Quello che erano e ci piacevano. Queens Of The Stone Age – s/t (1998)

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Per chi ama/va i Kyuss (alzo la mano), proseguire con i Queens Of The Stone Age è stato uno dei pochi atti di fede della vita del metallaro. Sapevi che non potevano essere la stessa cosa di prima, ma speravi che ci fosse qualcosa di buono, visto che Josh Homme e Alfredo Hernandez erano della partita. Questo credere senza avere tangile prova è riconducibile sotto la grande sfera della fede.
L’unica versione che mi compete è quella nel metallo, se proprio vogliamo, visto che in materia di divinità mi trovo sempre a questionare qualcosa. Tanto che un giorno mi toccherà discutere animatamente con un Testimone di Geova e cercare di ricondurlo sulla Left Hand Path – cosa che escludo, visto che sono alquanto coriacei.
I QOTSA di questo disco sono ancora la versione più vicina ai Kyuss, pur mettendo in mostra tutto il bagaglio di novità che Homme porterà nel sound della sua nuova creatura nei dischi successivi. Il sound robotico si mischia pesantemente con i riff rotondi memori (alla lontana) dei Kyuss ed è su questo concetto che parte il disco dei QOTSA; vedasi Regular John, canzone che riassume bene il concetto espresso.
Ancora adesso, quando mi nominano il s/t dei Queens… mi viene in mente una canzone (no, non If Only – che è una preview disarmante di Rated R, il secondo CD della band): Mexicola. A suo tempo avevo preso un nuovo Hi-Fi per casa, casse fatte artigianalmente e coni in alluminio per una migliore resa sonora. Ottimo impianto base, senza tutte le stronzate (dicasi le lucette) che inculano gli acquirenti da supermercato, e un lettore CD che andava alla grande. Per testare la possanza di tali casse e i watt che poteva sparare, mettevo su quella canzone e cercavo di vedere dopo quanto tremavano i vetri del mobile posto in sala da pranzo. Quando questo avveniva, sapevo che tutto era buono e il sound grasso c’era ancora.
Il fatto strano è che il s/t è la prosecuzione dei Kyuss, senza però esserne la reale conseguenza se non nella presenza di Homme come leader maximo: sentitevi Walkin’ On The Sidewalks e poi ditemi se, dietro tutto, non scorgete qualcosa dei Kyuss, ma in realtà state ascoltando tutt’altro e, per questo, rimanete un po’ sospesi. Ma fa niente, Queens Of The Stone Age (l’album) è un buon disco e sa di Desert Sessions e creatività.

Se vogliamo, il rossocrinito ha tirato fuori tre dischi ottimi con le Regine, prima di trasportare la band in una dimensione che piace a chi ormai è deluso da molte cose e che ascolta il metal con il Fedora, la giacchetta scamosciata con le toppe sui gomiti e la sciarpetta colorata al collo. Gente che si dichiara vegana e ha le scarpe in pelle. Fruttariani convinti nelle scie chimiche e altre aberrazioni evolutive.

Devo, però, fare un’ammenda: al contrario del sottoscritto, Josh Homme ci ha visto lungo e sta vendendo tonnare di dischi, mentre io continuo a scrivere su TMI e mi leggono in 3 persone quando va bene. Se devo trovare un buon momento per andare a ritirare il premio “Lo Stronzo D’Oro” questo è il caso.

Ma voi fatemi un favore, non fate come quelle sciarpette. Ascoltatevi i QOTSA degli inizi, quando erano ancora uncool ed erano conosciuti da pochi, saggi, fattoni eletti.
[Zeus]

 

 

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2 pensieri su “Quello che erano e ci piacevano. Queens Of The Stone Age – s/t (1998)

  1. Pingback: …And the Circus Leaves Town – Kyuss (1995) – The Murder Inn

  2. Pingback: Mark Lanegan – Scraps at Midnight (1998) – The Murder Inn

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