Nargaroth – Era Of Threnody (2017)

Recensire un disco dei Nargaroth lascia sempre spazio a mille considerazioni, una fra tutte la capacità di Ash di giocarsela fra serio e ridicolo, con quest’ultima caratteristica che esce a più riprese.
Passiamo oltre, che poi mi accusate di fare lungaggini e minchiate varie giusto per occupare spazio e non far vedere che le idee, dopo anni di recensioni, sono sempre meno.
Ho approcciato Era Of Threnody unicamente per la copertina. Il precedente Jahreszeiten mi annoia un volta sì e l’altra a metà, quindi tentare di recensire un nuovo lavoro dei Nargaroth mi sembrava un’opera erculea già in partenza.
Prima di tutto, si nota che questa volta il suono è pulito, addirittura al limite dell’insulto al black metal e più vicino a quello che fanno i Dimmu Borgir di quanto potrebbero essere dei black metallari che vanno avanti a porchid… Se poi mettiamo che Ash, nel suo irrinunciabile senso dell’umorismo (che sono sicuro non abbia, ma che voglio riconoscergli per meriti sportivi pur senza partecipare) piazza in apertura una traccia che è la versione Napulé-Mario Merola del black metal, capite che non potete prendere sul serio un disco come Era of Threnody.
Io, porco quel cazzo di mondo su cui cammino, continuo a tenermi in testa il mandolino e i vocalizzi da teatro di strada di Ash.
Maledetto lui.


Il disco, però, non è tutto così. Ci sono momenti in cui il mastermind Ash (conosciuto anche come Kanwulf) è ispirato e piazza dei brani che piacciono e riescono a farmi venire voglia di riascoltare questo LP: credo che il meglio lo possiamo trovare nella parte centrale del disco. Il problema è che questo sospetto stato di forma morigerato, pulito, ispirato e vagamente metal più che black metal finisce presto e da Love Is A Dog From Hell (compresa) la qualità media dei brani scende in maniera quasi imbarazzante con canzoni che, ve lo giuro, non riesco a finire mancoperilcazzo.
La tripletta finale è qualcosa di così pesante, il minutaggio ve lo dice già (3 canzoni coprono più di venti minuti su sessanta di disco), e l’idea di premere play per riascoltarsi la title track o le successive è godurioso come pensare di andare dal commercialista.
E io, dal commercialista, ci devo andare… quelle canzoni, invece, non le devo ascoltare.
Quindi vi dico, se siete fan, comprate. Se siete curiosi (come il sottoscritto vedendo la copertina), sentitevelo su YouTube e poi fate skip quando la digestione diventa pesante.
Non c’è niente di cui vergognarsi.
Sarebbe peggio se foste fan, che ne so, dei Maroon5.
[Zeus]

 

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