Le lancette vanno indietro: Judas Priest – Angel Of Retribution (2005)

Mi sto convincendo di una cosa: più passano gli anni, più compio azioni inspiegabili. Una di queste è recensire l’heavy metal duro e puro da Defender. Da quando sono con TheMurderInn ho sempre lasciato questo compito a chi era più sul pezzo rispetto al sottoscritto.
Arrivava un album di heavy metal tonante e fumante e io: “no, grazie, passo“.
L’età, e il rincoglionimento generale, mi stanno portando a recensire dischi che, 5/10 anni fa, non avrei mai fatto. Painkiller a parte, sia chiaro.
Visto che fra un po’ mi metterò a scrivere di Firepower, il nuovo disco della band inglese, direi che è meglio portarsi avanti con qualche recensione del periodo post-reunion così da darmi modo di mettere più hyperlink possibili.
Non essendo mai stato un die-hard fan, ho ascoltato i dischi dei Judas un po’ alla cazzo di cane quando si trattava di cronologia, ma nel corso del tempo mi sono disciplinato e sono riuscito a proseguire in maniera perfetta e, quindi, a torturami l’animo con la tripletta Angel of Retribution, Nostradamus e Redeemer Of Souls.
Il primo dei tre, parto gemellare con Rob Halford di nuovo in formazione e uscito 15 anni dopo Painkiller, è un disco che mi trova moderatamente soddisfatto nella prima parte del CD e profondamente annoiato nella seconda. Sembra quasi che, pur con tonnellate di mestiere, i Judas Priest si siano incaponiti nel mettere nei primi posti canzoni gradevoli, non tutte sia chiaro – alcune hanno anche un buon tiro, mentre da Angel (irritante) in avanti è un tonfo testicolare sul pavimento. Brutta cosa gente, brutta cosa.
E vi giuro, i 13 minuti e 30 secondi di Lochness sono la summa di quello che i Priest non dovrebbero fare: essere pretenziosi oltre il possibile. Certe sonorità, certe cose non sono nelle vostre corde? Lasciatele fare ad altri! Non serve mica incaponirsi e creare, che ne so, un concept album dedicato ad una figura come Nostradamus, vero? Ops….
Angel Of Retribution è l’album che hanno chiesto i fan, i quali volevano a tutti i costi la loro formazione in studio (e per LORO formazione intendo quella con Rob, KK e Glenn a dirigere la baracca) e pretendevano un disco da quelli che si ricordavano essere una band con i controcoglioni. Non che non lo siano, sia assolutamente chiaro e limpido, ma gli anni passano e tirare indietro le lancette dell’orologio non fa mai bene a nessuno.
In Angel Of Retribution questo riavvolgere il tempo si sente, ma il plus è che l’entusiasmo di buttare fuori il disco è ancora vivo nella band (ma se già la casa discografica che non si fida troppo di un LP dei Judas Priest, uno di quei gruppi su cui puoi scommettere le royalties, è un indicatore preoccupante…) e fa sì che la baracca galleggi ancora con dignità.
Il problema è il poi/il dopo, quando i cinque signori inglesi devono fare i conti con un pesantissimo passato da onorare, un presente che è difficile e un futuro, almeno nel 2005, ancora incerto.
[Zeus]

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Un pensiero su “Le lancette vanno indietro: Judas Priest – Angel Of Retribution (2005)

  1. Pingback: Judas Priest – Defenders Of The Faith (1984) – The Murder Inn

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