Furia – Księżyc milczy luty (2016)

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Ritorno sul luogo del misfatto e ritorno a parlare dei Furia, band polacca che ho già trattato qualche mese fa. Il precedente Nocel era un disco che ho letteralmente consumato nel freddo inverno di casa mia, mentre questo Księżyc milczy luty è colonna sonora di questo strano periodo primaverile. E tanto strana è questa primavera, tanto distante dai primi rigurgiti black metal è questo disco. I polacchi sono inquieti e, solide realtà di odio, depressione e inneggiamento a Satana a parte, ho sempre trovato rinfrescante quell’attitudine al cambiamento che li contraddistingue.
Cambiamento che i Furia, da Katowice, incarnano alla perfezione.
Księżyc milczy luty è lontano dal black metal ortodosso e, se vogliamo, anche da quel black metal più raffinato che ci hanno fatto ascoltare negli anni precedenti al 2016. Nell’Lp di due anni fa ci sono alcune piccole bolle di black metal, ma il resto prosegue su sonorità imbevute (come dicono i recensori più bravi di me) di un post-metal lento, morbido, avvolgente e da un certo gusto melodico.
Se vogliamo, Księżyc milczy luty si stacca di dosso caproni, cristi&madonne incoronate e porchi per mettersi su una divisa più oscura e malinconica, dalle tinte fosche e che, almeno nell’inizio di Grzej, non stonerebbero assolutamente su proposte da catalogare sotto il termine “sludge/stoner”. Forse sono io che me lo sono sognato sentendo quella chitarra in distorsione in secondo piano ed il basso da solo, presente e protagonista, ma cazzo, lasciatemi anche sognare che un gruppo di polacchi dediti al black, ad un certo punto, svariona e tira fuori un’intro sludge della madonna.
La bellezza dei Furia, e dei conterranei Plaga, è che pur non producendo niente di realmente innovativo, riescono a piacermi per la sincerità che ci mettono dentro. Chissà poi come faccio a determinarne la sincerità, ma lo sapete voi, e lo so io, quando sentite un pezzo e vi dite: questo lo fanno di mestiere.
Nei Furia non si sente niente di tutto questo; il percorso c’è ed è organico e quando scorrete la loro discografia passando da Martwa polska jesień (targato 2007) a questo LP del 2016, vi rendete conto che lo scostamento graduale dal black metal al post-black metal a quello che fanno ora era già presente proprio nel primo full-lenght. Sapete che quello che stanno suonando è quello che erano destinati a suonare.
Non faccio nessun racconto traccia-per-traccia o per tematiche per un semplice motivo: nel primo caso non serve, nel secondo non capisco un cazzo e, francamente, non penso sia necessario andare a spaccare il capello in quattro e cercare rimandi o chissà cosa in questo disco dei Furia.
Io vi do solo un consiglio, se mi permettete: ascoltatelo in un momento di calma e poi giudicatelo. Non parliamo della “nuova ondata del black metal” (per fortuna, ci pensano già i Satyricon a rinverdire la fama del black metal con i propri innovativi dischi), ma di un CD che è suonato bene e che ha canzoni realmente molto buone.
[Zeus]

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