Solito pessimismo, quindi: Human Serpent – Inhumane Minimalism (2015)

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Dopo un paio di mesi, ho finalmente tolto il primo degli Human Serpent dal mio ipod (fedele regista del Demonio che, pur arrancando sotto il peso dell’età, continua a sputar fuori porchi, madonne e bestemmie assortite) e mi sono caricato il secondo disco della band: Inhumane Minimalism. Dove nel primo LP si trovavano ancora quei sentori di rallentamento e/o tossicchianti momenti ecclesiastici, in Inhumane Minimalism siamo in rotta di collisione con quanto prodotto dai Sargeist in Let The Devil In. Il sound si avvicina molto e anche la produzione è lontana dalla sporcizia da cantina di certi prodotti black metal tirati insieme con il registratore della Chicco. Per fortuna e volontà del Grande Capro, i greci non si sono bevuti il cervello con l’urina e quindi il sound non è neanche una produzione recente dei Dimmu Borgir (oggi ho ascoltato di nuovo Interdimensional Summit, me cojoni che brutto).
Immagine correlataIo punto tutto su una colluttazione fra sensibilità greca e lezione finnica, quindi Inhumane Minimalism si rifà in grande misura a quanto proposto dai misantropi della terra dei mille laghi (che, guardando in Encyclopaedia Metallum, mi danno ancora attivi ma l’ultima prova in studio è Feeding the crawling shadows datato 2014).
Gli Human Serpent, a mio avviso, se non aumentano la qualità del precedente, sicuramente pareggiano il tiro. La sensazione di schifo e depressione verso l’umanità che ti fa crescere dentro questo CD è pari alle volte che lo ascolti: più ti immergi e più senti che quel contenitore di carne, sangue e ossa che ti sta vicino non è altro che ossigeno sprecato.
Un deciso passo avanti è stato quello di aver abbandonato i reflussi ecclesiastici, troppo scontati e mai così personali quanto vogliono farti credere le band black metal, e di aver affilato un sound che non smette di martellarti sul dente cariato fino alla fine dei circa 30 minuti di durata del disco. La stella polare dei Sargeist, forse, è un rimando quasi troppo scontato, ma non è un influsso che disturba e, se vogliamo, dona violenza e catarsi ad un disco ben bilanciato.
Mi son chiesto, ci sono punti negativi? Quel classico momento in cui arrivi e trovi il punto di marcio. No, non ci sono appunti enormi da fare, Inhumane Minimalism è un disco compatto che fa di un certo fil rouge nella composizione il suo trademark stilistico (quindi ecco che ci sono alcune difficoltà a far saltare fuori, nella memoria una singola canzone). Come detto, non è un segno rosso nella casella dei cattivi, ma se siete di quelli che cercano il singolone, gli Human Serpent non vi rendono certamente semplice il lavoro.
[Zeus]