N.I.B ovvero Nativity In Black – la prima compilation/tributo ai Black Sabbath (1994)

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Quante cazzo di volte ho sentito questo tributo? Innumerevoli.
Non sto neanche a contarle perché risulterei patetico e sì che io, dei tributi, me ne guardo volentieri visto che sto ancora tremando dopo avere sentito, a suo tempo, Light My Fire suonata dagli Amorphis. Quella sì che era una cover brutta, ahimé.
Il primo Nativity In Black, al contrario del secondo del 2000 che mi ha sempre lasciato molto poco soddisfatto, funziona. E bene, oserei dire. Ascoltare questo CD ti da l’impressione di andare a bere qualcosa con quella che era la tua ragazza (di cui serbavi un ricordo normale), ma adesso è una nerboruta, tatuata skinhead (non nel senso politico, ma proprio di acconciatura) e che beve birra ruttando invece che cocktail dolciastri e dai colori fluorescenti. Sai che sotto sotto c’è ancora la persona che frequentavi, ma in superficie ha messo su muscoli e vigore.
Nativity In Black è così. I Sabbath ci sono, richiamati e omaggiati in maniera onesta (se vogliamo sono Supernaut e Children Of The Grave a subire un trattamento di personalizzazione massima, la prima sotto la scure dei 1000 Homo DJs e la seconda brutalizzata e resa viscida dai White Zombie), ma sopra ci sono i muscoli dei Biohazard (che iniettano testosterone in After Forever e qui, amici miei, capite il perché del nerboruto nell’esempio precedente) o di Sepultura, Corrosion Of Conformity e altri.
Ozzy interviene e canta con i Therapy? in Iron Man (il Madman, ironicamente o forse non se lo ricordava proprio visto che nel mentre si sarà pippato metà Colombia, partecipa anche a Nativity In Black II cantando in N.I.B e, di nuovo, Iron Man) e poi ecco che Megadave tira lo schioppo a Nick Menza che andava alla grossa mentre Paranoid finiva e i Cathedral ci regalano un momento di depressione perfetto con la cover di Solitude (stupenda l’originale, ma questa è al secondo posto di pochissimo).
Non avendo avuto i soldi disponibili, questo disco me l’ero fatto imprestare e mi ero copiato il CD alla brutta e con la copertina fotocopiata a colori, tanto che ancora adesso mi vergogno di quello che ho fatto. Ma la povertà c’era e non ero certo in condizione di spendere tanti soldi, quindi via di baratto e preghiere.
Forse è proprio per questo, la difficoltà nell’ottenerlo, la quantità di volte che ho ascoltato questo CD tanto da farmelo odiare e poi adorare e poi ignorare e… cazzo, boh… adesso non lo sento più da un po’, se non per questa recensione che, del disco in sé, parla poco, ma dice tanto sul motivo per cui noi siamo quello che siamo. O io sono quello che sono.
E il motivo è semplice: perché ci sono i Black Sabbath. Il resto, cari miei, sono discussioni che lasciano il tempo che trovano.
[Zeus]

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