Quando la testa non serve: Iron Maiden – A real LIVE one (1993)

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Ci sono dischi che non si possono giudicare per il loro effettivo valore e ci sono canzoni che significano di più dell’unione musica+melodia+testo.
Riesci a giudicare tecnicamente la canzone che suonava quando baciavi la tua prima ragazza? Riesci a giudicare obbiettivamente quello che usciva dalla radio quando ti preparavi per andare al primo funerale di una persona a te cara? Riesci a dare un giusto peso alla squallida hit commerciale che veniva sparata dall’impianto di qualche orrido locale la prima volta che sei andato in ferie da solo?
Beh quelli bravi ci riescono, io no.

Era una primavera del ’94, ero sceso dalla 500 di mia madre (il cinquino originale, non quella roba rosa che guidano le fighelle adesso), e stavo nella piazza di un paese ad aspettare mio fratello. Per qualche strano motivo mio fratello non poteva, come tutti gli umani che vivono nella valle, prendere il treno per tornare da scuola, ma doveva prendere un Autobus di linea urbano, che aveva il capolinea in questo paesello poco distante da dove abitavo all’epoca.
Per qualche gioco strano degli dei che stavano guidando la mia giornata, io quella volta andai con mia madre a recuperare la fratellanza, uscii dalla macchina, mi allontanai dalla fermata dell’autobus per recarmi nei pressi di una casa a qualche decina di metri di distanza, senza apparente motivo, però il motivo c’era. Da un finestra a livello marciapiede usciva una canzone in loop, probabilmente da una cantina, ma non saprei bene dove, ma capii perfettamente le parole “fear of the dark, fear of the dark, i have the constant fear that someone is watching me, YOU!“.
Ecco, in quel momento gli dei che guidavano la mia giornata si ritirarono, e lasciarono al comando solo uno: un dio mancino, senza qualche falange e con i baffi. Non feci tempo a realizzare, che ero di nuovo stipato in macchina con mio fratello che blaterava qualcosa sulla sua giornata scolastica.
Non sarebbe finita li…

L’estate seguente ho trovato lavoro in un supermercato, la mattina reparto verdura, poi reparto bibite che d’estate le bibite finiscono presto, poi alle due, dopo la solita battutina del capo sul fatto che mi stavo lasciando crescere i capelli, si andava in piscina. Alla fine me la spassavo e tutto questo fino al 15 di Agosto, come per quella giornata di cui prima, i miei mi comunicano che bisogna andare a prendere mio fratello, che non può prendere il treno sempre per oscuri motivi. Però stavolta la fratellanza si trova in Germania, a lavare i piatti a Stocazzenburg o chi sa dove. Si va a prenderlo, e lui ci porta a visitare Stocazzenburg o come si chiamava e li c’era un negozio di dischi. Cacchio, io mi ero informato, ormai sapevo di chi era quella canzone di cui prima, che versione era, e da che disco proveniva e in quel negozio quel CD c’era. Non so come, convinco mio fratello a prendermelo, non perchè non avessi i soldi, lavoravo in quel minchia di supermercato, ma perchè, cazzo, me lo doveva e non è che potevo sempre accompagnare i miei a prenderlo perchè non prendeva i treni.
Torno a casa, mi compro uno stereo, perchè lo stereo è a casa in salotto, ho anche dei CD miei, ma quella è un altra cosa, una cosa solo mia, e passo il tempo che mi separa all’inizio della scuola ad ascoltarmi quel CD continuamente.
So benissimo che di dischi live dei Maiden c’è ne sono di migliori, con una selezione migliore di brani, ma io a quelle versioni di Tailgunner, Afraid to shoot stranger, Bring your daughter to the slaughter e Fear of the dark con il coro del pubblico ci sono particolarmente legato, e qui il mio giudizio non può essere obbiettivo.
Appena sento l’inizio di Be quick or be dead mi si apre il cuore,non posso farci niente. Ho troppi ricordi legati a questo disco per essere razionale.
A real LIVE one mi ha aperto alla mia religione ed è questo disco che ho fatto ascoltare ai miei figli appena nati.
[Skan]

 

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