Dammi tre parole: Godless Savage Garden, ovvero i Dimmu Borgir nel 1998

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Sono uno di quei pochi stronzi nel mondo che continua a ripetere che gli “scarti” delle precedenti session di registrazione dovrebbero rimanere tali e non, come è usanza nel mondo mangiatutto che conosciamo, finire in un EP. Le mirabili eccezioni alla regola ci sono e mi riservo il diritto di citarle quando sarà tempo e luogo (e, soprattutto, quando mi verranno in mente), ma come ha detto l’Università Katajuoufsyfuttur in Islanda “pubblicare un EP di scarti ti fa sentire come i Metallica dopo aver rilasciato ReLoad”. *
Su Godless Savage Garden spira l’aria del “è stato registrato nelle session di Enthrone Darkness Triumphant” e il “è il momento del passaggio”. Al che, io mi domando: non è che bisogna legittimare tutto, o sbaglio? 
Godless Savage Garden non mi ha mai attirato granché, anche se le composizioni originali risentono un po’ dell’ispirazione perfetta di ETD, ma non sono così tanto azzeccate da poter entrare sul disco, quindi mi scendono di qualche punto e mi fanno storcere il naso. Moonchild Domain Chaos Without Prophecy risentono di quella strana rilassatezza che non mi fa ricordare una canzone dall’altra e soffrono di suoni poco convincenti, mentre Raabjørn speiler draugheimens skodde mi è sempre piaciuta e la rilettura 1998 A.D. fa acquisire punti al brano.
I Dimmu Bogir non sono ancora entrati nella sbornia da futuro roseo e canzoni imbarazzanti, quindi non mettono le clean vocals (e sia ringraziato Satana per questo) e hanno ancora la capacità di tirar fuori qualche passaggio più aggressivo (Hunnerkongens sorgsvarte ferd over steppene).
Per foderare l’EP, Shagrath&Co. ci mettono dentro un paio di live che suonano come un benvenuto a Morticia Addams, conosciuta anche come Mustis.
Ovvio che, a parte Metal Heart degli Accept con Aarstad alle keyboards, i pezzi con Mustis sanno di buono e non possono essere valutati con vera oggettività: StormblåstIn Death’s Embrace hanno un voto positivo a prescindere, anche perché, con tutte le critiche che gli piovono addosso, non si può certo dire che i Dimmu Borgir siano performer scarsi.
Ripeto il concetto espresso sopra: gli EP con gli scarti delle session precedenti dovrebbero rimanere nel cassetto, anche a costo di perdersi qualche traccia decente. Poi non sono io a valutare cosa tenere o cosa buttare, ci pensa la Nuclear Blast ad operare con la cura del maiale e, quindi, non si butta via niente.
[Zeus]


* ricordiamo sempre che aggiungere un’università nordica da grande autorità alle cazzate che si scrivono o si dicono.

 

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2 pensieri su “Dammi tre parole: Godless Savage Garden, ovvero i Dimmu Borgir nel 1998

  1. Pingback: Critica alla ragion pura. Discussioni intellettuali su EONIAN dei Dimmu Borgir – The Murder Inn

  2. Pingback: Dark Funeral – Vobiscum Satanas (1998) – The Murder Inn

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