In questo momento ne ho bisogno: Kyuss – Welcome to Sky Valley (1994)

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Certi dischi ti servono come il pane, l’acqua, il cesso e, fanculo a chi non ce l’ha, il bidé. Chi, come il sottoscritto, è un orgoglioso possessore di quello che viene chiamato bi-cesso (bidé + cesso), entra in una cerchia di fortunati che si riconoscono con lo sguardo.
Un po’ come riesci a riconoscere chi ha sentito Welcome to Sky Valley e chi, povero lui, continua a sentirsi altri gruppi loffi che ti propone la radio commerciale.
I Kyuss, per me, sono stati amore a prima vista. Ok, riformulo. I Kyuss, per me, sono stati amore a primo ascolto. Infatti il primo nickname che ho utilizzato sul forum di TheMurderinn è stato proprio kyuss e, per molti anni, mi ha contraddistinto nelle chiacchiere più eccitanti del web metallico.
Il forum di TMI era una grande cosa: c’era gente veramente interessante. Peccato che non esista più, peccato veramente.
Welcome to Sky Valley ha la proprietà di farti viaggiare senza, per forza, prendere la voglia a piene mani, sondare il web per cercare le tariffe più incredibili per voli intercontinentali e/o baracche galleggianti nell’ascella sudata del mondo.
I Kyuss, nel 1994, erano la tua Alpitour della mente. Li piazzavi nell’Hi-fi (se lo avevi o, se no, attaccavi il lettore CD alla marcissima radio e andavi – come facevo io) e ti facevi sommergere dalle tre tracce del disco. No, ok, non sono tre tracce, ma sono tre capitoli comprendenti altre sottotracce… e la rava e la fava… ma hanno un’organicità tale che ti fanno esclamare: cazzo, sono solo tre tracce!
E, intanto, sono passati 50 minuti di puro delirio sensoriale fatto di viaggi su Alpha Centauri, riunioni con il Capitano Kirk e il suo Diario Interstellare, andature a velocità smodata e Spock che si addormenta da solo con la presa vulcaniana.
Welcome to Sky Valley è questo, senza se e senza ma. L’idea è quella di portare il tuo deretano dove i quattro americani sono stati grazie all’uso di bong, cilum, pipe da crack e altre cose che erano soliti praticare nel calduccio del deserto americano.
Loro si sfasciavano i neuroni per poterti permettere di raggiungere Marte senza neanche aspettare il buon Elon Musk. E così hanno fatto anche con me che, imberbe, credevo di aver già raggiunto lontane praterie mentali grazie a Into The Void e Planet Caravan dei Black Sabbath.
I Kyuss riprendono la lezione del Mancino di Birmingham e invece che sbattergli su una mano di vernice nera e oscura, la infilano a forza nel camioncino hippy della famiglia di The House Of 1000 Corps, ti sciroccano la testa e poi via verso nuovi e incredibli universi.
Cazzo che trip.
[Zeus]

 

4 pensieri su “In questo momento ne ho bisogno: Kyuss – Welcome to Sky Valley (1994)

  1. Pingback: Quello che erano e ci piacevano. Queens Of The Stone Age – s/t (1998) – The Murder Inn

  2. Pingback: …And the Circus Leaves Town – Kyuss (1995) – The Murder Inn

  3. Pingback: Coltivare stupefacenti in balcone con gli Sleep: The Sciences (2018) – The Murder Inn

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