Fallimento& Delusione: Judas Priest – Redeemer of souls (2014)

Eccomi di nuovo con “La parola all’ignorante“, rubrica di dubbio gusto e amenità condotta dal sottoscritto. Nella puntata odierna, ritorniamo a parlare di Judas Priest e lo facciamo andando a pescare, nel mazzo di carte, il penultimo disco della formazione inglese: Redeemer Of Souls. Io, vi giuro, lo ascolto e sento una band che non ha voglia. Meglio rispetto al terribile sfrangiamento di coglioni di Nostradamus, ma pur sempre un disco in cui tutti (compreso il nuovo arrivato Ritchie Faulkner) non sembrano crederci molto. Il songwriting è debole, a volte ci sono canzoni che ti pigliano ma sono unicum piuttosto che la normalità, e Rob Halford proprio non c’è. Sul fatto che lo stile vocale del Metal God risenta degli anni non c’è dubbio (non è proprio un pischello, con 67 anni sul groppone non può certo arrampicarsi in cielo, farebbe la figura del patetico vecchietto), ma fra tenersi indietro, come fa un Robert Plant a caso, e non crederci ci passa un bel po’. Fidatevi di me che, di tirare a campare, ne so a pacchi.
Quindi ecco che, combinando l’acerba intesa della coppia d’asce TiptonFaulkner e la pericolante forma di Halford, i Judas Priest tirano fuori un disco deboluccio, carino quando gli va bene, senza il minimo sprint quando gira male e neanche il mestiere viene a supporto di canzoni sciape.
Se poi teniamo conto che oltre al Cd ufficiale di 13 pezzi, c’è anche una deluxe edition con altri cinque brani (per un totale CD di oltre 80 minuti di musica dei Judas Priest del 2014), il dubbio cresce. Cresce soprattutto perché si sa il pedigree della band, si sa cosa sanno fare e che cazzo di canzoni riescono a produrre, ma gli anni passano, le idee si fanno sottili e, in certi momenti, il mestiere è un brutto modo per dire: “non ce n’era, ci dispiace, ritornate la prossima volta“.
A discolpa della band, potrei dire che Redeemer Of Souls aveva ancora dentro i germi maligni di Nostradamus e i suoi oltre 100 minuti di musica non approvata dalla convenzione di Ginevra, ma forse è meglio interpretarlo come passo falso (o meglio, come dicono gli inglesi, half-assed attempt), girare pagina e tirar fuori da Redeemer Of Souls solo il buono e il resto dimenticarlo.
Succede anche alle grandi band, ve lo posso assicurare.
[Zeus]

 

 

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2 pensieri su “Fallimento& Delusione: Judas Priest – Redeemer of souls (2014)

  1. Pingback: Judas Priest – Firepower (2018) | The Murder Inn

  2. Pingback: AC/DC – The Razors Edge (1990) – The Murder Inn

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