemento di questo fatto, Broken Glass viene nuovamente prodotto da Phil Anselmo (che partecipa anche come backing vocals) e ha Jimmy Bower dietro le pelli. Se teniamo conto anche di Todd Strange al basso, praticamente abbiamo un 4/5 di formazione dei Down su questo disco.
L’affiatamento ne giova e infatti Broken Glass ne esce ispirato in tutte le tracce e non ha un momento di cedimento neanche a cercarlo.

Per questioni affettive, se dovessi scegliere con la pistola puntata alla testa, prenderei il disco omonimo come CD preferito della band di New Orleans, ma Broken Glass rientra nei miei dischi di punta della formazione americana. Ma cazzo, forse tutti i dischi prima Sever The Wicked Hand (che comunque ascolto molto spesso) mi piacciono.
Alla faccia dell’imparzialità.

Vi dovessi dire da dove partire con i Crowbar, vi direi con Crowbar del 1993. Se vi dovessi dire dove arrivano alla summa del sound che li caratterizza, vi indirizzerei proprio su Broken Glass.
[Zeus]

4 pensieri su ““Drawn to the taste of broke glass”: Crowbar – Broken Glass (1996)

  1. Pingback: Quando parlare di depressione mi fa sorridere. Down – NOLA (1995) – The Murder Inn

  2. Pingback: La gioia della pesantezza: Crowbar – Odd Fellow Rest (1998) – The Murder Inn

  3. Pingback: Nel 1998 è uscito un disco che vi cambierà la vita… Iron Monkey – Our Problem – The Murder Inn

  4. Pingback: Neurosis – Times of Grace (1999) – The Murder Inn

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