A scuola di riff fighi con gli Ophthalamia: Dominion (1998)

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Dominion degli svedesi Ophthalamia non era certo uno dei dischi più semplici da trovare dalle mie parti, quindi quando il malvagio Skan mi ha prestato la sua copia, ho ringraziato il Grande Capro. Dominion è un gran disco e ha dei riff che tirano giù le pietre. Io, per esempio, ho capito che questo LP sarebbe stato mio solo a sentire la partenza di Time For War, una canzone che dura oltre 6 minuti e che, quando finisce, ti lascia con la mascella cadente. I rimandi, a voi che piacciono queste cose, si trovano nella scena black death svedese e, principalmente, dalle parti dei Dissection. Ad IT e compagni non gliene frega una beata sega di suonare veloci e assassini, loro hanno un’altra missione ed è quella di creare un mondo (Ophthalamia, logico) e raccontarlo tramite le canzoni e i riff che It spara fuori con perizia. E i rimandi con i Dissection non si limitano al riffing, ma ci si mette anche la batteria di Bone (niente meno che Ole Christian Öhman – ex batterista dei succitati Dissection) e tutto ha un senso compiuto. Per i completisti, il resto della formazione è composto da Night (Emil Nödtveidt – fratello del più famoso Jon) e All (Abrubtum).
Un singer che è gravitato nell’orbita dei Dissection è Legion e, stranamente, il timbro vocale di All su Dominion – e lo stesso It, i due si dividono il ruolo di singer-, assomiglia molto all’ex frontman dei Marduk. Casualità o presenza del vecchio cantante in incognito? Non si sa, ma c’è da dire che la prova vocale di All/IT sul testo enorme di The Great Deeds of Death richiama molto quanto fatto da Legion nel corso degli anni.
Peccato che questo disco è stato l’ultimo della formazione svedese, ve lo dico sinceramente. Gli Ophthalamia erano una creatura destinata ad essere uccisa e, a mio parere, l’hanno nel migliore dei modi: hanno chiuso con un disco ben suonato, con suoni decenti e canzoni che ti fanno tornare la voglia di schiacciare il tastino con la freccia ed immergerti di nuovo nelle atmosfere di quel mondo fantastico creato dalla mente di Tony Särkkä (ho guardato su Encyclopedia tutti i suoi progetti e, strano a dirsi, dopo il 1998 Tony è rimasto praticamente silente).
Quello che vi ripeto è, però, che dentro questo disco trovate, e in grande misura, il riff e, per questo, dovete ringraziare IT e non dimenticatelo. Dominion ha una collezione di grandi passaggi di chitarra ed è, per me, la cosa che più mi emoziona: per essere epici, cazzo, non servono cori, zufoli, mille tastiere, archi e corni francesi, basta un buon brano, dei riff solidi e via con il songwriting.

Detto questo potrei anche fare il Grande Riassunto Finale: ci sono otto canzoni su questo disco e, senza rischio di passare per un entusiasta, vi posso assicurare che sette sono di assoluto livello. L’ottavo brano – Legacy Of The True (Death Embrace Me III) – riprende l’iniziale Elishia’s Mistresses Gather in formato piano e voce e, forse, è quella che meno ti prende ma è comunque la conclusione di un viaggio e, nell’ottica del concept, ci sta anche.
Me cojoni che disco!
[Zeus]

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