Grigliare il maiale e inneggiare Satana. Ovvero: At Ranch With Devils pt. 1

L'immagine può contenere: una o più persone e sMS

Questa sarà il report di concerto peggiore in assoluto, ma essendo parte in causa mi tocca anche variegare la situazione con spruzzatine di arcobaleno e qualche unicorno come complemento artistico.
Non si dovrebbero fare report su concerti in cui si partecipa “non attivamente ma in maniera sostanziale”
, ma visto che vado a pochi concerti prendo l’occasione al volo e saluti.

30.04.2018 chiamata alle armi, si rimette insieme “la vecchia band” (secondo le immortali parole di Skan). Io mando il mio pollicione in su e sono convocato al primo concerto At Ranch With Devils all’Happy Ranch di Cembra (Trentino). Vista l’occasione ritrovo il mio posto dietro il banco gadgets/merch degli Slowtorch e quindi tutto sa di passato e presente nello stesso momento.
L’Happy Ranch non lo conoscevo, quindi vederlo è stato interessante. La struttura è enorme e il posto dove si suona contiene quanto basta di gente.
L’At Ranch With Devils è un festivalino che propone un sound fra l’hard rock, lo stoner, il thrash e tutto quello che ci sta nel mezzo, con tante band locali (addirittura cinque su sei) e poi i pezzi grossi: gli svedesi Transport League.

Scaricato tutto, ecco che parte il soundcheck/linecheck della prima band: i Diaolokan. Triturano fuori un thrash sordido e aggressivo per tutta la durata del concerto e, il tutto, viene condito da un cantato in trentino (almeno quello che riesco a capire, causa sporcizia del sound in uscita dalle casse). Una cover per gradire – i Pantera – e tanta esperienza da una band che, per attitudine e tacche alcoliche sulla cintura, mi ha ricordato i Demolition’s Hammer.

Primo cambio di palco e salgono i Forstoner. A parte la genialità di aver regalato nuova vita ad un birra locale (ma conosciuta a livello nazionale – suvvia, capite quale dal nome), i quattro trentini sparano una serie di cover stoner che ti fanno star bene. Il cantante è pienamente nella parte di colui che vede le persone morte e continua a bere whisky e/o birra per tutto il concerto – cosa che lo rende un Warrior agli occhi del dio del metallo. Il set parte con Gardenia dei Kyuss e poi prosegue con tracce conosciute e altre, ahimé, che riconosco ma non ricordo. In compenso mi ricordo la tizia che ha ballato tutto il tempo davanti al palco, ci vuole attitudine – che Satana l’abbia in gloria. Giocando sulle cover i Forstoner hanno vita “semplice” nell’acchiappare la gente, ma fare cover ha anche la sua intrinseca difficoltà: se non le fai bene, fai una figura che definire di merda è un eufemismo. Quindi, buon risultato e buona esecuzione.

Con ancora gli amplificatori che fischiano, ecco che attaccano gli FSM. Qui, porco il mondo su cui cammino, mi son perso. Non avevo neanche bevuto, quindi la mia incompetenza è proprio perché stavo lavorando al banco merch e sono andato a rompere il cazzo ai tizi che facevano da mangiare per farmi un panino con porchetta homemade. Sia lode a loro e al porco, che è sempre il dio dei nostri pranzi (battuta fatta ad hoc). Gli FSM sibilano, sbraitano, suonano ma io li perdo. Chiedo venia, sarà la prossima volta.

Dopo gli FSM, ecco che salgono i Blowout. Avevo visto la band trentina al Malevolent Monkey Metalfest pt.1  (dio s*******o che nomi enormi) come supporter dei Fake Idols – band, quest’ultima, che non mi è piaciuta manco per il cazzo (la mia opinione vale meno di zero e lo so, ma almeno la dico e sento il cuore più leggero). Ritornando ai Blowout, si viene colpiti subito dalla strumentazione e dai “sticazzi” che escono dalle bocche dei musicisti presenti. Tanta cosa e tanta dedizione. Il sound è un metal sudista che mischia un po’ di Pantera, un po’ di BLS, un po’ di Down e qualche altra chicca in giro. Ovvio, i rimandi che ho detto sono tutti per capire la tipologia del sound, non sono rimandi tout court. Il loro lavoro lo fanno, il singer sputa i polmoni e il suono è bello pompato.
Qualcosa manca nel sound o nei pezzi, forse un pezzo “killer”, ma lavorandoci su un po’ lo riusciranno a trovare.

Questo è il mio momento di profondo imbarazzo: recensire il concerto degli Slowtorch sarebbe come decantare Yahweh mentre sono un testimone di Geova, quindi vagamente di parte. Facciamo così, io non racconto lo show, ma vi dico cosa hanno potuto vedere quelli che lo guardavano da sotto il palco. Questo era lo show-reunion con il vecchio bassista Skan in versione “session man”, quindi un’occasione nell’occasione. La gente ha incominciato a ballare e fare headbanging e, cosa che testimonia l’impatto di una band, voleva i CD del gruppo per ascoltare la musica anche a casa. Lo show è durato un’oretta circa, quindi chi voleva sfasciarsi la faccia ha avuto il tempo, il resto degli alcolisti (che Satana li abbia in gloria) ha deciso di testimoniare a favore del metal bevendo. Occupazione onesta e giusta.
Il resto? Composizioni originali e show “storico”, visto che non c’erano nuovi brani in scaletta. Sound un po’ confuso all’inizio, ma poi è partito. Il resto? Chiedetelo alle persone che, sotto il palco, hanno dato sudore per la band.

Ultimo gruppo ed ecco gli headliner: i Transport League. Avrei dovuto ascoltarli meglio, ma ero occupato con gli ultimi residui di lavoro al merch e operazioni belliche di carico/scarico del materiale dei ‘Torch, quindi sono rimasto un po’ in disparte ad ascoltarli. In secondo luogo c’era il Pulled Pork ad attirarmi e ho dovuto saziare la fame nera che mi ha assalito a metà serata. Nel sottofondo i Transport League hanno tirato giù secchiate di hard rock/stoner che metà ne bastava. Una carica enorme, forse anche perché questa era una data del tour prima di una pausa di tre giorni, e il pubblico è andato fuori di testa completamente. Gente mezza nuda che saltava, tirava testate sul palco, bestemmiava, pogava e tutto quello che, di bello, è il metal. Perché, chi non è metal, non sa assolutamente cosa si prova a lasciar andare via tutta la settimana in una sana ed equilibrata mattanza. Lo show è energico e i suoi sono anche buoni, quindi non c’è niente da lamentarsi. Il pubblico ha gradito e, dal numero di magliette che giravano, direi che è stato un vero successo – compresa la piomba micidiale che si è preso il tizio al merch. Questo enorme svedese è partito bene, non agile vista la stazza ma discretamente attivo poi, dopo un’oretta scarsa dal nostro arrivo e una X-quantità di birre ingurgitate, ha smesso di proferir parola (sensata) per assestarsi su una fermezza di membra da creare imbarazzo al Budda e un tenore alcolico da far paura.
Quando l’ho rivisto girare, finito il concerto, si muoveva con la grazia di un giocatore di football americano in pieno stato confusionale. Grandioso.

Il post-concerto? Quello che succede all’Happy Ranch, rimane all’Happy Ranch.

[Zeus]

12 pensieri su “Grigliare il maiale e inneggiare Satana. Ovvero: At Ranch With Devils pt. 1

  1. Tutto questo mi affascina, veramente. Già ho gente che mi racconta esperienze di concerti metal/hard rock e io ascolto tutto questo meravigliata, poi leggo qui… insomma, anche io mi sto convertendo. E a proposito di conversioni, abbi pazienza ma appena ho letto il titolo, ben prima di iniziare a leggere l’articolo, mi sono chiesta di che maiale si stesse parlando. Sono una pessima, pessima persona.

    "Mi piace"

    1. Ahahahah, in effetti c’è di che pensare e il titolo lascia qualche dubbio (supportato da una frase “birbante” dentro il testo).
      Secondo me il concerto dal vivo è una forma di vacanza mentale, non so spiegarlo meglio. Vado ad un concerto e tutto va bene, tutto è tranquillo e il volume del resto scende. E poi la gente ai concerti, quando l’atmosfera è quella giusta, è stupenda: tutti sono in quel posto per un motivo e c’è una comunità all’opera.

      Piace a 1 persona

      1. Un’atmosfera da provare. Spero che chi di dovere riesca a portarmi a sentire qualcosa di interessante, ma soprattutto che lo faccia presto e che ne abbia il tempo… è proprio qualcosa che mi manca e devo decisamente rimediare.

        "Mi piace"

      2. Tu sai che questo ti posiziona bene per entrare nel Valhalla! 😀 devono portarti e devi divertirti. Soprattutto devi cercare delle ottime band (se vuoi consigli, guarda Themurderinn eheh) e poi goditi il delirio assoluto

        Piace a 1 persona

  2. Pingback: Critica alla ragion pura. Discussioni intellettuali su EONIAN dei Dimmu Borgir – The Murder Inn

  3. Pingback: Ghost – Prequelle (2018) – The Murder Inn

  4. Pingback: Quando parlare di depressione mi fa sorridere. Down – NOLA (1995) – The Murder Inn

  5. Pingback: Sudore & alcol – Tauerngold Festival 2018 – The Murder Inn

  6. Pingback: L’equivalente del panino con tutto. Ex Deo – Caligvla (2012) – The Murder Inn

  7. Pingback: Nevermore – Dreaming Neon Black (1999) – The Murder Inn

  8. Pingback: Alabama Thunderpussy – River City Revival (1999) – The Murder Inn

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...