Tsaaaar Bombaaaa e far passare l’estate a perdere vertebre. Necrophobic – Mark Of The Necrogramm (2018)

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Avevo perso fiducia nei Necrophobic, vai te a capire perché (forse a causa di Womb Of Lilithu ma potrei prendere fischioni per coglioni). Un tempo, la casa discografica che ristampava le opere degli svedesi (la Hammerheart, n.d.A.) mi aveva mandato i Cd da recensire e così avevo avuto modo di rinfrescare l’operato dei Necrophobic. Salto temporale di diversi anno e li vedo headliner al Circolo Colony con Skan – maestro di cerimonia quando si parla di immolare ungulati al dio fuoco.
Scopro adesso che era il primo maggio 2015 e quindi io, che sono rincoglionito forte, mi sono accorto di aver perso 3 anni senza sapere dove. Vabbeh.
Salto temporale, cazzo mi sento quasi su un X-wing di Star Wars, ed eccoci nel 2018 e non aspettavo altro che uscisse il nuovo dei Necrophobic. Perché?
A parte il fatto che hanno tirato fuori una copertina che piace e sai che piace pure a Satana, i primi singoli che hanno fatto uscire erano sotto il nome di Tsar Bomba e Pesta. E qua permettetemi di rassicurarvi: non sempre il singolo è l’espressione peggiore del disco – succede il 70% delle volte, ma non sempre. A volte succede anche il contrario: senti il singolo figo, compri il disco a scatola chiusa e poi rimpiangi di non aver dato quei 30 Euro ad un troione impestato invece che al tuo spacciatore (di dischi) di fiducia. Ed è così che partono le maledizioni a Dio e tutta la Sacra Famiglia.
I Necrophobic tirano fuori due singoli che ti si incollano addosso come neanche la gonorrea. Li ascolti e poco dopo incominci a mandare messaggi allucinati ad amici con contenuti tipo: Pestaaaaaaaaaaa! O Tsaaaaaaaaaar Bombaaaaaaaa!
E questo è nell’intimità privata di whatsapp o telegram, il vero problema è quando giri per strada e ti ascolti Mark Of The Necrogram e stiri un ghigno idiota finché non parte il suddetto chorus e tu lo mimi con la bocca, ricevendo sguardi sciroccati dalla vecchia che sta raccogliendo escrementi formato caramella del suo chihuahua.
Perché questo è il modo che va ascoltato il nuovo dei Necrophobic, con la smorfia, la cervicale, il PorcoDemonio nel cuore e l’attitudine giusta.
E giusto per confortarvi: non pensate, però, che tutto giri sui singoli: tutto Mark Of The Necrogram è figo per come suona, per come sputa i pezzi (siano essi veloci, lenti, thrash, black-death o kebab con tutto tranne piccante, grazie!) e per come ti riduce in stato belligerante per i successivi minuti dopo l’ascolto.
Cazzo se mi mancavano i Necrophobic. Che disco ignorante. Che bel disco.
[Zeus]

 

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