Un salto nel passato. Faith No More – Album Of The Year (1997)

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Faith No More, su di me, hanno l’effetto che ha una ragazza stupenda che ti promette del sesso stupendo se solo ti impegnassi di più per cercare di capirla. Il problema è che non mi sono mai trovato nella posizione di dover capire i Faith No More in maniera così pressante (con la ragazza ti ci impegni di più…), quindi sono uno degli esclusi dalla saggezza presente nei solchi dei loro dischi.
Vi dirò di più: i Faith No More erano uno dei gruppi preferiti di mio cugino e, quindi, la prima introduzione al loro sound è arrivata proprio dai pomeriggi passati da parenti (cosa che, ancora oggi, mi causa momenti di irritazione e convulsioni). No, forse non è stato proprio quello il momento: ai tempi c’era The Real Thing che girava a bomba su tutti i canali televisivi, quindi il primo approccio è stato proprio con The Real Thing.
Quando ero a casa dei parenti, ecco che saltavano fuori due dischi dei FNM: Angel DustAlbum Of The Year. Il secondo mi intrigava soprattutto per la copertina in bianco/nero e alcune canzoni, quindi ho chiesto di imprestarmi (o copiarmi su cassetta, non me lo ricordo) il CD così da impararmi un po’ il segreto dietro questa band che veniva adorata da tanti ma che, a parte la suddetta The Real Thing, non ero ancora riuscito ad apprezzare appieno.
Contento come un bambino di aver il disco dei FNM in mio possesso, mi sono gettato anema e core nell’ascolto ossessivo. Le tracce più orecchiabili, quelle più stravaganti (all’epoca era questo il pensiero – ahimè quanto ero banale nelle recensioni) e poi l’album nel suo complesso. Ascoltavo Collision Ashes To Ashes e mi piacevano e poi ritornavo a sonnecchiare, perché il disco è raffinato, troppo, e non mi riusciva a prendere come volevo io. Io volevo di più. Dopo settimane o mesi di ascolti ho decretato che i Faith No More saranno sempre la band di chi ha capito qualcosa e io no.
A vent’anni di distanza, il disco è uscito nel 1997, mi sono ritrovato a riascoltare Album Of The Year e, scafato da mille altri ascolti e con il teflon al posto dello stomaco, mi trovo a constatare che quell’impressione di non sono degno/non capisco è ancora presente. Ci sono ancora canzoni che mi piacciono e brani che mi rifanno pensare ai pomeriggi a chiacchierare di musica e minchiate con i parenti, ma non riesco a sentire quella scossa quando metto su i FNM. Non riescono a prendermi mai al 100%, arrivo ad un certo punto e poi mi stoppo. 
Angel Dust 
aveva canzoni più aggressive (termine vago nel contesto FNM), mentre AofTY mi sembra levigato, caruccio, con qualche singolo che funziona veramente e poi brani che sarebbero stati bene in altri progetti.
Se devo fare un salto ad un passato che non tornerà più, ecco che butto su qualche canzone dei FNM e proprio da questo disco, ma non è mai il gruppo che vado a cercare perché so che riuscirà a trasformare la mia giornata in qualcosa di diverso.
E sì che sono arrivato persino a incuriosirmi per il ritorno dei FNM con Sol Invictus e tutto il mega-hype che lo circondava. Penso di averlo sentito quanto bastava per recensirlo e poi ho smesso.
No, mi dispiace, i Faith No More non sono per me. Sarebbe stato meglio che qualche altro recensore avesse preso in mano questo disco/gruppo, ma così è la vita.
[Zeus]

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