Scolliniamo e finiamo nel 1988: Ozzy Osbourne – No Rest For The Wicked

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Sono passati 30 anni da questo disco, rendetevene conto. Io me l’ero anche procurato in edizione vinile (e non ho dove ascoltarlo) e quindi sono un proud owner di una copia siffatta. Cose da vantarsi con gli amici al bar, intendiamoci.
Rispetto a The Ultimate Sin, che trovate su questo blog cliccando sul nome dell’album (nota per chi fosse appena sceso da Mercurio), No Rest For The Wicked sembra un capolavoro e, mettetelo agli atti, non lo è.
C’è Zakk Wylde, ok, ma è talmente impegnato a far fischiare la chitarra da non rendersi conto che vorresti prendere un biglietto per l’America e bruciargli il camper. Cristo, ogni mezza nota ci piazza un fischio e, maledetto sia lui, non si risparmia proprio. La differenza è che, almeno, quassù c’è un po’ di energia che nel precedente LP non c’era. Castillo mena la batteria e Zakk ha almeno dei suoni decenti di chitarra, per evitare di far figure di merda, Ozzy richiama Bob Daisley al basso – giusto per sbugiardarlo subito dopo. Povero Bob, si fida sempre di un tossico e alcolista allo stadio terminale e ci rimane col culo che brucia.
Quanti hanno incominciato, però, ad ascoltare metal con questo disco? Molti, perché comunque Ozzy crea melodie vocali che prendono e ha la carica e il groove che ti fanno passare 40 minuti di tranquillità. Se vogliamo trovare le radici di un disco come No More Tears, le dobbiamo cercare qua, in questi solchi e tracce.
In qualche modo abbiamo sentito tutti una Bloodbath in Paradise Miracle Man e, in segreto nella nostra stanza, le ascoltiamo ancora quando non dobbiamo dimostrare di cercare l’ultimo estremismo sonoro. Ozzy è una garanzia, sai dove caschi e cosa ricerchi e quindi è un punto fermo.
Penso sia questo il motivo del termine: un classico.

A parte le lacrimone da vecchio disco, dei 30 anni passati, per Ozzy e il primo disco di Zakk, No Rest For The Wicked non è il Messia dei Dischi ed è, e rimane, figlio del suo tempo: se non ve la ricordate, sentitevi la batteria enorme e i synth di Fire In The Sky e vi torna il ciuffo come Mirko dei Beehive. Il duo finale Tattooed Dancer Demon Alcohol (un tema ricorrente nella discografia di Ozzy) sono comunque due tracce veloci e piene di groove e, pur non facendo niente per innalzare il livello medio del disco, ti fanno capire che il futuro che si stava aspettando, il futuro di Ozzy, era proprio nel presente di quel disco.
[Zeus]

ps: vorrei farvi notare chi c’è al basso in questo video… 

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  1. Pingback: Il canto della sirena. Ozzy Osbourne – No More Tears (1991) – The Murder Inn

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