The swedish way of Death Metal – Dark Tranquillity (2006 – 2016)

Dopo Character, i Dark Tranquillity iniziano il classico filone di concerti a supporto del disco e rientrano in studio nel 2006. La formazione è, per l’ultima volta, quella che ci ha regalato i dischi a partire da Haven. Dopo ci saranno costanti cambi di formazione di cui la band non beneficia in nessun modo.
Risultati immagini per dark tranquillity fictionNel 2007 esce Fiction e, pur non essendo un capolavoro, ha comunque qualche elemento di maggiore appeal rispetto a Character. Il precedente disco in studio era un LP aggressivo, molto più di Damage Done ma, a mio parere, la sua più grande pecca era che le canzoni erano interscambiabili. La formula D.T. era al massimo livello, ma come tutte le formule serve per rendere un concetto standard e facilmente eseguibile. Con Fiction, Stanne&Co. riportano nel centro del discorso anche un discorso di maggiore melodia e l’elettronica supporta l’aggressione (moderata) delle chitarre. Ritornano le voci pulite e ritornano anche le guest femminili, tanto per ricollegare mentalmente questo disco con Projector (ad esempio). Ma, diciamolo subito, il risultato finale è molto distante dalla sperimentazione di quel disco e assomiglia ad un compendio fra le ultime anime degli svedesi riunite in un disco. Sembra ironico, ma Fiction, pur essendo un paio di spanne sotto ad un Damage Done o un Haven, è il miglior disco dei Dark Tranquillity degli ultimi 12 anni.

Passano tre anni prima del nuovo album in studio, fra il precedente e questo, però, c’è spazio per un live Where Death Is Most Alive (datato 2009) registrato a Milano. Dopo la sequela di concerti, la band subisce il primo cambio di line-up e il bassista Nicklasson va Risultati immagini per dark tranquillity we are the voidvia ed entra Daniel Antonsson. La nuova formazione si mette al lavoro e partorisce il successore di Fiction: We Are The Void. Questo è probabilmente l’album più stroncato degli svedesi. Io, sfortunatamente, non riesco a fare la voce fuori dal cuore. We Are The Void è un disco in cui i Dark Tranquillity non ci capiscono niente: tentano qualche soluzione per rinfrescare la formula, ma non riescono a cavarci niente dal buco. Sundin e compagni sanno suonare e ci sono alcuni passaggi che piacciono e, con buona probabilità, alcune canzoni singole non sono male… il problema sta tutto nella complessità del disco. Ascoltare i 47 minuti del CD è un’impresa, in cui si stenta a ricordarsi bene le canzoni che hanno appena fatto suonato e si hanno perplessità sulla resa generale: troppo melodiche con growl, troppo aggressive senza scopo, troppa elettronica e via dicendo. I dubbi si sommano e non ti lasciano in pace. Dopo un disco come questo, non potevano rimanere uguali e, infatti, dal successivo LP le modifiche saranno ancora più evidenti.

Per il successivo disco in studio, uscito con cadenza triennale, la modifica più evidente è che la posizione di bassista è nuovamente vacante: Antonsson non dura che lo spazio di Risultati immagini per dark tranquillity constructun disco. In studio, è di nuovo Martin Henriksson ad occuparsi delle parti di basso, così come quelle di chitarra. Dal vivo, per rendere la cosa ancora più paradossale, i Dark Tranquillity si presenteranno in formazione a cinque con basso pre-registrato o avranno musicisti solo per il live.
Construct risente di tutti i cambi e delle incertezze di We Are The Void e, anche in questo caso, il disco ne esce fuori un po’ zoppo. Quando l’ho sentito per la prima volta, mi sono ritrovato a pensare che era finalmente un disco degno dei Dark Tranquillity dopo la precedente prova in studio. A riascoltarlo a distanza di tempo, mi accorgo che ci sono molti punti che lo rendono un CD poco avvincente. Stanne&Co. sembrano aver scelto di suonare tutte le canzoni con un tempo e hanno quel feeling quadrato che i D.T. non hanno mai avuto. Forse è suggestione, ma sicuramente uno dei cambi più influenti è stato il passaggio di consegne nel songwriting da Henriksson al duo Brändström/Jivarp (e Sundin). Il tentativo di cambiare c’è, ma non c’è modo per la band di “uscire dalla propria pelle” e quindi anche Construct si rivela una rilettura di quello che è stato fatto negli anni passati e risente addirittura del confronto con album come Fiction. Nonostante questo, a me la canzone Immemorial piace molto e ci sono alcuni spunti interessanti per una band che, nel 2013, ha festeggiato i 20 anni dal primo disco pubblicato.

Nel 2016, i Dark Tranquillity affrontano un nuovo cambio di line-up e, questa volta, incide moltissimo, soprattutto nell’immaginario dei fan della prima ora: Henriksson lascia la band perché ha perso la voglia di suonare. Di nuovo, la band svedese si Atoma album cover.jpgraggruppa e lavora in una formazione a quattro (anche se poi verrà portato dentro Anders Iwers, ex Ceremonial Oath/In Flames etc). Il songwriting di Atoma è stabilmente nelle mani di Brändström & Jivarp, con l’aiuto di Sundin (seppur in misura minore a causa delle recente paternità che lo terrà fuori anche per i successivi live). Le composizioni riflettono questo approccio e, vi posso giurare, avevo intuito questo cambio anche senza leggere le notizie su Wikipedia. Le chitarre non sono al centro della composizione come, invece, sono le parti ritmiche ed elettroniche. Rispetto ai precedenti due dischi è un passo avanti, cercando un cambio e un’evoluzione del suono. Mi accorgo, però, che non è uno dei dischi dei D.T. che ascolto di più, gli manca quel qualcosa per essere un disco di rottura (in positivo) e questo lo frena. Il mood è oscuro, ma senza essere opprimente come su We Are The Void e le composizioni, pur privilegiando l’accento melodico, riescono comunque a farti ricordare qualche cosa di Fiction (Neutrality), album che è diventato il punto di paragone per gli sviluppi della band. Se dovessi puntare sul futuro sconosciuto, probabilmente è questo l’album da cui Stanne&Co. dovrebbero ripartire, ripensando ad alcune proporzioni fra elettronica-chitarre elettriche e poi fare il salto verso quello che diventeranno i Dark Tranquillity 2.0.

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