Sweden ‘till Death #2 – Marduk (1996 – 1999)

Riprendiamo il discorso lasciato la scorsa volta con Sweden ‘till Death #1 e proseguiamo con questa (possibilmente inutile) monografia sui dischi dei Marduk. Potrei farne a meno, ve lo giuro, e con la discografia dei Marduk potrei tranquillamente campare di rendita in TheMurderInn per un po’ di tempo. Ma non lo faccio, ho una missione per conto di Satana. 

Cosa cambia in casa Marduk fra il 1994 e il 1996? Molto, ve lo posso assicurare.
Prima di tutto c’è un cambio importantissimo nel ruolo di singer: fuori Joakim Af Gravf, che aveva fatto così bene in Opus Nocturne, e dentro Legion, singer proveniente dagli Ophthalamia. In secondo luogo, cambia anche il mastermind dietro la consolle e la band rimpiazza Dan Swanö con Peter Tägtgren e i suoi Abyss Studios. Due cambi che incidono nettamente sul sound dei Marduk e sulla capacità della band svedese di premere ancora di più il piede sull’acceleratore.

Per vie traverse, in altri termini grazie alla generosità di un amico che aveva una doppia copia del disco (lo ringrazio ancora in questa sede), sono entrato in possesso di una prima stampa originale di questo disco. Fino a quel momento mi ero accaparrato solo la versione fatta uscire dalla Regain Records con il supporto della Blooddawn Records. Questo per dire cosa? Niente di che. Era il momento “bulliamoci con gli amici”. Heaven Shall Burn… When We Are Gathered è un disco furioso, che non accenna a rallentare e, sinceramente, non sembra deciso neanche deciso a farlo. Legion, alla sua prima prova dietro il microfono dei Marduk, sembra un ossesso: le lyrics sono incredibilmente lunghe e il singer svedese non sembra avere la necessità di prendere un po’ d’aria fra un verso e l’altro. In questo disco si sente Satana e lo si sente chiaramente. I Marduk sanno cosa possono fare e lo fanno senza pensarci troppo, i dubbi e le indecisioni arriveranno, ma non prima di qualche anno. Al momento, nel 1996, gli svedesi sanno calibrare bene parti velocissime e furiose, con brevissimi interludi che non disdegnano sottili, nonché gelide, melodie e alcuni rallentamenti: quasi tutti concentrati, fra l’altro, in Dracul va Domni Din Nou in Transilvania. In questa canzone, complice il ritmo moderato e solenne, Legion esprime un registro diverso dallo scream ossessivo e lacerante che tiene in tutto Heaven Shall Burn… When We Gather.

Fra un disco e l’altro, la band decide di tirare fuori un EP di cover, Glorification, fra cui Destruction, Piledriver, Bathory Venom. L’EP, uscito nel 1996, consente alla band di omaggiare dei gruppi storici della scena thrash/black del passato.

Dopo quattro dischi in studio, nel 1997 arriva l’ora del disco dal vivo, vera celebrazione della band sul palco. La formazione passa da quattro  ad un inedito quintetto, grazie all’aggiunta di Tägtgren come chitarrista aggiunto. Ad onor del vero, io preferisco Warschau come disco dal vivo, ma è questione di gusti personali. Live In Germania è un cazzo di LP furioso e che trasmette tutto l’odio che i Marduk sanno produrre. La registrazione, con la collaborazione dell’onnipresente Tägtgren, è buona ma non eccessivamente pulita, cosa che permette di associare questo prodotto con un disco dal vivo e non con porcherie rifatte in studio. Le canzoni provengono da tutti i dischi registrati e sono un’inno alla bestemmia libera, cosa che Legion sembra ricordarci nei suoi brevi monologhi.

Sempre nel 1997, la band fa uscire un nuovo cortissimo EP chiamato Here’s No Peace. Il disco originale contiene 3 canzoni (di cui una strumentale) e risalgono tutte al primo periodo della formazione svedese e, precisamente, sono canzoni provenienti da Dark Endless.
Nel 1998 i Marduk fanno uscire quello che sarà il primo disco della trilogia Sangue, Guerra e Morte. La trilogia, secondo la loro interpretazione (e chi li può contraddire?) rappresenta in maniera perfetta i cardini del black metal. Nightwing è stato il secondo disco della band che ho ascoltato e, ancora oggi, riesce a superare, per ragioni penso puramente affettive, dischi come Panzer Division Marduk o i successivi due con Legion alla voce. Lo stesso Nightwing è diviso in due capitoli: Dictionnaire Infernal The Warlord Of Wallachia. La prima metà del disco è praticamente perfetta. L’intro (Preludium) è inutile ma poi quando parte la tripletta Bloodtide (XXX)Of Hell’s Fire (un grande classico che, in concerto, mette spesso a repentaglio le mie tonsille) e Slay The Nazarene è altrettanto brutale e infettiva. Ma non è solo di velocità folle che parliamo, seppur ne troviamo, ma di capacità di creare la giusta atmosfera. Volete un esempio? Sentite la stessa Bloodtide (XXX), la meno citata delle tre canzoni iniziali. Sentite che la band monta la velocità e tiene questo ritmo infernale finché non rallenta e salta fuori l’atmosfera malata che richiama quello che seguirà nella seconda metà del disco. Nightwing non rientra in nessuno dei due capitoli, ma fa da congiunzione e, anche in questo caso, la qualità si sente nel ricorso ad un mix di velocità e grandeur che è la giusta (e logica?) introduzione per le canzoni sotto il segno di The Warlord Of Wallachia.
A parte Dame Quaden Thyrane, già apparsa su Opus Nocturne, la sezione dedicata a Vlad Tepes si apre con la stupenda Dreams Of Blood And Iron, la canzone lenta e malata che i Marduk non riusciranno più a fare (anche se versioni attuali, diverse ma efficaci, ne sono uscite). Il ritmo lento ma imperterrito permette a Legion di dar sfoggio ad una prestazione più recitativa della canzone, “finalmente libero” dal vincolo di uno scream furibondo. In Dream Of Blood And Iron, quasi più della chitarra, è la sezione ritmica a far la parte del leone e dettare il ritmo di una grande canzone dei Marduk.
Solo su Kaziklu Bey (The Lord Impaler) Morgan&Co. ritornano a macinare riff in maniera ossessiva, La velocità fa perdere atmosfera, ma è sicuramente utile per supportare la violenza del testo che, come tutto il secondo capitolo, tratta delle gesta storiche di Vlad Tepes, detto Dracula.
Le vicende storiche di Tepes si chiudono con il capitolo finale, Anno Domini 1476, che narrano la morte di Dracul. Le polemiche relative agli ultimi secondi del brano, le lascio alle note di Encyclopedia Metallum.

Dopo neanche un anno da Nightwing, ecco che esce Panzer Division Marduk. L’anno, il 1999, segna il punto di non-ritorno per Morgan&Co. Nella loro discografia c’è un prima di Panzer e un dopo, su questo non ci sono dubbi. Non c’è il giudizio di valore con “prima meglio, dopo peggio”, ma dopo i Marduk sono certamente diversi. Con Panzer Division Marduk, la band svedese cristallizza in 30 minuti un album furente, così compatto e violento, da non lasciare spazio a nessun tipo di rilassamento. La produzione è chiara e lascia capire tutti gli strumenti, cosa lontana mille miglia dal dogma del black metal underground dove impera il prodotto “registrato nella cantina del vicino”. La mezzora di distruzione totale esprime tutto l’odio e il furore della band, posizionando questo disco come quello che utilizzi quando la giornata va di merda, ma merda vera, e vuoi una valvola di sfogo potente e che non fa prigionieri.
Il disco, concepito come assalto brutale e inteso come metafora guerresca dell’operazione dei Marduk di portare Satana alle masse, potrebbe essere rischioso se pensiamo bene: 30 minuti di velocità fanno la felicità della stretta cerchia di adoratori della folle velocità, ma potrebbero portare ad un disco talmente quadrato da essere monocorde. Panzer Division Marduk scansa questo rischio. Morgan scrive un disco in cui tutti i brani hanno sì velocità e aggressione, ma sono ben strutturati e non sono presenti i temutissimi filler.
Come detto prima, sono conscio del valore di Panzer Division Marduk e sulla sua potenza non si discute, ma io gli preferisco sempre Nightwing. Le sfuriate ossessive e le velocità parossistiche mi danno conforto quando la giornata va di merda, quando il lavoro mi ossessiona e, de dio, non ce la faccio a venirne fuori dalle 24h… ma nel giorno medio, nei Marduk, cerco altri dischi.
Liberi di insultarmi, ma così è.
[Zeus]

Annunci

7 pensieri su “Sweden ‘till Death #2 – Marduk (1996 – 1999)

  1. Pingback: Vento freddo di brughiera: Immortal – Blizzard Beasts (1997) – The Murder Inn

  2. Pingback: A scuola di riff fighi con gli Ophthalamia: Dominion (1998) – The Murder Inn

  3. Pingback: Calci in faccia senza tregua. At The Gates – Slaughter Of The Soul (1995) – The Murder Inn

  4. Pingback: Sangue, morte e Dracula: Marduk – Nightwing (1998) – The Murder Inn

  5. Pingback: Triumphator – The Ultimate Sacrifice (1999) – The Murder Inn

  6. Pingback: Recupero e salvo in corner. Lunar Aurora – Of Stargates and Bloodstained Celestial Spheres (1999) – The Murder Inn

  7. Pingback: Velocità senza compromessi. Marduk – Panzer Division Marduk (1999) – The Murder Inn

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...