One With Misery, i Sentenced all’epoca di Frozen (1998)

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L’anno scorso ho passato un periodo in cui facevo girare spesso i Sentenced fra ipod e iTunes. Motivazioni? Non me ne vengono in mente, ma ho la memoria labile quindi non prendete la cosa come scritta nella pietra. Dopo quell’overdose di mestizia, depressione, melodia finnica e malessere esistenziale, ho lasciato stare la band di Mikka Tenkula (continuo a ritenerlo un nome da incorniciare) e mi sono gettato su altri lidi metallici.
Forse, e dico forse, per qualche settimana mi sono incaponito nel filone gotico per questioni anch’esse sconosciute a Satana.
Causa ventennale di Frozen, ho ritirato fuori dal cassetto (ergh, dal freezer) la band finlandese e gli ho dato un nuovo ascolto. Frozen segna il pasaggio dall’epoca death a quella più melodica, ma senza raggiungere i canoni gothic-bagnamutande dell’ultimo periodo.
Diciamolo subito: a me, come disco, piace.
Forse è il momento, forse è il tema e quella nevicata di depressione mista a esaltazione del suicidio che tirano fuori queste tracce a piacermi, ma è un disco che ha qualcosa da dire (non come il deludente The Funeral Album). Chiarisco una cosa: della produzione acchiappona, a Frozen preferisco The Cold White Light; ma anche qua, signore e signori, è una questione puramente di gusti.
Quando c’erano i forum, quella versione artigianale e molto da Pirati dei Caraibi degli odierni punti di ritrovo virtuali (aka Facebok), c’erano un X numero di sgallettate che sparavano fuori immagini di profilo extragotiche, con tonalità di nero a strati, qualche maschera e la classica rosa nera in qualche punto. Oltre a lei, c’erano altre bestie sulla foto e, di solito, erano corvi neri – che tanto rimandano a E. A. Poe e, quindi, al gotico per eccellenza. Sotto le immagini di profilo c’era sempre una frase per descrivere tutto o, in alternativa, c’era la firma (meglio la citazione) sotto i commenti.
Vi posso assicurare che buona parte avevano: a) citazioni di Poe o altro poeta dannato a caso; b) citazioni de Il Corvo; c) citazioni a cazzo; d) citazioni dei testi dei Sentenced.
E, come potete immaginare, con queste almeno c’era da discutere di qualcosa, anche solo citare “oh, mi sono ascoltato The Rain Comes Falling Down” e oltre alla canzone, sentivi scrosciare qualcosa dalle/nelle mutande della suddetta gotica.
Perché Frozen è un album così e, dopo vent’anni di vita (è uscito nel 1998), l’impressione che genera è sempre questa: tormento, malinconia, finlandesi ebbri, istigazione al suicidio per cause amoroso-esistenziali, alcune ottime canzoni e, non ultimo, ragazze gotiche che si bagnano al solo sentir nominare Ville Laihiala.
[Zeus]

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