Sweden ‘Till Death – Marduk (2000 – 2003)

Siamo ormai al terzo appuntamento con la monografia dedicata ai Marduk. Dopo il primo periodo Af Gravf alla voce, il nuovo singer Legion trasporta la band dentro gli anni 2000. Il black metal è cambiato e, ormai, le case discografiche hanno messo le mani su uno dei prodotti meno commercializzabili in assoluto. Ma il black metal paga e così il business va avanti. 

Dopo la pubblicazione della seconda parte del trittico fondante il black metal (per la precisione la parte relativa alla Guerra con Panzer Division Marduk), i Marduk entrano nel nuovo millennio con un EP francamente prescindibile (una nuova canzone, Obedience – da cui prende il nome il mini, un estratto dal prossimo disco in studio – Funeral Bitch – e una cover: Into The Crypt Of Rays dei Celtic Frost.

Nello stesso anno, e durante il tour a supporto di Panzer Division Marduk, la band svedese registra un live album dal titolo Infernal Eternal. Pubblicato a soli 3 anni dal precedente Live In Germania, Infernal Eternal concentra la propria attenzione sull’ultimo LP e, ovviamente, è un grande mix di classici di tutti i 20 anni di vita precedenti: quindi troviamo tracce da Dark Endless in avanti. Il sound, sporco ma non inascoltabile, con buona definizione di tutti gli strumenti e della voce, non è registrato da Peter Tägtgren come il precedente, ma la produzione non ne risente assolutamente. Il doppio CD, sono 18 le tracce presenti su Infernal Eternal, è un buon punto d’entrata per i Marduk e può essere usato come best of per chi ama la formazione svedese fino a Panzer Division Marduk.

Dopo un EP e un LIVE, ecco che finalmente Morgan&Co. rientrano in studio e registrano un nuovo disco di canzoni originali. I Marduk del nuovo millennio devono, però, affrontare una sfida molto difficile: dare un seguito a Panzer Division Marduk – e quindi proseguire senza scossoni, ma anche senza minime innovazioni – o virare completamente e cambiare approccio completamente. La decisione non è fra le più semplici.

Il nuovo disco, La Grande Danse Macabre, finisce il trittico con la tematica della morte e i Marduk non fanno capire subito cosa hanno deciso di fare del loro futuro. Le prime tre canzoni, due strumentali e la veloce Azrael, sembrano indicare un nuovo disco fatto di velocità e rasoiate, ma subito capisci che così non è.
La Grande Danse Macabre, secondo me, è il disco meno riuscito della band svedese. Non sono molto d’accordo nel considerare World Funeral il peggiore, anche se sicuramente non va da nessuna parte. Il problema di La Grande Danse Macabre è che è difficile ricordarsi bene le tracce che ci sono sopra. Cosa che, personalmente, non avviene in World Funeral (che sia un bene o un male, questo è un discorso che possiamo affrontare in un secondo momento). In questo nuovo disco, nel 2001, i Marduk decidono di rallentare, di cercare una nuova via al sound che li ha contraddistinti fino a questo momento storico e, facendo così, devono prendere le misure di quello che fanno. L’album alterna canzoni buone (Azrael, la title-track, a giorni alterni anche Death Sex Ejaculation) a tracce meno convincenti o che sembrano gettate un là senza troppi pensieri. Questo è il mio dubbio: troppo spesso ci sono canzoni che sembrano Marduk ma in cui si sente poco la furia o la violenza – anche quando rallentano.

Dopo la pubblicazione del disco, i Marduk cambiano formazione (fuori lo storico batterista Fredrik Andesson e dentro Emil Dragutinović) e pubblicano due EP: il primo, Slay The Nazarene contenente Slay The Nazarene e Of Hell’s Fire in versione live; il secondo Hearse, contiene un estratto dal prossimo disco, la title track, e una cover dei Possessed – Phantasm.

A due anni di distanza da La Grande Danse Macabre, i Marduk entrano in studio e se ne escono con il nuovo disco: World Funeral, pubblicato il 24 febbraio 2003. Rispetto al precedente disco in studio, World Funeral calca ancora più la mano su tempi lenti e composizioni che digrignano i denti senza alzarsi e colpirti in faccia con un cartone, come facevano la prima parte di Nightwing o la totalità di Panzer Division Marduk. Questo disco è stato demolito senza esclusioni di colpi, ma secondo me supera il precedente. Parere personale, ma così è. Le tracce lente sono poderose e, almeno, danno un senso di malvagità e distruzione che, le precedenti, non sempre riuscivano a fornire. Che poi World Funeral non sia proprio “ciambella con il buco” questo è un dato di fatto, visto che alcune tracce non arrivano da nessuna parte e si dimenticano con facilità (la title track World FuneralBlessed Unholy o, per esempio, Hearse non sono certo dei capolavori). Io però riesco a trovarci dentro alcune cose interessanti: Bloodletting è pesante e ferale, così come Bleached Bones (anche se mi piace di più l’interpretazione che ne darà Mortuus) o To The Death’s Head True che, in quanto a pesantezza non è certo cosa da poco.

I Marduk capiscono di essere alla fine del periodo d’oro e così incominciano la rivoluzione, che consiste nell’abbandono di Legion e di B.War. Questo cambio lascia Morgan a capo di una corazzata senza singer e bassista, ma la situazione verrà risolta in maniera sicuramente rapida… anche se, viste le reazioni dei fan, non posso certo dire indolore.
[Zeus]

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2 pensieri su “Sweden ‘Till Death – Marduk (2000 – 2003)

  1. Pingback: A scuola di riff fighi con gli Ophthalamia: Dominion (1998) – The Murder Inn

  2. Pingback: Velocità senza compromessi. Marduk – Panzer Division Marduk (1999) – The Murder Inn

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