Volbeat – Guitar Gangsters & Cadillac Blood (2008)

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Inizio con un’affermazione: pur essendo uscito 10 anni fa, Guitar Gangsters & Cadillac Blood dei danesi Volbeat continua a piacermi. Lo dico perché i rompicazzo della mia Provincia hanno la tendenza a sputare su dischi per cui fino a 10 minuti prima erano andati matti ma che adesso l’intellighentia musicale locale non ritiene più cool.
Questo atteggiamento da ritardati musicali è un processo rivoltante nell’attitudine modaiola che vogliono trasferire nel metal. Quindi, qua a TMI, ci battiamo contro questo nuovo trend e continuamo ad affermare che i dischi passati, quelli che erano belli e ne hanno mantenuto le caratteristiche, lo sono ancora.
Guitar Gangsters & Cadillac Blood si posiziona fra questi ultimi. Dei Volbeat conoscevo solo questo disco e, quando li ho visti dal vivo, mi sono ritrovato a pensare: cazzo, sono veramente un gruppo divertente. Un concerto scivolato via fra canzoni che sapevano di groove e melodia, un frontman bello ignorante e un’atmosfera generale rilassata – ah, i vecchi tempi all’UFO di Brunico, quando non arrivavano solo i Tracii Guns.
I primi due dischi hanno le stesse caratteristiche di questo, solo che sono più grezzi e sanguigni, quindi li ritengo o: a) le prove generali; b) la versione meno facilona (questo lo dico per chi pensa che GG&CB sia un disco “venduto”).
GG&CB è molto più levigato, pulito all’eccesso dietro ritornelli faciloni, melodie brillanti, passaggi che alternano metal e rock(abilly) e un’attitudine che è ancora lontana dal mestiere vero e proprio. Il disco del 2008 vive quindi su un’equilibrio che non si ripeterà più: cammina sulla corda senza mai cadere né nel troppo metal, né nel troppo lagnoso/pop e, così facendo, finisce per accontentare tutti, dai metallari ai rocker.
Nel CD ci troviamo due cover, una tracklist forse leggermente troppo lunga e un ritmo che, con qualche leggera flessione, prosegue ispirato fino all’ultimo minuto (il 48° per la precisione). A mio avviso un buon compendio di fattori.
GG&CB è l’ultimo, vero, grande disco della band danese; dopo di questo, la caduta è stata inevitabile. Il gioco non poteva reggere e cambiandolo hanno distrutto quell’illusione che avevano creato e, come pegno, ci hanno fatto sentire la terribile Evelyn.
Ricordiamoceli com’erano.
[Zeus]

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